Maida Mercuri saluta il Pont de Ferr: "35 anni meravigliosi, ma ora sono una donna libera"

Maida Mercuri saluta il Pont de Ferr: "35 anni meravigliosi, ma ora sono una donna libera"
"Adesso prima la vita e poi il lavoro, mi sposterò per l'Italia andando a visitare cantine. Un nuovo ristorante? Per ora non ci penso", racconta la padrona di casa del famoso locale milanese. Fra i ricordi De André: ordinava pasta e fagioli e Barbera
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Il tono della voce è il suo, squillante come sempre. Nessuna traccia di tristezza, niente che faccia trasparire una minima nota di rimpianto, di amarezza. E neanche di nostalgia. Maida Mercuri è sempre la stessa, o almeno così vuole apparire. È ancora la vulcanica e geniale ostessa di Al Pont de Ferr, fra i luoghi di Milano più densi d'atmosfera da assaporare a fondo. Dove il cibo, il vino e le persone si amalgamavano in un'atmosfera difficile da replicare altrove. Non sono passate neanche 24 ore dall'ultima sera, dagli ultimi saluti, dalla cena finale prima di chiudere una storia lunga oltre 30 anni alle 4 del mattino del primo giorno di marzo. Maida ha spento il cellulare fino al pomeriggio di martedì, per regalarsi un po' di riposo dopo ore così piene, "bellissime, cariche  di emozioni", come le definisce lei stessa all'inizio dell'intervista rilasciata a ilGusto.it, appena riaccende il telefonino. 

Una serata di addio più emozionante che dolorosa? 

"Sì. Perché non mi aspettavo di ricevere così tanto affetto e calore, da così tante persone. È stato molto più di quanto potessi immaginare. È stato bello. Ti rendi conto che in tutti questi anni sei stata un punto di riferimento. Avevo invitato solo pochi amici, per una tavolata da dieci e invece, dopo la notizia della chiusura, sono stata travolta. Ha iniziato ad arrivare gente, gente, tantissima gente e abbiamo fatto l'alba".

 

Nessuna tristezza dunque, è stata una scelta meditata e consapevole?

"Non poteva non esserlo dopo 35 anni (il locale sui Navigli aveva aperto il14 dicembre 1986, ndr), io ne ho 65, se non fosse stato adesso, sarebbe stato il mese prossimo. Il nostro è un mestiere faticoso, anche fisicamente. Più di tanto non si può fare. Avessi avuto che ne so un figlio da mandare avanti o qualche altra cosa, forse sarebbe stato diverso. La decisione è stata motivata, come accade sempre non da uno ma da più fattori"

Quali?

"C'è l'età sì, anche se sono ancora in forma, la difficoltà del momento, di trovare personale che rimanga con te del tempo e non resti uno o due mesi e poi vada altrove, anche se mi sarei data da fare per trovarlo. E poi i due anni della pandemia. Non c'è un'unica causa. Non il contratto d'affitto in scadenza perché avevo ancora un po' di tempo davanti, non il personale perché mi sarei data da fare per trovarlo. Metti tutte queste cose insieme e decidi che è arrivato il momento". 

 

E adesso che succede?

"Adesso sono una donna libera, mi sto preparando per andare a fare un aperitivo con gli amici. Con l'ebrezza di non avere scadenze temporali, prima potevo rimanere al massimo mezz'ora dalle 7 alle 7,30 ora posso arrivare anche fino alle 9. Adesso devo imparare a non posticipare più la vita alle esigenze lavorative. Questo l'ho ben chiaro in testa. Con la pandemia si è scoperto che c'è una vita". 

 

Ma il lavoro non finisce qui, vero?

"No, certo che no. Ci sono già un paio di cose non proprio in cantiere ma che posso sviluppare. Certo che un ristorante con 10 o 12 dipendenti, no. Non più".

 

Ha in mente un locale più piccolo?

"Ho un'idea di spostarmi un po' per l'Italia, per cose sempre legate al vino, andare a visitare cantine. Un altro locale, fisico, per ora non ce l'ho in testa. Però non si sa mai. Ora parlo così. Ma magari un giorno mi sveglio e dico: come mi manca il rapporto con le persone, apro un altro locale va'...". 

 

 

E se fosse così, lo aprirebbe sempre a Milano?

"Non c'è davvero nulla di previsto, se dovesse capitare col tempo, potrei pensare anche a un trasferimento, non lo so. Io ho poche certezze nella mia vita: so di conoscere il vino, so di avere un buon rapporto con le persone, in tutti questi anni ho imparato molto". 

 

Come li definirebbe questi anni, guardandoli oggi?

"Meravigliosi (scandisce la parola e scoppia in una risata di gusto e anche tanto liberatoria, ndr). Assolutamente meravigliosi. Perché ho cavalcato tanto. Ho cavalcato la vita di Milano, ho anticipato le mode, ho aperto tre locali, ho fatto degustazioni importanti. Come posso dire: ho fatto cose davvero importanti".

 

Ha parlato della vita, dei ristoranti di Milano: come sono cambiati?

"Faccio un esempio che può dare la quadra. Una volta per andare al ristorante ti preparavi, ti vestivi bene, ti facevi accompagnare, andavi a cena, sceglievi una bella bottiglia. Un vero e proprio rituale. Adesso cosa si fa? Si esce. Si prende un aperitivo. Poi si va a cena e si prende un piatto, si rimane poco e si va via. Tutto è spezzettato. Andare al ristorante non è più la serata da godersela. È solo una tappa. Diminuisce il tempo, la permanenza  in sala e ciò che si ordina, dopo che si è già mangiato all'aperitivo". 

 

Al Pont de Ferr si sono susseguiti vari chef, quando è arrivata la stella Michelin, nel 2011, c'era l'uruguaiano Matias Perdomo

"Con lui abbiamo trascorso anni insieme, era il momento dell'innovazione, molto creativa questa cucina provocatoria con tante forme, gli zuccheri soffiati, ogni giorno c'era una novità, c'erano tante sensazioni, un grande fermento. Ricordo anche il primo chef dell'apertura, era un ragazzo arabo si chiamava Hamed Sidi Ben Hassan: l'ho avuto con me per 14 anni, fino al 2000, facevamo una cucina semplice eravamo un'osteria, poi siamo cresciuti a poco a poco".

Aneddoti?

"In un posto così trasversale, in cui veniva De André come venivano politici e scienziati, ce ne sono tantissimi. Impossibile elencarli". 

 

Però ha citato Fabrizio De André

"Veniva con la moglie e chiedeva sempre pasta e fagioli e Barbera. Non voleva provare nuovi piatti, era abbastanza abitudinario. È che i ricordi sono così tanti, troppi. C'è la metà della mia vita dentro. Una vita di cui sono pienamente soddisfatta. Morissi oggi, morirei contenta".