Lungo i prati naturali alla scoperta dell'altra Mantova

Il fiume Mincio nei pressi di Goito visto da un drone (@Stefano Saccani)
Il fiume Mincio nei pressi di Goito visto da un drone (@Stefano Saccani) 
In bicicletta o in auto attraverso pianure e colline della valle del Mincio. Con tappe al caseificio, nella palazzina di caccia dei Gonzaga e nel borgo che ispirò a Henry Dunant la fondazione della Croce Rossa
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MANTOVA. Tra pianura e collina, lungo il Mincio o seguendo i canali che portano acqua alle campagne, in sella (o al volante) tra borghi, stradine sterrate, cascine agricole. Filo conduttore: i prati stabili. Per scoprire atmosfere nuove e vedere un’altra Mantova, un itinerario tra i luoghi di questi grandi prati dalle origini antiche è provvidenziale. E non soltanto per il paesaggio: gli appassionati di architettura, storia (soprattutto risorgimentale) e gastronomia non resteranno delusi. 

Il Mincio vicino a Goito (@Stefano Saccani)
Il Mincio vicino a Goito (@Stefano Saccani) 
Anche con le temperature rigide dell’autunno inoltrato, i più vigorosi potranno scegliere di fare il tour in sella a una bicicletta: tra andata e ritorno, senza troppe deviazioni, i chilometri da percorrere sono una settantina (esiste anche un Giro dei prati stabili, che il Covid19 ha fermato per due edizioni. Info: girodeipratistabili.it). 

Se, invece, il piglio è più da turisti, le occasioni di scoperta non mancheranno. A partire dalla riserva naturale Bosco Fontana di Marmirolo, un’area protetta di oltre 230 ettari. Per risalire alle sue origini, occorre fare un lungo viaggio a ritroso nel tempo: rara porzione di ciò che resta della fitta foresta che occupava nell’antichità la Pianura Padana, ospita una palazzina di caccia fatta costruire dai Gonzaga in epoca rinascimentale. Se dopo la passeggiata nel bosco la fame comincia a farsi sentire, nella frazione di Pozzolo c’è una trattoria, la Locanda Vittoria, che propone, tra gli altri, uno dei piatti tipici del posto: il luccio in salsa. 

A Goito, teatro di una battaglia della Prima guerra d’Indipendenza (l’esercito austriaco di Radetzky si scontrò con quello piemontese comandato da Vittorio Emanuele II), è possibile visitare un caseificio nel quale si produce il Grana Padano dei prati stabili: la Latteria San Pietro apre le proprie porte al pubblico, su appuntamento per tour guidati e degustazioni. Anche a Goito vale la pena fare una sosta golosa: alla Locanda al Ponte si può scegliere tra tradizione (i tortelli di zucca) e proposte innovative. 

La stagionatura del Grana Padano
La stagionatura del Grana Padano 
A dieci chilometri da qui, Volta Mantovana si fa notare da lontano per il suo castello eretto attorno al Mille. I marchesi di Mantova Barbara di Brandeburgo e Ludovico Gonzaga la scelsero come luogo di relax, e qui fecero costruire una villa di campagna, che in seguito fu donata alla famiglia Guerrieri. Palazzo Guerrieri-Gonzaga (o Villa Cavriani dal nome degli ultimi proprietari), ora è sede del municipio e sul suo giardino affacciano i tavolini dell’Enoteca Gonzaga. 

Salendo ancora, e avvicinandosi al Garda, s’incontra Cavriana, che per i Gonzaga era una meta di villeggiatura (pare che Isabella d’Este fosse di casa). Tra le cose da vedere, oltre a godersi l’atmosfera d’altri tempi di viuzze e saliscendi, i resti d’un castello dell’XI secolo dal quale si gode una vista spettacolare sulle colline, e la pieve di Santa Maria, una chiesa dell’anno Mille. 

Non lontano da Cavriana, c’è Castellaro Lagusello (nel comune di Monzambano), uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Il nome deriva da un castello Scaligero, di cui sono visibili i resti, e dal laghetto a forma di cuore sul quale si specchia la parte più antica del borgo. Un’altra deviazione consigliata è l’elegante Castiglione delle Stiviere, dove si trova il Museo internazionale della Croce Rossa  perché qui l’opera di soccorso prestata dalle donne ai feriti della battaglia di Solferino e San Martino (1859) contribuì a ispirare Henry Dunant nel creare 4 anni dopo la Croce Rossa. A Castiglione ci sono un paio di locali che da soli meritano il viaggio: l’Osteria da Pietro e l’Hostaria Viola. 

Castiglione Lagusello
Castiglione Lagusello 
Chi volesse portarsi a casa un ricordo enogastronomico può scegliere tra i vini. Attenzione: questa non è zona di lambruschi. Tra i bianchi, i vitigni più diffusi sono chardonnay, pinot bianco e pinot grigio, ma si trovano anche sauvignon blanc e garganega. Quanto ai rossi, a fare la parte del leone sono merlot e cabernet.

COSA SONO I PRATI STABILI

Il nome dice abbastanza, ma non rende giustizia al valore di questi grandi scampoli di verde, che da secoli crescono spontanei nell’alta Valle del Mincio. I prati stabili non subiscono mai interventi di aratura o dissodamento: l’uomo si dedica soltanto allo sfalcio e alla concimazione, ovviamente naturale. Seminare non serve: la propagazione delle specie è garantita dalla natura, che provvede con gli insetti impollinatori e con gli agenti atmosferici. Grazie a questo atteggiamento rispettoso, i prati stabili rappresentano uno scrigno di biodiversità: sono circa 400 le specie tra flora (prevalgono le graminacee, seguite dalle leguminose) e fauna che convivono. 

Mucche nei prati stabili (@Stefano Saccani)
Mucche nei prati stabili (@Stefano Saccani) 
Dallo sfalcio, gli allevatori della zona ricavano il fieno per i loro animali, le vacche da latte per la produzione di Grana Padano Dop. E la biodiversità non fa bene soltanto all’ambiente: il foraggio che si ottiene è bilanciato e completo, e conferisce al latte profumi e caratteristiche organolettiche e nutrizionali uniche. Dalle piatte distese di pianura, i prati salgono verso i colli morenici, dove si contendono gli spazi con frutteti e vitigni: dai comuni di Porto Mantovano (a pochi chilometri dalla città di Mantova), Marmirolo, Roverbella, Goito, fino a Volta Mantovana e Cavriana. Gran parte del territorio che li ospita si trova all’interno dell’area protetta del Parco del Mincio.

 

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