Manifesti blasfemi a Napoli, l’assessore: saranno rimossi

Richiamano ai contenuti della mostra «Ceci n'est pas un blasphème»

NAPOLI. «Cittadini e organi di stampa ci segnalano la presenza in molti stalli pubblicitari del Comune di Napoli di manifesti che, senza chiari segni di riconoscimento, richiamano ai contenuti della mostra "Ceci n'est pas un blasphème", che si sta svolgendo al Palazzo delle Arti Napoli Pan. La mostra, autorizzata a settembre 2020, ha contenuti consigliati ad un pubblico adulto, come viene evidenziato all'ingresso della sala con la scritta “se ne consente la visione e l'esperienza solo ad un pubblico maggiorenne consapevole”». E' quanto rende noto l'assessora alla cultura Annamaria Palmieri. Il Comune, si legge in una nota «non ha ricevuto alcuna richiesta e/o comunicazione relative a questa tipologia di affissione. Quindi risultano avvenute abusivamente e come tali soggette alla immediata rimozione da parte degli addetti di Napoli Servizi competenti sul settore».

A realizzare e affiggere i manifesti sui muri di molti quartieri di Napoli sono stati degli artisti aderenti ad alcuni collettivi indipendenti che presentano le loro opere, anche queste a carattere blasfemo, nell'ambito della mostra. Ma la pubblicità dell'evento non ha nulla a che vedere con le bestemmie illustrate apparse sui muri della città. A chiarirlo è la stessa direttrice artistica del festival Emanuela Marmo: «Alcuni dei subvertiser in mostra al Pan per Ceci n'est pas un blasphème - spiega - stanno lasciando a Napoli tracce della loro presenza. Si tratta di una loro spontanea e autonoma iniziativa, di cui so poco, se non quello che amici, conoscenti, utenti mi riferiscono mandandomi foto da Napoli. Va da sé che l'assessorato o l'amministrazione comunale ne sappiano ancora meno. Trovo ridicolo e pretestuoso metterli in difficoltà su una circostanza che esclude in toto il loro coinvolgimento». L'azione è stata promossa da «subvertiser - precisa Marmo - che non informano nessuno delle loro azioni, tanto meno chiedono il permesso: diversamente, la loro arte non si chiamerebbe subvertising. Il subvertising "abusa", sabota e si riappropria creativamente degli spazi della pubblicità e della propaganda per restituire messaggi di protesta, di libertà, sovvertendo i concetti che abitualmente ci educano e ci condizionano». 

I manifesti sono dunque considerati abusivi e come accade per prassi con le affissioni abusive, assicura il Comune, verranno presto rimossi.

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