Vinitaly 2022, l'edizione delle novità: in fiera i professionisti, per il pubblico molti eventi in città

Un'edizione di Vinitaly
Un'edizione di Vinitaly 
Il direttore di Veronafiere Giovanni Mantovani anticipa in questa intervista come cambierà l'appuntamento di aprile: più spazio per il biologico, masteclass sui vini artigianali, attenzione agli orange e il debutto dello spazio mixology. Non ci saranno operatori russi a causa della guerra e cinesi per colpa della pandemia, ma arriveranno americani, europei e inglesi
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VERONA. Un Vinitaly sempre più orientato agli operatori professionali e con il pubblico che "conoscerà le novità del mondo del vino all'esterno della Fiera", nel cuore di Verona. Non ci saranno operatori russi a causa della guerra e nemmeno cinesi per colpa della pandemia. Ma arriveranno americani, europei, inglesi e ci sarà più spazio per il biologico con un "incoming dedicato ad operatori europei e americani". E poi una masteclass sui vini artigianali, attenzione ai vini orange e il debutto dello spazio mixologi.

Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, anticipa alcune delle novità dell'edizione numero 54 di Vinitaly (10-13 aprile) a poche ore dalla chiusura di Fieragricola (68.000 gli operatori professionali che hanno partecipato, da 80 Paesi) e dopo due anni di stop and go agli eventi fieristici causati dalla pandemia. Per Mantovani, "il successo di questa manifestazione conferma che gli eventi in presenza sono fortemente voluti dalle aziende, dal mercato e dai buyer" e sottolinea "l'importanza dell'innovazione e delle tecnologie e anche della gestione con la digital farm che diventa agricoltura del futuro, attenta anche al consumo energetico e diventa produttore di energia. I padiglioni aperti, 520 espositori e la presenza i buyer internazionali, ci proiettano con fiducia verso Vinitaly".

Giovanni Mantovani
Giovanni Mantovani 
Mantovani, come sarà questa edizione che torna dopo due anni di rinvio?

"L'outlook sul Vinitaly ci consegna un assetto espositivo delle edizioni pre-pamdemia. Certo in questi due anni molte cose sono cambiate, tante realtà produttive si sono trasformate, ci sono state fusioni ma gli spazi sono quelli pre-Covid. Abbiamo cambiato, invece, il modello con una maggiore attenzione all'incontro tra domanda e offerta, abbiamo fatto tesoro del lavoro fatto con Special Edition: favoriscono la presenza degli operatori professionali".

E il pubblico?

"Il pubblico conoscerà le novità del mondo del vino all'esterno della Fiera. A Verona, dove si svolgeranno tanti eventi che stiamo organizzando con le aziende, la cooperazione e anche con alcune regioni".

Che impatto avrà l'invasione russa dell'Ucraina?

"Quel mercato e quello delle repubbliche asiatiche ex sovietiche era diventato una certezza con una crescita a due cifre, soprattutto nel 2021. Un mercato davvero importante anche per tutto l'agroalimentare italiano che esporta per 1 miliardo. Naturalmente non ci saranno operatori provenienti dalla Russia. Noi speriamo che la diplomazia riesca a fermare la guerra".

Altre defezioni?

"A causa della pandemia dovremmo scontare l'assenza del mercato cinese ma Vinitaly sarà in Cina con due manifestazioni sul vino a Chengdu, la città del vino di quel grande Paese, e poi ci sarà la prima vera edizione di Wine to Asia. Comunque la presenza di operatori e buyer internazionali sarà la più completa possibile. Martedì a New York ci sarà la prima tappa del road show di presentazione, il 14 marzo saremo a Londra e il 17 a Monaco di Baviera”.

Cioè?

"Siamo molto soddisfatti del lavoro di incoming in Europa e Nord America. Compreso il Canada. E poi ci sarà il Giappone con una delegazione importante che arriverà in collaborazione con Ice. Operatori arriveranno anche dal centro America, soprattutto dal Messico, mercato di nicchia ma in crescita. E poi, in maniera strutturata, ci sarà anche l'Africa".

È la prima volta?

"In modo strutturato sì. Parecchie aziende ci hanno segnalato un'economia in crescita e con essa anche dei consumi. Veronafiere porterà operatori da Mozambico e Kenya e con Ice stiamo lavorando su Camerun e Angola. Si tratta di un'apertura di credito".

E la Gran Bretagna?

"Grande, grandissima attenzione. Dopo la Brexit la risposta del mercato è stata a macchia di leopardo ma Londra resta il luogo centrale del mercato del vino e delle tendenze".