Vino, è l'Italia il paese più danneggiato dalla guerra Russia-Ucraina

Vino, è l'Italia il paese più danneggiato dalla guerra Russia-Ucraina
Secondo Nomisma ci saranno gravi conseguenze per l'export. Gli spumanti i più colpiti: la denominazione Asti Spumante rischia di perdere il 25% delle sue esportazioni, il 20% le altre bollicine. Cali  minori per i prodotti francesi e spagnoli
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La guerra in Ucraina pesa anche sul vino italiano con effetti che variano a seconda delle singole etichette. Negli ultimi anni le case italiane avevano puntato molto sulla Russia e l’Italia rappresenta adesso il primo fornitore di vino in Russia ma anche Ucraina: nel 2021, gli acquisti di vino italiano da parte di questi due paesi è stato di circa 400 milioni di euro, quasi il 6% di tutto l’export di vino del Bel Paese. Ma al di là del dato aggregato, gli effetti di questo sciagurato conflitto si riverberano soprattutto sui singoli vini: nel caso dell’Asti, Russia e Ucraina pesano congiuntamente per oltre un quarto del proprio export. Per gli altri top exporter, gli impatti sono invece marginali: per il Cava spagnolo o i Cremant francesi, l’incidenza di questi due mercati è inferiore al 2%. I dati arrivano dal Wine Monitor di Nomisma.

Più nel dettaglio, nel 2021 la Russia ha importato 345 milioni di euro di vino italiano (+18% rispetto all’anno precedente), facendo del nostro Paese il suo primo fornitore. Più ridotti ma fortemente in crescita (+200% negli ultimi cinque anni) gli acquisti dall’Ucraina: 56 milioni di euro, per un valore aggregato di circa 400 milioni di euro.

Per Francia e Spagna, gli altri Paesi top nell'export che vendono vino nei due mercati di riferimento, il “danno emergente” derivante dal conflitto è più ridotto: 217 milioni di euro per i francesi, 146 milioni per gli spagnoli, vale a dire rispettivamente il 2% e 5% dell’export totale di vino.

«Al di là degli impatti aggregati, i danni più consistenti legati a questa tragica guerra sono riconducibili ad alcune denominazioni e categorie di vini italiani. Nel caso dell’Asti Spumante parliamo della potenziale perdita di un quarto del proprio export, così come del 20% delle vendite oltre frontiera di spumanti generici italiani o del 13% di vini frizzanti» dichiara Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma.  

È infatti risaputo come i consumatori russi e dell’est Europa prediligano vini frizzanti e spumanti dolci, e con prezzi competitivi. Un gradimento che finisce inevitabilmente per colpire i produttori specializzati in queste tipologie, Italia in primis.

«Andando a vedere gli impatti sulle altre denominazioni o tipologie di vini francesi e spagnoli non si riscontrano infatti analogie simili a quelle italiane: Cava spagnolo, Cremant francesi o spumanti generici di entrambi i Paesi vendono in questi due mercati meno del 2% del relativo export di categoria e lo stesso si evince per i vini fermi Dop come Bordeaux, Borgogna, Rioja dove l’incidenza è inferiore all’1%» conclude Pantini.

Anche per i vini fermi Dop italiani, Russia e Ucraina presentano fortunatamente incidenze marginali sulle relative esportazioni. Quelle più alte si riscontrano per i vini fermi siciliani Dop (8%) e per i vini bianchi Dop veneti (4%). Nel caso del Prosecco, prima denominazione italiana esportata nel mondo, il peso di Russia e Ucraina per le relative esportazioni è inferiore al 5%, anche se va detto che negli ultimi tre anni (in piena pandemia) le vendite della nostra più famosa “bollicina” in questi due mercati erano raddoppiate.