50 Best Restaurants: il Noma di Copenaghen miglior ristorante del mondo

Grande scalata per il ristorante di Riccardo Camanini, che dalla 78esima posizione è arrivato al numero 15. Ottime performance anche per gli altri italiani in classifica: Piazza Duomo, Le Calandre e Reale a Castel di Sangro 
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ANVERSA. È il Noma di René Redzepi, come prevedevano i pronostici, il migliore ristorante del mondo di questa edizione speciale dei World's 50 Best Restaurants, che vede gli italiani tornare a brillare, soprattutto il Lido 84 dei fratelli Camanini che fa un balzo dal 78° al 15° posto, ma anche Piazza Duomo di Enrico Crippa, Reale di Niko Romito e Le Calandre dei fratelli Alajmo.

50 Best Restaurants, la grande scalata di Riccardo Camanini: il suo ristorante Lido 84 è nella top 15

Il ristorante di René Redzepi, icona della Nuova cucina nordica e ispirazione a livello globale, per 4 volte già al primo posto in questa classifica, torna a trionfare, seguito dal Geranium di Rasmus Kofoed sempre a Copenaghen (che diventa sempre più destinazione gastronomica sulla vetta al mondo) e da Asador Etxebarri di Victor Arguinzoniz nei Paesi Baschi. Come successe due anni fa con Mirazur di Mauro Colagreco, il Noma fa il botto posizionandosi primo in questa classifica ad appena un mese dal riconoscimento (tardivo per molti) delle 3 stelle Michelin.

“Non so se siamo il ristorante migliore del mondo - ringrazia dal palco Redzepi emozionato, contornato da parte della sua grande squadra - ma so che siamo il miglior team di questa fottutissima galassia. Durante la pandemia, anche nei momenti più duri, mi sentivo al sicuro grazie a tutti voi”. E durante la pandemia non è stato fermo (trasformandosi anche in una hamburgeria) questo chef di origine albanese che ha rivoluzionato la cucina riportandola alle radici, e conquistando così milioni di appassionati.

Chi ha già vinto i 50 Best entra nella Hall of Fame e non può più “gareggiare”, come è successo a Massimo Bottura con l'Osteria Francescana e ad altri 7 ristoranti finora. Per il Noma è diverso perché, avendo cambiato location (dopo la chiusura del 2018) rispetto al ristorante con cui aveva vinto le altre quattro edizioni, è potuto rientrare nella competizione. E vincerla.

Con la cerimonia della diciannovesima edizione dei World's 50 Best Restaurants, il mondo della gastronomia alza il sipario sulla ripartenza, sperando di abbassare per sempre quello sulla pandemia, lanciando un messaggio di speranza dal palco della Queen Elizabeth Hall di Anversa.

In questa edizione che arriva dopo lo stop (unico nella storia ventennale dei 50 Best) del 2020 a causa del Covid, e che anche per questo era attesa con emozione da uno dei settori che più pesantemente ha pagato e sta pagando gli effetti della pandemia, gli italiani hanno guadagnato posizioni su posizioni: se nel 2019 erano due quelli fra i primi 50, quest'anno sono 4: Piazza Duomo di Enrico Crippa ad Alba è 18° (era 29° nel 2019), Le Calandre dei fratelli Alajmo 26° (31° nel 2019), il Reale di Niko Romito 29° (rientra dopo che nel 2019, per molti in maniera sorprendente, era scivolato nella seconda parte della classifica, al 51° posto), e il Lido 84 dei fratelli Camanini, che nell'ultima edizione aveva debuttato al 78° posto aggiudicandosi il One to Watch Award, il premio all'emergente da tenere d'occhio a livello mondiale (e infatti sono al 15° posto ora). A completare gli italiani tra i primi 100, Mauro Uliassi di Uliassi a Senigallia (52°, mentre nel 2019 era al 61°) e Norbert Niederkofler del St. Hubertus di San Cassiano in Alta Badia (che con un balzo di 62 posizioni è arrivato al 54°).

“È bello vedersi, e rivedersi dal vivo” dice William Drew, direttore dei contenuti dei 50 Best. Ricorda i ristoranti che hanno chiuso (“ma che non abbiamo dimenticato”), come il Tickets di Barcellona o il primo Gaggan, che nella scorsa edizione dei 50 Best si era posizionato al quarto posto. Elenca i premi assegnati negli ultimi mesi, tra cui quello a Viviana Varese come Champion of change per il suo impegno in fatto di inclusione e parità, in cucina e nella società, quello a Pía León del Kjolle di Lima, miglior chef donna del mondo, quello a Dominique Crenn, icona del 2021, quello al ristorante Ikoyi di Londra segnalato come One to Watch e quello a Will Goldfarb come miglior pastry chef.

