Maradona, prima la gloria e poi la distruzione

Dunque Maradona non aveva neanche un cesso? Dov'è morto, nella casa dove abitava, al pianterreno, aveva soltanto un cesso chimico? Al primo piano non poteva salire, perché non era in grado di fare le scale. Viveva tra un divano doppio e un cesso chimico.

Vuol dire che è morto in super-miseria, e se i giornali pubblicano questa notizia è perché vogliono scuotere i lettori, indurli ad avere pietà del campione, così grande ma così sfortunato. Si può essere il più grande campione del mondo e vivere nelle condizioni del più povero tra i poveri. All'ammirazione per il grandissimo calciatore deve sommarsi la costernazione per la sua disperata sfortuna. Il campionissimo meritava ben altra vita e ben altra morte. Questo vogliono indurci a pensare i giornali. Maradona meritava un bagno comodo, e dotato di wc. Il bagno è la stanza più importante dell'abitazione. La più intima, la più personale. Se vedi il bagno di una casa, capisci chi ci abita, che vita fa, e quanti soldi ha, se vive alla grande o se fa fatica a sbarcare il lunario.

Ecco, Maradona faceva fatica. Il lunario non lo sbarcava proprio. Non aveva il becco di un quattrino. Infelice e sfortunato campionissimo, che non veniva capito per quel che era, e non veniva pagato per quel che valeva? Pubblicando quella foto le figlie la commentano con una parola: "Vergogna!". Intendono: vergogna per noi, che non abbiamo premiato il merito, non siamo stati grati a chi ci esibiva gli spettacoli più memorabili del mondo, e con ciò impreziosiva la nostra vita. Ho io ammirato quegli spettacoli? Sì. Ho sentito impreziosita la mia vita? Sì. Sento dunque vergogna per la sottoproletaria miseria in cui trascorreva gli ultimi anni della sua vita il campione che mi regalava quegli spettacoli? No. A chi va la colpa della morte in miseria di quel campione? A lui stesso. Vedendo la foto del bagno disadorno e squallido di Maradona, anche noi pensiamo "Vergogna!", ma è una vergogna per il campione stesso. Maradona i soldi li ha avuti. Soldi e gloria. Non è stato un campione incompreso, è stato compreso e valutato e apprezzato (gli è stato assegnato un prezzo), e quel prezzo gli è stato pagato, puntualmente e sempre. È stato pagato anche quando era drogato, più si drogava più soldi pretendeva e meno faceva il suo dovere. Al Napoli si presentava agli allenamenti se e quando voleva. Adesso gli amici dicono: "Quando non veniva, si allenava da solo". Dicono così perché vogliono continuare a proteggerlo. Alle partite si presentava solo se voleva, e naturalmente all'ultimo minuto. In campo faceva quel che voleva, e si metteva dove voleva. Se ci sono delle ragioni per cui un giocatore va escluso e va multato, queste ragioni per Maradona scattavano ogni settimana. Lo hanno escluso in rarissimi casi, quando era proprio imperdonabile. Si faceva di cocaina, la più pericolosa e micidiale delle droghe, quella da cui è più difficile staccarsi. Ha fatto partite di squadra e di nazionale sotto cocaina. Ha voluto vivere al di sopra dei limiti umani. Come calciatore, come marito, come padre, come tutto. Non si riesce a calcolare quanti figli avesse, otto o undici. Non lo sapeva neanche lui. Lo tirano fuori dalla tomba per ricavare il suo Dna e compararlo con quello dei bambini che adesso le donne che ha amato mostrano alla stampa. Vogliono soldi. E dovrei sentirmi in vergogna io? Maradona ha fatto la propria fortuna e la propria sfortuna. S'è fatto e s'è distrutto.

 

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