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L'orgoglio di chiamarsi Prosecco: il segreto di un successo planetario

L'orgoglio di chiamarsi Prosecco: il segreto di un successo planetario
Dal rito dell’aperitivo agli eventi di lusso. La bollicina italiana più famosa e venduta nel mondo resta democratica ma diventa chic e aumenta prezzo medio e volumi della produzione
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L'Asolo Extrabrut Villa Sandi inonda di effervescenza le piste della Coppa del mondo di Snow Polo della lussuosa Saint Moritz. Il Prosecco Doc di Bottega, con le sue bottiglie dorate, sigilla i brindisi sulle passerelle Dolce & Gabbana in Sudafrica. Bolle delle Colline trevigiane protagoniste alla Mostra del Cinema di Venezia e sulle maglie della squadra di rugby Benetton, oltre che negli eventi di design di Milano e in musei sparsi per il mondo, dal Veneto a San Pietroburgo. Con l’obiettivo di arrivare a stappare e celebrare ori e argenti sul palcoscenico delle Olimpiadi di Cortina. Il Prosecco mette lo “smoking”. Ai bicchieri con cicchetti e patatine a pochi euro da sorseggiare in libertà in bar e locali, senza farsi troppe domande sull’etichetta, si affiancano calici più glamour, sempre più al centro di grandi eventi di lusso e sotto i riflettori dei wine lover, italiani e internazionali. Merito del lavoro fatto negli ultimi anni dai Consorzi del Prosecco Doc, Superiore Docg e Asolo su qualità e reputazione. Va in questo senso la crescita, lenta ma costante, del valore del vino: il Prosecco Doc sfuso nell’ultimo anno è passato da 1,70 a 2 euro, e nella grande distribuzione viaggia sui 4,8 euro. In crescita anche il Superiore Docg.

La vendemmia nel Trevigiano
La vendemmia nel Trevigiano 

 

Si può parlare invece di vera impennata se si analizza la quantità. Quello che si è appena concluso è stato un anno d’oro: in tutto, i tre consorzi hanno prodotto 752,5 milioni di bottiglie, per un giro d’affari che sfiora i 4 miliardi, con incrementi da capogiro. Il Consorzio Prosecco Doc ha registrato un +25% di produzione, il Superiore Docg è cresciuto del 13-15%, l’Asolo dell’11%. Il Prosecco Doc è cresciuto così tanto che per soddisfare la domanda per Natale, a ottobre è stato usato un 15% di uve della vendemmia 2021, conclusa poco prima. Ottimi numeri anche nell’export (+30%) con gli Usa in testa. “Che la percezione della qualità sia aumentata non è un caso, è un obiettivo – dice Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc – Ormai nel mondo chi vuole uno spumante chiede un Prosecco, è la bollicina più bevuta in assoluto, sinonimo del territorio”. 

Vigneti di Glera a Belluno
Vigneti di Glera a Belluno 

Un traino importante nella crescita del Prosecco Doc è il Rosé: 71 milioni di bottiglie del 2021, al secondo anno di produzione, figlio della pandemia. “È arrivato al momento giusto ed è un nuovo modo di bere – riflette Zanette – si pensava fosse il prodotto delle donne, invece piace anche agli uomini, e va oltre il gusto, è una questione di stile. Del resto, questa è la chiave del successo di tutto il prosecco: non è mai così impegnativo, offre una leggerezza non banale, è elegante e rispettoso, mai prevaricatore. Non bisogna per forza parlarne e non ci si sente in colpa se la bottiglia è stata aperta prima del tempo!”.

 

Per Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor Nomisma, “l’entrata in scena del rosé, nel blend della Glera con il Pinot Nero, ha dato una spinta al riposizionamento qualitativo del prosecco, prima visto come un vino entry level, legato all’aperitivo. Avere una tipologia ulteriore ha arricchito l’immagine di questo vino agli occhi del consumatore, basti pensare che il rosè in media nella grande distribuzione costa un euro in più a bottiglia. A ciò si aggiunge il prestigio di Rive e Cartizze Docg”.

La neve inonda i vigneti di Glera 
La neve inonda i vigneti di Glera  


Chic e democratico allo stesso tempo. È per questo che Zanette punta a conquistare un posto d’onore alle Olimpiadi di Cortina 2026 oltre che a incentivare la promozione: “Dei 12 milioni a budget nel 2022, 7 sono per la comunicazione. Il resto alla tutela del marchio”, dice il presidente, riferendosi alla vicenda, ancora aperta, del Prosek croato. La notorietà porta il rischio di imitazioni, ma anche opportunità. Lo fa notare Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio del Prosecco Superiore Docg: “Partendo da Germania, Svizzera e Inghilterra, copriamo 180 Paesi, il 40% del fatturato va all’estero, dove il vino viene visto come bandiera del made in Italy. La gente ama il Prosecco Superiore, soprattutto per il buon rapporto di qualità/prezzo e per la sua elegante bevibilità”. 

La bellezza dei panorami di Codognè (Treviso)
La bellezza dei panorami di Codognè (Treviso) 


Un territorio bello, che sempre più turisti vogliono esplorare, ma non facile, che richiede ore di lavoro, come dice il produttore trevigiano Sandro Bottega lanciando una frecciatina ai rivali dello Champagne: “Il Prosecco Docg e il Doc di alta qualità valgono più dello Champagne come ore di lavorazione: le nostre vigne, sulle colline scoscese patrimonio Unesco, richiedono almeno il 25% di tempo in più. E la qualità cresce”. Nel nel 2021, nel periodo compreso tra il 20 gennaio (potatura) e il 19 ottobre (taglio delle viti morte), sono state necessarie 822 ore di lavoro complessive (pari a 805 ore per ettaro): dettagli che sono specificati nei diari di vigna che Bottega ha inaugurato ad hoc per fare una fotografia puntuale del tipo di lavoro effettuato, del relativo numero di ore, e del numero degli addetti di volta in volta impiegati.

Il produttore Sandro Bottega: famose le sue bottiglie glamour dorate e tempestate di brillantini
Il produttore Sandro Bottega: famose le sue bottiglie glamour dorate e tempestate di brillantini 

 

"L’unica differenza sostanziale è il costo delle uve -spiega Bottega - che è notevolmente superiore per lo Champagne, non in virtù di caratteristiche qualitative, ma in quanto il valore dei terreni per ettaro a Reims ed Eperney è notevolmente superiore, rispetto a Conegliano e a Valdobbiadene". Quanto al metodo di vinificazione, chi sostiene che un metodo classico sia superiore a prescindere al metodo Martinotti si sbaglia: il sistema di vinificazione viene scelto sulla base dell'uva da trattare: la Glera è molto più delicata di altre varietà e la tipologia del nostro prodotto è diversa dallo champagne e da altri spumanti. Il prosecco è un prodotto delicato, che richiede una vinificazione specifica. E la qualità si vede: è apprezzata ovunque".