Boldrini scrive dall’ospedale: “L’intervento è andato bene, grazie a chi mi è vicino”

Laura Boldrini

L’ex presidente della Camera aveva annunciato l’otto aprile di essere malata e di doversi sottoporre a un’operazione chirurgica: «Ho iniziato la riabilitazione, che è una prova durissima»

ROMA. «L'intervento è andato bene grazie alla professionalità e alla competenza del personale sanitario dell'ospedale a cui va la mia più profonda gratitudine». Lo scrive l'ex presidente della Camera, Laura Boldrini, su facebook. «Dopo un passaggio in terapia intensiva mi hanno spostata in reparto. E qui è subito iniziata la riabilitazione, che nella fase post operatoria è una prova durissima perché a volte il dolore è veramente forte. Ieri, con l'aiuto della fisioterapista, mi sono seduta sul bordo del letto e dopo, appoggiata ad un supporto, ho fatto un passo in avanti e uno indietro e poi mi sono seduta di nuovo. Una fatica mostruosa».

Boldrini scrive dal suo letto di ospedale, che si intravvede nella foto che accompagna il post nel quale racconta: «Sembra un passaggio da niente, una cosa semplice e invece mi è sembrato tanto. E mi ha dato speranza. Ero così contenta, anzi eravamo contente, anche l'operatrice e la mia compagna di stanza mi hanno rivolto parole di incoraggiamento. È come quando per raggiungere un posto hai davanti una salita che non sai quando finisce: la devi percorrere e basta, a passo lento e determinato. Prima ti avvii, prima arrivi. Ieri sono partita e so che sarà lunga, perché recuperare ogni piccolo movimento che potrà restituirmi l'autonomia, costa fatica e dolore. Mi sostiene in questa sfida - e mi sosterrà in futuro - l'affetto che ho ricevuto».

Sotto il post ci sono migliaia di commenti e like. Un sostegno irrinunciabile, che le è giunto subito dopo il post con cui l’8 aprile informava della malattia e dell’intervento chirurgico da affrontare: «La più importante delle risorse per combattere una malattia non è solo quella della determinazione personale, ma anche e soprattutto il non sentirsi soli, il continuare a percepirsi parte di una comunità, il mantenere i legami che hanno caratterizzato la nostra vita fino a quello spartiacque che, comunque, la malattia rappresenta. Perché c'è un prima e un dopo, inutile negarlo. Ed è quel prima che non si deve perdere, proprio nel momento in cui si è costretti a ripensarsi e ricostruirsi. Per questo, mi rivolgo a tutte e tutti coloro che hanno avuto per me un pensiero di sostegno e di affetto. A voi voglio dire una cosa sola: grazie».

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