I magnifici sette giovani del vino: "Competenza e flessibilità per rinnovare il settore"

(Tutte le foto dell'articolo sono di Silvia Muratore)
(Tutte le foto dell'articolo sono di Silvia Muratore) 
Ad Alba le testimonianze delle Barolo girls: da Federica Boffa a Luisa Sala e Lara Rocchielli (Lalù), passando per Giulia Negri, fino all'enologo Gianpiero Gerbi. Sul palco, fra gli ospiti de Il Gusto, anche l'influencer The WineTeller alias Anais Cancino. Cristina Mercuri: "Costruzione del brand e marketing cucito addosso ai singoli per rafforzare le aziende"
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Competenza, qualità, visione sul futuro, determinazione. E flessibilità. I giovani del vino protagonisti ad Alba nell’evento organizzato dal Gusto martedì 26 aprile dedicato a vino ed enoturismo. Sul palco del Teatro Sociale di Alba ad inaugurare la giornata, un dibattito a cui hanno preso parte sette dei 40 under 40 selezionati dal Gusto nelle scorse settimane come nuove generazioni a cui spettano il compito e la sfida di riscrivere il futuro del settore. Competenze e storie diverse, tutte accomunate però dalla passione e dal coraggio di portare avanti le proprie idee, il proprio punto di vista e mettere un’impronta personale.

Ad aprire le testimonianze, Federica Boffa, giovanissima titolare di Pio Cesare ad Alba, azienda che gestisce col cugino Cesare Bevenuto. La 24enne ha preso in mano l’azienda un anno fa, quando il padre Pio Boffa è prematuramente scomparso. Un passaggio generazionale doloroso e ricco di emozioni, in cui Federica si è trovata da un lato a raccogliere l’eredità del padre e di un’azienda con 141 anni di storia, dall’altro a rilanciare la cantina all’estero dopo i due anni del Covid. “La cosa più difficile è seguire la produzione e l’export, che rappresenta il 75% del nostro business, e tenere alta l’asticella della eredità importante che mi trovo a gestire. Dall’altro lato, ciò che più mi dà soddisfazione e fiducia è la consapevolezza della qualità che è il nostro faro e il nostro punto di approdo. Noi non cambiamo il nostro stile in base ai gusti del momento dei consumatori, ma portiamo avanti con coerenza il nostro messaggio, certo, in questo momento storico magari spingendo meno sugli affinamenti in legno vista la trasformazione in atto del gusto dei wine lover, ma sempre rispettando la nostra tradizione”.

Da una grande azienda con una grande storia alle spalle, a un nuovo progetto che nasce da zero: quello di Lara Rocchielli e Luisa Sala, titolari della cantina Lalù di Serralunga. Colleghe di università a Pollenzo ed amiche a prima vista, le due giovani torinesi – dopo varie esperienze tra Argentina, Sudafrica e Borgogna – si sono ritrovate nelle Langhe e lì, dopo altre esperienze di lavoro in cantine locali, hanno dato vita al progetto: un'azienda tutta loro a Serralunga. Dall’iniziale mezzo ettaro, oggi sono arrivate a 4 ettari vitati, e l’anno prossimo uscirà sul mercato il loro primo Barolo. Finora – 10mila bottiglie in tutto – hanno prodotto Barbera, Langhe Nebbiolo e un po’ di Dolcetto. “In un mondo e in un contesto fatto di tradizioni, aziende dalla storia secolare e prezzi altissimi, all’inizio può non è stato facile inserirsi. Ma la passione e il lavoro costante pagano sempre”, dicono le due produttrici. “Siamo solo io e Lara a lavorare, ma ci sono degli anziani del posto che hanno preso a cuore la nostra storia e ci aiutano. E a noi piace molto imparare da chi ha più esperienza di noi”, dice Luisa Sala. L’obiettivo futuro, a livello produttivo, è arrivare a 15mila bottiglie. “La nostra cantina oggi è un garage – racconta Lara Rocchielli – e inizia a starci stretta. Nel futuro ci piacerebbe molto anche creare un’associazione con i giovani produttori. Ormai gli esponenti della nostra generazione iniziano ad essere tanti: sarebbe bello fare rete e confrontarci”.