Nelle Fiandre che dal primo ottobre hanno tolto l'obbligo di mascherina ovunque (ad eccezione dei trasporti pubblici) e dove si respira potente la voglia di tornare alla normalità, da giorni chef, ristoratori, critici e gourmet di tutto il mondo si incontravano nei bar e nei ristoranti in attesa della classifica (una decina gli chef in lista che non sono potuti venire a causa delle restrizioni). In questa edizione particolare anche perché i giurati, come tutti, non hanno potuto viaggiare se non all'interno dei propri Paesi o continenti, le preferenze sono arrivate in modo diverso dagli anni passati: la classifica è nata infatti dalla combinazione fra i voti espressi dai giurati a gennaio 2020 (e non pubblicati) su ristoranti di tutto il mondo e da una seconda tornata espressa a marzo 2021 sui locali della loro regione. A votare sono stati 1040 tra chef, giornalisti e gourmet di tutto il mondo, metà uomini e metà donne.

Il podio nel 2019 vedeva in prima posizione Mirazur di Mauro Colagreco a Mentone in Francia, che nello stesso anno aveva conquistato anche le 3 stelle Michelin, al secondo il Noma e al terzo Asador Extebarri, il tempio della griglia a Atxondo nei Paesi Baschi.

 

LA CLASSIFICA

1 Noma, Copenaghen, Danimarca

2 Geranium, Copenaghen, Danimarca

3 Asador Etxebarri, Atxondo, Spagna

4 Central, Lima, Perù

5 Disfrutar, Barcellona, Spagna

6 Frantzen, Stoccolma, Svezia

7 Maido, Lima, Perù

8 Odette, Singapore

9 Pujol, Città del Messico, Messico

10 The Chairman, Hong Kong (il ristorante che ha fatto il balzo maggiore)

11 Den, Tokyo, Giappone

12 Steirereck, Vienna, Austria, premiato anche per l'ospitalità

13 Don Julio, Buenos Aires, Argentina

14 Mugaritz, San Sebatian, Spagna

15 Lido 84, Gardone Riviera, Italia, la più alta new entry (era 78° nel 2019)

16 Elkano, Getaria, Spagna

17 A casa do porco, San Paolo, Brasile

18 Piazza Duomo, Alba, Italia (era 29° nel 2019)

19 Narisawa, Tokyo, Giappone

20 Diverxo, Madrid, Spagna, new entry

21 Hisa Franko, Caporetto, Slovenia

22 Cosme, New York, Usa

23 Arpege, Parigi, Francia

24 Septime, Parigi, Francia

25 White Rabbit, Mosca, Russia

26 Le Calandre, Rubano, Italia (era 31° nel 2019)

27 Quintonil, Città del Messico, Messico

28 Benu, San Francisco, Usa

29 Reale, Castel di Sangro, Italia (era 51° nel 2019)

30 Twins Garded, Mosca, Russia

31 Restaurant Tim Raue, Berlino, Germania

32 The Clove Club, Londra, Regno Unito

33 Lile's, Londra, Regno Unito

34 Burnt Ends, Singapore

35 Ultraviolet, Shangai, Cina

36 Hof van Cleve, Kruishoutem, Belgio

37 Singlethread, Healdsburg, Usa

38 Borago, Santiago, Cile, premiato anche per la sostenibilità

39 Florilege, Tokyo, Giappone

40 Suhring, Bangkok, Tailandia

41 Allenò Paris, Pavillon Ledoyen, Parigi, Francia

42 Belcanto, Lisbona, Portogallo

43 Atomix, Ny, Usa

44 Le Bernardin, Ny, Usa

45 Nobelhart & Schutzig, Berlino, Germania, new entry

46 Leo, Bogotà, Colombia

47 Maaemo, Oslo, Norvegia

48 Atelier Crenn, San Francisco, Usa (era 35a nel 2019, premiata con l'Icon Award)

49 Azurmendi, Larrabetzu, Spagna

50 Wolfgat, Paternoster, Sud Africa, new entry