Stop mascherine all’aperto, Draghi chiede un parere al Cts. Via libera a seconda dose Astrazeneca per under 60 che rifiutano mix

Il ministero: la singola dose aumenta il rischio della variante Delta. L’incidenza di trombi crolla dopo la seconda inoculazione. Sullo stato di emergenza si deciderà a fine luglio

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, chiederà al Cts un parere sulla possibilità di togliere l’obbligo di mascherina all’aperto, «ma una data ancora non è stata decisa». Così come sull’eventuale proroga dello stato di emergenza in scadenza il prossimo 31 luglio «si deciderà più avanti». Il premier però ha sottolineato come la vaccinazione sia l’arma più potente contro il virus ricordando quando già detto dal Cts in una recente circolare nella quale si legge che «qualora un soggetto di età compresa tra i 18 e 59 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del Centro vaccinale, sui rischi di Vitt, rifiuti senza possibilità di convincimento, il crossing a vaccino a mRNA, il Cts ritiene che, nell'ambito delle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie del Paese e dopo acquisizione di adeguato consenso informato, debba essere garantita l'autonomia nelle scelte che riguardano la salute dell'individuo». Tradotto: in assenza di controindicazioni mediche, via libera alla seconda dose di Astrazeneca per gli under 60 che rifiutano l’eterologa (che invece farà Draghi).

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«Come ulteriore considerazione, si sottolinea che, in questa circostanza, vi è da considerare - spiega ancora il Cts - anche il beneficio derivante dall'annullamento del rischio connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose di Vaxzevria».

Anche perché «sulla base delle evidenze disponibili, la protezione conferita da una singola dose (priming) di vaccino Vaxzevria è parziale, venendo assai significativamente incrementata dalla somministrazione di una seconda dose (booster). I rischi connessi alla parziale protezione possono assumere ulteriore pericolosità in contesti epidemiologici caratterizzati da elevata circolazione di varianti quali la variante Delta». 

La scelta del ministero della salute è dettata anche dal fatto che «i fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo somministrazione della seconda dose (secondo stime provenienti dal Regno Unito sono pari a 1,3 casi per milione, valore che corrisponde a meno di 1/10 dei già rari fenomeni osservati dopo la prima dose)». Inoltre, «secondo quanto riferito dal direttore generale di Aifa, a oggi, in Italia, non sono stati registrati casi di Vitt dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria». 

Per quanto riguarda, invece, il vaccino J&J, il Cts, nella circolare dell’11 giugno ha «raccomandato Janssen per soggetti di età superiore ai 60 anni, anche alla luce di quanto definito dalla Commissione tecnico scientifica di Aifa». 

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