L'allarme degli agricoltori: assediati dai rincari, il governo freni il costo di gasolio ed energia

Il raccolto secondo la Cia è a rischio
Il raccolto secondo la Cia è a rischio 
Parla il nuovo presidente della Cia-agricoltori italiani, Cristiano Fini: "Fra impennata dei prezzi e crisi degli stagionali che lasciano i campi per l'edilizia il raccolto e la vendemmia sono a rischio, va approvato al più presto un nuovo decreto flussi"
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“Il governo deve approvare al più presto un nuovo decreto flussi: solo così sarà possibile evitare che una parte della produzione ortofrutticola venga lasciata nei campi e si potrà mettere al sicuro la vendemmia”. La richiesta arriva da Cristiano Fini, da poche settimane presidente nazionale della Cia-agricoltori italiani, preoccupato dal fatto che in tutta Italia mancano all’appello cinquantamila lavoratori stagionali e “in questo momento l’Italia non può permettersi di perdere una parte dei raccolti”. Non possono permetterselo soprattutto gli agricoltori, stretti dalla morsa dei rincari: secondo Ismea i costi produttivi sono aumentati del 18,4% nel primo trimestre 2022.

Cristiano Fini, nuovo presidente della Cia-agricoltori italiani
Cristiano Fini, nuovo presidente della Cia-agricoltori italiani 

 

Ecco perché Fini rilancia l’idea di un patto con i consumatori: “Non possiamo tornare indietro sulla sostenibilità e la svolta green, ma è chiaro che i costi della transizione ecologica, lievitati ancor di più dall’invasione russa dell’Ucraina, non possono essere pagati solo dal coltivatore, ma devono essere distribuiti lungo la filiera”. Come? “Serve la consapevolezza che per salvare l’ambiente devo pagare di più il carrello della spesa. Aumentare di cinque centesimi il prezzo al chilo delle zucchine per il consumatore non è un peso insopportabile, ma per il produttore può fare una grande differenza”. Senza dimenticare, però, che “serve un intervento del governo per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie ed è necessario agire con urgenza perché già oggi assistiamo alla riduzione del consumo di carni rosse e pesce. Sono i primi segnali di allarme di una situazione che diventerà più critica in autunno quando la dinamica dell’inflazione farà sentire le maggiori ricadute”. E aggiunge: “Ad ora resta forte l’orientamento del consumatore a privilegiare i prodotti Dop e Igt ma dobbiamo far di tutto per evitare che le famiglie scelgano altre strade e prediligano i prodotti con il prezzo più basso”. 

 

Fini, 50 anni, di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, ha un’azienda agricola di 13 ettari che produce vino biologico, è convinto che la strada maestra per evitare che l’inflazione si mangi le buste paga degli italiani sia quella di ricorrere “alla leva fiscale, cioè tagliando il cuneo fiscale e riducendo l’Iva sui prodotti agroalimentari”.

 

Ma per permettere all’agroalimentare italiano di restare competitivo è necessario “prolungare l’intervento del governo per calmierare il costo del gasolio e dell’energia perché ci sono alcune filiere, dalla zootecnia all’ortofrutta ma anche a quella del vino che stanno pagando un conto sempre più alto”. Filiere che dal suo punto di vista dovrebbero “essere considerate strategiche per la sicurezza alimentare del nostro paese”.  

 

E resta centrale anche il tema della manodopera. “Il decreto flussi  é insufficiente e se a questo aggiungiamo il fatto che anche il reddito di cittadinanza sta disincentivando i lavoratori stagionali e che il superbonus dell’edilizia ha attratto molti addetti che prima erano nei campi la situazione è preoccupante”. Ecco perché Fini chiede al “governo di approvare un nuovo decreto flussi e individui gli strumenti che possano garantire maggiore flessibilità in entrata e in uscita”. Insomma, ritorna il voucher? “Occorre individuare uno strumento simile al voucher, magari con regole diverse, ma che garantisca una maggiore flessibilità”.

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