“Non entri se hai sintomi di Covid, razzismo e omofobia”: il cartello di una gelateria contro tre “virus letali”

Parla il titolare Gianfrancesco Cutelli, toscano, attaccato per aver preso posizione: «Accuse dai no vax e dagli anti Ddl Zan, ma qui la politica non c’entra». Ad Arezzo l'ultima aggressione omofoba a un 20enne

«Certo che lo abbiamo ancora, il cartello. Non abbiamo nessuna intenzione di toglierlo. Doveva essere una cosa scherzosa, quasi ovvia viste le tematiche assai serie, e alla fine ha scatenato una montagna di commenti, molti positivi ma anche tanti negativi e senza senso» .

È sorpreso ma anche fiero Gianfrancesco Cutelli mentre racconta alla Stampa.it come è stato accolto il suo "invito", affisso all'ingresso delle due gelaterie di cui è titolare, una a Lucca e un'altra a Pisa. Il messaggio, scritto nero su bianco, è diretto: «Si prega la gentile clientela di non accedere al locale se si manifestano sintomi di: Covid  19, Razzismo, Omofobia. Grazie per la collaborazione» . Parole che hanno finito con l'innescare una serie di «polemiche infinite» .

Gli attacchi 

«Il cartello è stato realizzato più di un mese fa quando avevamo l'esigenza di aggiornare la comunicazione sulla normativa anti contagio» spiega il gelataio che rivela di essere un «antenato alla lontana ma soprattutto nello spirito e nel gusto» del famoso Francesco Procopio Cutò che diventa Dei Coltelli, il cuoco siciliano che viene considerato l'inventore dei gelati e che aprì la prima gelateria a Parigi. Da lui hanno preso il nome i suoi bar con un omaggio che un po' gioca e ricorda il cognome dello stesso Cutelli. Che continua a raccontare: «Dopo un primo periodo in cui era stato completamente ignorato ora il cartello in questione è diventato bersaglio di attacchi soprattutto dai no vax da un lato, e da chi non è d'accordo con il Ddl Zan, dall'altro. Ma la nostra è una posizione su temi sociali, non c'entra la politica. Essere contro l'omofobia e il razzismo dovrebbe essere una cosa normale. Siamo stati definiti "immigrazionisti Lgbt". C'è chi ha detto che dobbiamo vergognarci. Chi ha scritto su Instagram: "È svilente come alcuni vorrebbero imporre il loro punto di vista e insistono ancora con le varie isterie collettive di sinistra..razzismo 111 femminiciTio...".  Ma noi non siamo né di destra né di sinistra». 

«Poi c'è chi ci augura pure di fallire. E abbiamo visto anche recensioni negative sui nostri gelati che sarebbero cattivi, fatti con le polverine da parte di chi abita a chilometri di distanza da noi e neanche ci conosce. Persone che hanno dichiarato che non saranno più nostri clienti... ma in realtà non si sono mai viste» aggiunge l'imprenditore toscano.

Oltre alle critiche, però, va detto che non mancano i commenti positivi di quanti plaudono alla presa di posizione, contro tre virus molto pericolosi, sua e dello staff delle gelaterie De' Coltelli: «Sì, è vero, in tanti si sono conplimentati, la nostra clientela, quella vera, che ci segue realmente, e anche molti miei colleghi. Tanti di loro mi hanno chiesto l'autorizzazione di poter affiggere lo stesso cartello nei loro esercizi. Io sono ben contento che si condivida questo messaggio. Mi sono arrivate richieste anche dall'estero, dalla Germania. E un po' da tutta Italia, dalla Basilicata, dalla Campania e anche da qui dalla Toscana. Per esempio da una gelateria di Arezzo» .

Aggressione omofoba ad Arezzo

E proprio da Arezzo arriva la notizia dell'ultima aggressione omofoba avvenuta qualche giorno fa ai danni di un ventenne insultato e picchiato in strada, in pieno centro. «Togliti di mezzo ric****» 

gli avrebbe urlato in faccia un coetaneo, poi identificato e denunciato, che in seguito lo avrebbe colpito in pieno volto. 

«Negli ultimi mesi abbiamo registrato casi di omo-lesbo-bi-trans-fobia nel territorio comunale e provinciale, non ultimo quello accaduto questo sabato per le vie del centro di Arezzo a Giacomo - ha sottolineato l'Arcigay aretina -. In tutti i casi denunciati da Chimera Arcobaleno Arcigay Arezzo si è riscontrato il silenzio assordante delle istituzioni, sia da parte del Comune che della Provincia di Arezzo. Non vogliamo pensare che per chi amministra questi enti le violenze subite dalla comunità lgbt+ siano secondarie a tal punto da non essere nemmeno prese in considerazione per un post di solidarietà, ma è comunque sintomo di una totale assenza di politiche per l’educazione ed il rispetto delle differenze.

Non ci spaventa camminare in solitudine dentro alla tempesta, ma è giusto che i cittadini e le cittadine di Arezzo e Provincia sappiano che possono contare su amministrazioni attente alle loro necessità, e non distanti come invece sono purtroppo abituate da tempo» . 

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