Coronavirus. Le paure dei governatori e il caso Campania

Neppure la fantasia di Maurizio Crozza avrebbe saputo rappresentare il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nei panni del Grande Dittatore interpretato ottanta anni fa da un immortale Charlie Chaplin. Al presidente della Regione, sin da quando negli anni '90 si rivelò un bravo sindaco di Salerno, piace il ruolo di sceriffo in guerra contro i «cittadini cafoni». Ben prima delle tensioni legate all'immigrazione fu il primo, a sinistra, a capire come il tema della sicurezza dei cittadini fosse fondamentale per la convivenza civile. Ora, in piena emergenza coronavirus, ha imposto norme di comportamento più restrittive rispetto a quelle previste nei decreti firmati dal premier Giuseppe Conte. Ripete in tv e sui social che è vietato uscire di casa, anche solo per una breve passeggiata. Minaccia i trasgressori di rinchiuderli in quarantena per due settimane. Un'inedita forma di arresti domiciliari in territori dove illegalità e violenza sono diffusi.

Poi domenica ha sigillato cinque paesi in cui si sono registrati troppi casi di contagio: le prime zone rosse nel Sud Italia. In Cina, ricorda De Luca in un video diventato virale, un giovane che ha violato la quarantena è stato fucilato. Tali metodi terapeutici - ammicca sornione il governatore - nelle democrazie occidentali non esistono. Ma - si indignano gli oppositori - ecco tracimare la natura illiberale e autoritaria del presidente della Campania: da sindaco-sceriffo a governatore-dittatore, è l'accusa.

De Luca punta alla ricandidatura alle prossime elezioni, quando si faranno, come Zaia in Veneto, Toti in Liguria, Emiliano in Puglia. Tra i dem di Roma, prima dell'epidemia, erano in corso manovre per un accordo con i cinquestelle su un candidato diverso da De Luca. Lui non ha mai pensato di fare un passo indietro. Il pericolo incombente gli consente di affermarsi come il punto di riferimento in grado di parlar chiaro e ruvido a oltre cinque milioni di abitanti. Forse persino in quelle aree urbane dov'è la legge non arriva.

Questo frangente drammatico - nota il politologo Mauro Calise - ha trasformato De Luca, insieme agli altri governatori, nell'ultima trincea contro il dilagare del virus spazzando, almeno per ora, le polemiche su inefficienze recenti e passate. Sulle spalle dei governatori grava dunque buona parte del peso della tutela della salute pubblica. Con tutti i rischi e le incognite dei prossimi giorni.

È una condizione nuova. Le Regioni ordinarie non sono mai state vissute come un'istituzione vicina, cui identificarsi, come lo sono i Comuni e come furono le Provincie. Nel pericolo del contagio, forse, mezzo secolo dopo la loro nascita, vengono percepite come un luogo dove si può esercitare leadership. Così il personaggio De Luca-Crozza-De Luca si rivela il più efficace nell'immaginario della comunicazione politica. --© RIPRODUZIONE RISERVATA

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