Covid, l’ottimismo dei pediatri: “I vaccini per i bimbi tra i 5 e i 11 entro Halloween”

Le sperimentazioni di Pfizer hanno dato esito positivo. Troppi casi tra bambini e adolescenti: negli Usa  contagi cresciuti del 240% in tre mesi

Il tema è dibattuto, i tempi incerti, ma una scelta andrà fatta. L’utilizzo dei vaccini sui bambini ha acceso il dibattito politico, ma la scienza ha iniziato a dare le sue risposte. Pfizer proprio ieri ha presentato i dati sulla sicurezza e l'efficacia del vaccino per i più piccoli.

In queste settimane, le autorità regolatorie stanno valutando il via libera per la fascia d’età 5-11 anni. Fino ad ora, nelle sperimentazioni il vaccino ha dato esiti sempre molto soddisfacenti. Tra quella che va dai 12 ai 18 anni aveva dato dei risultati sia in termini di sicurezza sia di efficacia molto elevati, e questo chiaramente è stato il presupposto per andare avanti con le sperimentazioni nei più piccoli.

La Federazione italiana medici pediatri (Fimp) è quindi ottimista sui tempi d’approvazione per l'uso del vaccino anti-Covid sui bambini under 12. Secondo quanto dichiarato all’Adnkronos Salute dal presidente della Fimp, Paolo Biasci. «I risultati sul vaccino di Pfizer-BioNTech sono molto confortanti. Ce lo aspettiamo per Halloween». 

«Credo che nel giro di poche settimane avremo una approvazione all'uso definitiva. Forse riusciremo a vaccinare la fascia d’età che va dai 5 anni agli 11» ha detto Biasci. 

Si cerca di dare un via libera in tempi rapidi al vaccino anche perchè negli Stati Uniti, da luglio, i casi pediatrici di Covid-19 sono aumentati di circa il 240%. In questo momento, sia il vaccino Pfizer che quello Moderna, vengono già somministrati ad adolescenti sopra i 12 anni. Sebbene i bambini siano considerati meno a rischio rispetto al resto della popolazione, la variante Delta è altamente contagiosa e può mettere in pericolo anche i più piccoli.

A differenza degli adulti, però i sintomi di long Covid raramente persistono oltre le 12 settimane. A sostenerlo è una nuova ricerca del Murdoch Children's Research Institute (MCRI) in Australia. Come emerge dallo studio, tra le 4 e le 12 settimane successive all'infezione, i sintomi più comuni registrati nei bambini sono stati cefalea, affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà nella concentrazione e dolori addominali. Sono stati invece rari i ricoveri.

La variante Delta però aumenta di 25 volte il rischio di contrarre il Covid-19 per i bambini e gli adolescenti che si trovano in condizioni di salute precarie a causa di obesità, malattie croniche renali o cardiovascolari e disturbi immunitari.

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