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Pillola anticoncezionale, salta la gratuità per le donne sotto i 25 anni

Si prolunga l’istruttoria dell’Aifa, ma gli organi direttivi dell’agenzia del farmaco scadranno a novembre

Paolo Russo
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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Dopo le parole di Speranza sulla pillola anticoncezionale gratis per le donne sotto i 25 anni, «che va nella direzione giusta», l’atteso via libera dell’Aifa sembrava cosa fatta e invece l’Agenzia ha lasciato tutto in sospeso. Uno smacco per il Ministro ma anche per milioni di giovani donne, che oggi devono sostenere una spesa che va dai 14 ai 20 euro al mese o che, rinunciandovi, rischiano gravidanze indesiderate. Che era poi quello che a fine mese scorso una arrabbiata studentessa contestava a muso duro all’ex presidente della Camera, Laura Boldrini.

La Cts (commissione tecnico scientifica) e la Cpr ( la commissione che decide in materia di prezzi e di rimborsabilità) hanno deciso infatti di prolungare ancora un’istruttoria che va avanti da mesi, come ricordato dallo stesso Speranza. E poiché gli organi direttivi dell’agenzia del farmaco scadranno a novembre è difficile che con i nuovi se ne faccia più qualcosa.
La gratuità della pillola, è stata da poco decisa dalla Francia, mentre in Italia già quattro regioni -Emila Romagna, Toscana, Lombardia e Puglia- la passano gratis. Anche se poi per ottenere la scatoletta oggi occorre andare nei consultori, mentre la decisione dell’Aifa rinviata poi sine die avrebbe consentito di chiedere il farmaco direttamente in farmacia. Questo perché in realtà la pillola anticoncezionale di ultima generazione viene acquistata con i propri soldi dalle quattro regioni, che poi la distribuiscono nelle loro strutture, mentre se la pillola fossa passata in tutta Italia nella fascia A dei prodotti gratuiti, la distribuzione sarebbe avvenuta direttamente in farmacia.
A dividere gli esperi dell’Aifa è stato soprattutto l’impatto economico del passaggio alla gratuità della pillola, che oggi ha un mercato di circa 200 milioni di euro. Secondo alcuni esperti qualora le aziende produttrici avessero mai acconsentito a ridurre i prezzi , lo sconto non sarebbe andato oltre il 30% e quindi l’impatto sulla spesa farmaceutica pubblica sarebbe stato comunque considerevole.
 

Sperando in una decisione opposta la società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), aveva applaudito anticipatamente alla decisione che non c’è stata. «Da anni proponiamo questa possibilità per la pillola anticoncezionale alle istituzioni competenti – ha affermato il presidente Nicola Colacurci - perché c'è una evidente difficoltà nell'organizzare bene nel nostro Paese la contraccezione».
«La pillola anticoncezionale è uno strumento di grande utilità ed efficacia per le donne, e quindi sarebbe indubbiamente un passo avanti riconoscerla come un farmaco essenziale e quindi fornito gratuitamente», ha invece ricordato Nicoletta Colombo, docente di ginecologia e ostetricia all'Università di Milano Bicocca. «Naturalmente in questo contesto l'azione è soprattutto a scopo contraccettivo, però - precisa la specialista, ricordiamo che anche da un punto di vista oncologico la pillola può avere una funzione. Per esempio, nei confronti del tumore ovarico rappresenta uno strumento di prevenzione perché è in grado di ridurre anche del 50%», quindi di dimezzare, «l'insorgenza del carcinoma ovarico se assunta per un periodo abbastanza prolungato».

Invece è arrivato il nulla di fatto destinato a suscitare nuove polemiche.

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