Un obiettivo condiviso da Giulia Negri, master alla Bocconi in management delle biotecnologie, grande passione per il vino poi diventato un mestiere. Nata a Palermo, cresciuta a Roma, ha lavorato a Milano poi si è trasferita a La Morra. Lì ha rilanciato la proprietà di famiglia facendone una vera azienda. “Io sono la prima generazione e mezzo perché è stato mio padre, che nella vita fa tutt’altro (l'ingegnere, ndr) a ripiantare i vigneti di una proprietà di famiglia, con l’obiettivo iniziale di venderla. Ma poi un viaggio in Francia mi ha fatto innamorare completamente del vino. E ho scelto questa via”. La sua non è una cantina tradizionale, Giulia Negri ha una visione di impresa a 360 gradi, non solo vino e azienda agricola, ma luogo di incontro e confronto, dove offrire anche dei servizi ai dipendenti.  “Credo che l’agricoltura sarà sempre di più al centro dell’attenzione per il futuro - dice la giovane manager - e in questo senso un’azienda deve poter andare oltre e offrire qualcosa in più di un prodotto inteso nel senso tradizionale”.

 

Sull’evoluzione della cantina riflette anche Cristina Mercuri, wine educator toscana adottata da Milano, studentessa del Master of Wine (potrebbe essere la prima donna italiana a diventarlo). Cristina esercitava la professione di avvocata. “Ma non ero felice, non era il lavoro che più si confaceva alla mia personalità. E così ho iniziato a studiare e specializzarmi fino a diventare wine educator, professione che esercito nella mia accademia Wine Club”. Marketing e wine business sono fra i focus del lavoro di Mercuri: “Marketing non è una brutta parola, a volte è un concetto vittima di pregiudizi, è invece importante cucire l’offerta in base alle potenzialità di un’azienda, ai trend del momento e al pubblico di riferimento attraverso concetti come brandizzazione e taylor marketing. L'importante è non focalizzare tutto su una singola azione, ma essere costanti nella costruzione del brand. Le piccole cantine spesso fanno fatica ad entrare in questo meccanismo, eppure è molto importante, fondamentale”. Mercuri a questo scopo tiene corsi per enotecnici che grazie ai suoi insegnamenti hanno la possibilità di “emanciparsi” dal contesto chiuso di cantina-laboratorio e aprirsi al mondo delle strategie aziendali.

 

È l’esperienza professionale che sta vivendo Gianpiero Gerbi, enologo piemontese attivo in tutta Italia. È lui a spiegare come evolvendo la sua professione: “Il mio lavoro sta cambiando molto. Una volta gli enologi erano star, Giacomo Tachis in qualche modo è stato il primo: mi riferisco a professionisti che creano un’identificazione fra loro e il vino. D'altro canto, all'epoca c'era anche una nicchia di enologi che portava avanti un’idea diversa, spingendo sul vino naturale – dice l’esperto – Attualmente  le cose sono diverse: si sta andando verso figure professionali più dinamiche che si occupano anche strategie aziendali. E nel futuro non credo che ci sarà una nuova ondata di star, anzi, ritengo che gli enologi avranno sempre di più un ruolo attivo nell’enoturismo”.

Già perché oggi gli enoappassionati hanno voglia di vivere un’esperienza a 360 gradi, e vogliono non solo sapere che cosa si nasconde dietro una bottiglia di vino ma pserimentare si persona le fasi del processo produttivo. Lo conferma Anais Cancino, The WineTeller, influencer ed esperta con quasi 200mila follower su Instagram. “Sono laureata in economia e stavo studiando a Parigi in un master in finanza quando, grazie a un giornalista de Le Figaro che considero il mio mentore, ho deciso di intraprendere la strada della wine expert, sfruttando i social e assecondando la mia passione per il vino - racconta l'esperta ad Alba - Ho creato così un profilo molto concentrato sul vino e non sui di me, infatti, nelle foto taglio sempre il mio viso o mi faccio ritrarre di schiena. Non so quale sia il modo migliore per comunicare il vino, io punto sulle storie. Altri spingono di più sul brand personale. Di certo è necessario essere molto competenti”. Ma che cosa bevono i giovani oggi? E' vero, come più volte scritto dal Gusto, che la scelta del vino ricade sulla piacevolezza del calice? “Il gusto si è alleggerito senza dubbio – risponde Anais Cancino - I millennial cercano vini leggeri e dotati di grande bevibilità. E un altro trend che ho rilevato è quello dei vitigni autoctoni: l’Italia è ricchissima di uve e i giovani sono sempre più curiosi e ansiosi di scoprirle”.