MasterChef 11, l'orgoglio di Tracy: "Grazie a mia suocera e ai ricordi africani"

La 28enne di origine nigeriana che ha conquistato l'undicesima edizione del talent di Sky si racconta tra ricordi d'infanzia, la sua idea di cucina dell'anima e il desiderio di essere cittadina italiana. Il 15 marzo esce il suo libro Soul Kitchen
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“Ho sempre lavorato tanto, ho sempre cercato di dare il massimo in tutto quello che ho fatto nella mia vita e questa vittoria è una rivincita nei confronti di chi mi ha sottovalutato, ma soprattutto il mio approdo in un luogo in cui mi sento a mio agio. Ho convissuto a lungo con la sensazione di essere fuori posto e adesso sono dove mi sento la persona giusta al momento giusto”.

Ritratto di Tracy Eboigbodin, la vincitrice di Masterchef 11 che cucina ballando


Tracy Eboigbodin, nigeriana con l’accento veneto, vincitrice dell’undicesima stagione di Masterchef, festeggia un primo posto conquistato ricetta dopo ricetta in 12 settimane di sfide ai fornelli, culminate nella finale in cui ha presentato il suo menu, ricco di emozioni e tecnica in ugual misura.

L'esultanza dopo la proclamazione con l'abbraccio al fratello Dino
L'esultanza dopo la proclamazione con l'abbraccio al fratello Dino 

 

Lo ha chiamato L’abbraccio perché “è il simbolo di due elementi diversi che danno qualcosa l’uno all’altro” e ha voluto con i suoi piatti restituire quell’affetto che ha ricevuto in Italia, portando qualcosa della sua Nigeria, da cui è partita a soli dodici anni. Una cucina fusion fatta, per esempio, di baccalà mantecato, unito a salse dal gusto forte e pungente delle spezie africane o di ravioli ma ripieni di carne di capra, suo cibo d’infanzia. Così ha convinto i giudici del programma di Sky Uno prodotto da Endemol Shine, Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, nei loro scintillanti smoking. E porta a casa 100mila euro in gettoni d’oro, la pubblicazione del suo libro di ricette e un corso all’alta scuola di cucina di Alma a Colorno.

 

Si aspettava il trionfo?

“All’inizio no. Mi davo da sola della sfavorita. Perché vedevo i miei avversari molto forti e non sottovaluto mai gli altri. Ma a poco a poco ho cominciato a crederci. A prendere gusto anche nelle difficoltà, come quando per la prima volta ho cucinato le animelle. Ho capito che se riuscivo a far bene con ingredienti che non conosco dovevo avere più fiducia in me”.

La presentazione dei piatti ai giudici
La presentazione dei piatti ai giudici 

 

Il pubblico notava il contrasto tra la difficoltà a raccontare i suoi sentimenti e poi la facilità a commuoversi, come mai?

“Per la mia storia familiare, il distacco non felice da mio padre, i sacrifici di mia madre chi ha cresciuto me e i miei fratelli da sola, sono molto sensibile ma allo stesso tempo diffidente, faccio fatica a fidarmi degli altri, ad aprirmi, ma poi quello che non so esprimere a parole a volte esce fuori in termini di emotività. Ora riesco a essere meno diffidente, anche se sto un po’ sul chi va là”.

 

Quando è arrivata in Italia?

“A marzo 2006. Esattamente 16 anni fa e sono sempre stata accolta bene. Ho sentito molto affetto intorno a me. Vivo a Vallese, una frazione di Oppeano in provincia di Verona, dove vivo col mio compagno Samuele. E mi sento a casa. Ora mi piacerebbe diventare cittadina italiana, anche se è un percorso complicato con la burocrazia”.

Con i finalisti Christian e Carmine
Con i finalisti Christian e Carmine 

 

Sembra molto ferrata nella cucina tradizionale italiana. Come ha imparato?

"Grazie a mia suocera Maria Rosa, che è una seconda mamma. Le domeniche la vedo da anni cucinare il baccalà, il fegato alla veneziana, il lesso con la pearà. Amo la cucina italiana, anche se a Masterchef ho imparato a sposarla di più ai sapori delle mie origini".

 

Che cosa le piace di più?

"La pasta secca. Spaghetti tutta la vita, in qualsiasi modo, anche semplici aglio, olio e peperoncino. Magari come comfort food di mezzanotte. In Nigeria non c’è la cultura della pasta ma qui mi si è aperto un mondo".

La gioia dopo aver vinto
La gioia dopo aver vinto 

 

Il suo libro "Soul Kitchen - Le mie ricette per nutrire l’anima" uscirà il 15 marzo. Perché questo titolo?

"Perché racconto che per me il cibo è davvero emozione, ho un rapporto quasi spirituale. Racconto di me stessa attraverso la mia idea di unire ingredienti che sono una esplosione di gusto italionigeriano, partendo da ingredienti semplici. Mangiare perché ho fame è una sensazione che ho abbandonato da un po’. Ora mangio per andare oltre il nutrimento. Ma mia mamma mi racconta che fin da bambina piccolissima ogni volta che mangiavo ballavo, perché ero felice. Ancora oggi mi succede. Certo, ci sono ricette anche con molta tecnica che ho imparato in questo percorso. Ma al centro di tutto c’è la gioia".

 

Quali sono i progetti futuri?

"Intanto voglio studiare e sono felice del corso di alta formazione all’Alma. Poi si vedrà, magari realizzo il sogno del mio home restaurant. Intanto a breve termine il progetto è la cena per i miei suoceri, con un dolce ispirato al tiramisù ma con fragole e farina di carrube".