Fumata nera sui licenziamenti, la palla passa a Conte

I sindacati: la proposta del governo è insufficiente

ROMA. 

Finirà sul tavolo del presidente del Consiglio il nodo della proroga del blocco dei licenziamenti. Il confronto tra  governo e sindacati si è infatti concluso la scorsa notte alle tre, dopo oltre sette ore di confronto,  con una fumata nera. La proposta del governo è infatti giudicata «insufficiente» da Cgil, Cisl e Uil e per questo in una nota hanno chiesto la convocazione «in tempi brevissimi» da parte del presidente del Consiglio di un tavolo a Palazzo Chigi per discutere della proroga della Cig e dei licenziamenti, ma anche della riforma degli ammortizzatori sociali, di politiche attive del lavoro, manovra economica e utilizzo dei fondi europei.

All’incontro coi ministri Gualtieri (Economia) e Catalfo (Lavoro), i leader dei tre sindacati hanno chiesto che il blocco dei licenziamenti vada di pari passo con la proroga degli ammortizzatori e arrivi sino alla fine dello stato di emergenza. A questa richiesta i due ministri hanno risposto manifestando la disponibilità a prolungare sino a fine anno la Cig per chi a metà novembre l'avrà esaurita e ad aggiungere altre 12-18 settimane a partire da gennaio. Quanto ai licenziamenti, anche in virtù del pressing di Confindustria, l'intenzione sarebbe però quella di allentare progressivamente la stretta, prorogando il blocco al massimo fino al 31 gennaio (concedendo quindi un mese in più rispetto all'ipotesi iniziale). E comunque resterebbero vietati non più in funzione alla Cig autorizzata, come avviene oggi, ma quella utilizzata. Inoltre si ragiona anche sulla possibilità di introdurre un contributo aggiuntivo a carico delle imprese che decidono di interrompere un rapporto di lavoro. Ipotesi quest'ultima che Confindustria ha però già fatto sapere di non gradire un aggravio di costi del genere.

Per tutta la giornata - prima dell’incontro serale convocato per le 18 e poi iniziato quasi due ore dopo, sospeso alle 21 e ripreso solo poco prima di mezzanotte - i sindacati confederali avevano mandato segnali molto chiari al governo e durante i due round di videoconferenza hanno ribadito le loro posizioni.  «Per noi – aveva spiegato Maurizio Landini parlando in mattinata a Radio1 - finché dura l'emergenza occorre fare quello che è stato fatto quest'anno e cioè proteggere il lavoro e l'impresa e quindi prorogare almeno di 18 settimane il trattamento Covid e il blocco dei licenziamenti. Bisogna coprire da metà novembre fino al 21 di marzo. Bisogna rafforzare tutto ciò che è investimento ». Per Anna Maria Furlan (Cisl) dopo che «abbiamo perso da inizio pandemia oltre 700 mila posti di lavoro, sarebbe ingiustificabile e insopportabile allargare le maglie e perdere ulteriori centinaia di migliaia di posti».

Il Paese rischia molto: «La crisi sociale è dietro l'angolo e noi siamo molto preoccupati – aveva detto prima che iniziasse la videoconferenza Pierpaolo Bombardieri della Uil -.Chiediamo a politica e governo di non chiudere gli occhi». Un nuovo decreto Con un decreto in via di definizione il governo, recuperando risorse nei precedenti decreti e finora non spese (Forza Italia che ha in mente una mozione per sbloccare queste risorse parla addirittura di 15-20 miliardi) è pronto ad allungare la Cig Covid sino a fine anno ed in parallelo aggiungono nuovi ristori a favore di bar, ristoranti, alberghi e commercianti. Nella legge di Bilancio sono invece stati stanziati 5 miliardi per rifinanziare gli ammortizzatori anche nel 2021: si ragiona su altre 18 settimane di Cig a cui potranno accedere anche imprese che finora non hanno usufruito degli ammortizzatori ed hanno registrato perdite superiori al 20%. «Una cifra congrua» l'ha definita ieri Gualtieri parlando a Radio24, dicendosi comunque «pronto a reperire ulteriori risorse qualora servisse. 

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