Covid, guerra Milano-Roma sulla zona rossa

Le restrizioni prospettate sarebbero legate a dati errati comunicati dai tecnici

È ancora scontro tra Roma e Milano sulla zona rossa in Lombardia. Il Corriere.it ha pubblicato un articolo in cui ventila l’ipotesi che se dal 17 gennaio la regione guidata da Attilio Fontana sia finita nella zona più restrittiva di tutte è per un errore dovuto ai tecnici che hanno comunicato a Roma i dati errati riportando un indice Rt più alto rispetto a quello reale. E ora potrebbe esserci la possibilità per la regione più colpita dal Covid di uscire dalla zona prima dello scadere delle due settimane, addirittura già domenica potrebbe passare in arancione. Immediata la replica del presidente lombardo che parla di «calunnie»: «La Lombardia deve essere collocata in zona arancione. Lo evidenziano i dati all'esame della Cabina di regia, ancora riunita. Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze», scrive su Twitter, ribadendo la necessità di una collocazione in zona arancione.
Anche il nuovo assessore allo Sviluppo Economico, Guido Guidesi, che la scorsa settimana aveva parlato di «attentato al sistema economico lombardo» dovuto alla collocazione in zona rossa per l’Rt superiore a 1,25, oggi torna a pungolare l’Esecutivo: «Il Governo prenda atto degli errori commessi fino ad oggi e faccia tornare subito i lombardi a lavorare. Roma la deve smettere con questo attacco e questo astio nei confronti del sistema produttivo Lombardo e in generale di tutti i lombardi. Regione Lombardia utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per tutelare i propri cittadini e lo farà fino a quando la situazione non cambierà».
All’attacco invece l’opposizione. Dal Partito Democratico, il consigliere regionale Samuele Astuti, capodelegazione in commissione Sanità, chiede una spiegazione a Fontana e Letizia Moratti, vicepresidente e assessora al Welfare: «Spieghino subito e in modo convincente se da una settimana siamo in zona rossa perché la Regione Lombardia ha sbagliato a calcolare l'Rt. Inutile dire che sarebbe un errore molto grave, che ha avuto ricadute pesanti sulla vita dei lombardi, sugli studenti che non sono andati a scuola, sui ristoratori e sui negozianti che hanno dovuto tenere chiuse le loro attività. Se – aggiunge Astuti – dopo giorni di polemiche e di ricorsi, la responsabilità della serrata fosse della Regione, Fontana dovrebbe perlomeno chiedere scusa pubblicamente e con lui tutti gli esponenti del centrodestra regionale che hanno accusato il Governo di aver voluto affossare la Lombardia e la sua economia». E in una nota il Pd aggiunge: «La Lombardia potrebbe tornare in zona arancione se oggi la Regione comunicasse di avere erroneamente calcolato il valore dell'indice Rt, determinando così la collocazione in zona rossa».

Venerdì scorso, all’annuncio della collocazione in zona rossa per almeno due settimane (dal 17 fino al 31 gennaio, dunque) Fontana e Moratti avevano annunciato un ricorso al Tar del Lazio contro il dpcm del 14 gennaio e l’ordinanza, conseguente, firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza. Ciò che la Lombardia constava era in primis l’uso di «dati vecchi» (risalenti alla settimana tra il 4 e il 10 gennaio, con indice Rt del 31/12) e il fatto che il dpcm tenesse in considerazione solo questo valore invece che altri come l’incidenza di 250 casi ogni 100 mila abitanti, dato invece favorevole alla Lombardia (che aveva 133 casi ogni 100 mila abitanti). Il ricorso era stato poi presentato martedì e ieri si sarebbe dovuta tenere la prima udienza. Ma il Tribunale ha rimandato a lunedì 25 gennaio e ha annunciato l’acquisizione dei dati relativi alla settimana dal 10 al 17 gennaio.

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi