Tra hamburger, chili dog e salse, in tv la succulenta cucina americana

Seconda stagione di This is America: 10 puntate in cui chef Mocho, brianzolo innamorato degli Usa, svela i segreti di iconiche ricette, dalle Buffato Wins alla Clam Chowder
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Barba folta ma curata, gigante dall’aspetto massiccio e un po’ minaccioso, chef Mocho, nome d’arte di Massimo Novati, è come la cucina americana di cui è strenuo apostolo: non così terribile come la disegnano. Brianzolo di Montevecchia, classe 1984, colpito sulla strada di Damasco (Miami in realtà) dal verbo del cibo yankee, se ne è appassionato al punto da farne una professione. E da goloso per diletto che era, si è trovato prima a parlarne con discreto senso dell’umorismo e del grand guignol su youtube, quindi in tv, nel programma “This Is America”, in onda su Food Network. Tra tanti sostenitori della cucina light, salutare e salutista, lui unico e solo, acclamato e riconosciuto sostenitore a spada tratta dei piatti più trash e junk. Che rivisita dalla cucina di casa con un tocco gourmet tutto italiano, che non va però mai a discapito delle loro caratteristiche basilari più “succulente”: porzioni XXL come lui, uso senza mezze misure di grassi e fritti, salse e spezie.

Molto amato dalla minoranza maschile che frequenta la rete all food, Mocho torna ora in onda con una seconda stagione di “This is America”, 10 puntate in cui svela i segreti e cucina altrettante iconiche ricette Usa, dalle Buffato Wins al Chili Dog, dalla Clam Chowder (zuppa di vongole) alle Enchiladas. "Ogni piatto che presento – spiega – arriva da un mio viaggio, ha una storia, parla degli incontri che ho fatto e gli aneddoti che mi hanno raccontato. Le Buffalo Wings della prima puntata, per esempio: le ha ideate un’italo-americana che a fatto delle ali di pollo fin lì scartate l’ingrediente principale. Con il tempo sono divenute il piatto simbolo di chi va al bar a vedersi la partita con gli amici. La nostra cucina ha lasciato profonde tracce in quella americana. Che è per altro tutta figlia di questi intrecci culturali. Il chili dog della seconda puntata, per esempio, è figlio dell’incontro della tradizione tedesca con quella messicana". Fa il macho, Mocho, ma anche lui confessa di frequentare ben altri menù, pesce o fettina e insalata nella vita quotidiana. "La cucina americana è uno sgarro. Non è che mangi così tutti i giorni. Meglio mangiarne meno che provare ad addomesticarla". Il piacere va dosato e anche il corpo va tutelato. 


Come è cominciato tutto?
"A nove anni, in vacanza con la mia famiglia alle Bahamas, abbiamo fatto una gita a Miami. E bum sono precipitato in un mondo parallelo e diverso. Mangio un hamburger e ho una rivelazione".


Gli States erano entrati in circolo, seppure in forma di colesterolo?
"
Da ragazzino mi sono appassionato soprattutto dei loro sport: Nba prima e poi football. L’ho anche giocato per qualche anno. È stato solo con un primo viaggio a 16 a Los Angeles che le cose sono cambiate: la California è affascinante e ti forma. Poi, poco per volta, un viaggio dopo l’altro, ho approfondito, girato, assaggiato. Non riesco a stare più di tanto lontano dall’America". 


A New York, invece, quando la prima volta?
"A 20 anni. Ho scoperto la città più bella del mondo. Animata da quella sensazione che tutto può accadere. C’è una energia speciale nell’aria. Senti che ogni ristorante ha una storia, un background che lo rende unico e che vuole raccontarti. Adoro andare alla scoperta di quelle storie. E finalmente ora sto per ripartire, per tornarci". 


Ma la cucina non è arrivata subito, o sbaglio?
"Il mio sogno era la musica. Riprodurre davanti a una telecamera i piatti che preparavo per me è arrivato dopo, verso i 30 anni. Non solo cucina americana però, anche classici italiani ma rivisti alla mia maniera. In un format che su Youtube è molto piaciuto".


I basilari della cucina da dove le arrivano?
"Mia madre e mia nonna erano splendide cuoche. Mi hanno trasmesso la loro passione e l’entusiasmo. Ho cominciato con le lasagne, con i loro piatti, semplicemente replicandoli".


Le sue ricette del cuore?
"La pasta al burro che preparava mia nonna, con l’estratto di carne nell’acqua, tanto burro e tanto parmigiano. Il mac and cheese, ovvero la fondamentale pasta col formaggio degli americani. E poi il barbecue. Ci sono aree come il North e il South Carolina dove la gente vive per quel momento, è uno stile di vita e un rito. La cottura lenta che dura anche per un intero giorno, la preparazione delle salse, la famiglia e gli amici intorno...".


Per ora ha attrezzato casa sua di una mega cucina, non le manca avere un proprio ristorante?
"Non so. Forse è il momento giusto. Ma ho ancora dubbi: se sono pronto a fermarmi dietro ai fornelli o ho più voglia di continuare a cercare e raccontare".