E la Mortadella di Bologna si "assaggia" al museo

Un tagliere con fettine di Mortadella di Bologna Igp 
Al Museo di Storia del capoluogo emiliano è stata inaugurata una nuova sala dedicata al prodotto Igp. Con 15 opere che ne raccontano il percorso 
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Che sia un simbolo gastronomico del Made in Italy è fuori da ogni dubbio. Rosa, pezzata di bianco, golosa e certificata dal marchio Igp dall’Unione Europea. Buona sì, ma anche antichissima. Con una data a fare da spartiacque: il 1661, quando il Cardinal Farnese ne iniziò a regolamentare la produzione con un editto.
In occasione del #mortadelladay e in concomitanza con il 358esimo anniversario di quell’editto, questa mattina nel Museo di Storia di Bologna è stata inaugurata una sala dedicata proprio alla regina rosa dei salumi italiani: la Mortadella di Bologna Igp.

Uno spazio espositivo fortemente voluto dal Consorzio (in collaborazione con Genius Bononiae) che tutela il prodotto e che, attraverso quindici opere, racconterà in varie tappe tutto ciò che c’è da sapere (dall’origine alla produzione) sulla mortadella di Bologna Igp. “Si tratta di un percorso che rappresenterà una tappa irrinunciabile per gli amanti di questo nobile salume e per raccontare società, usi, costumi e patrimonio gastronomico della città dell’Emilia Romagna”, spiega Corradino Marconi, presidente del Consorzio Mortadella Bologna.
L'impasto con cui viene preparata la Mortadella 
La sala del museo permetterà al pubblico di vivere una visita esperienzale e comunicativa, con una parte dedicata ai metodi di lavorazione del salume e una sezione più “istruttiva” in cui verranno spiegate in maniera semplice e precisa la ricetta originale dell’impasto (a base di carne di maiale) e le modalità di produzione.
Considerata nel ‘600 come un prodotto estremamente pregiato, la mortadella in quel secolo costava addirittura tre volte e mezzo rispetto al prosciutto e nove volte più del pane. Oggi, invece, nonostante si tratti di un salume di eccellente qualità, ha un prezzo notevolmente inferiore, il che la rende (oltre che per il suo sapore) uno degi insaccati più amati in Italia e nel mondo.
Nella nuova sala del Museo di Storia ci saranno dunque quindici opere che permetteranno la conoscenza della mortadella, Il suo nome deriva da “murtatum”, il mortaio che si utilizzava in epoca romana per lavorare la carne di suino. Ma c’è anche chi dice che derivi da “farcinem insaccatum”, un insaccato di suino aromatizzato con bacche di mirto citato da Plino Il Vecchio (23-79 d.C.).
La maschera della Mortadella entra a far parte della Commedia dell'Arte nel XVIII secolo 
La sua origine, però sembra risalire agli etruschi e nel periodo medievale la mortadella veniva preparata esclusivamente dagli artigiani specializzati della Società dei Salaroli, una corporazione bolognese. Con uno speciale sigillo in ceralecca marchiavano e certificavano ogni singola mozzarella e il disegno del timbro è esposto al museo.
Tra le opere della sala, anche il bando del 1624 emenato a Bologna e con cui si stabiliva il prezzo degli alimenti per i pellegrini: la mortadella era il salume più costoso. Il documento con l’editto del 1720, invece, è stato scelto come opera della sala perché rese più severe le norme per la qualità della mortadella e stabilì il divieto di produrla fuori dalla città di Bologna.
L'editto del 1720 che imponeva regole più severe per la realizzazione della mortadella e il divieto di produzione al di fuori della città di Bologna 
 
All’inaugurazione dello spazio espositivo dedicato alla Mortadella di Bologna Igp erano presenti anche Simone Caselli (assessore all’Agricoltura, caccia e pesca dell’Emilia Romagna), Davide Conte (assessore al Bilancio del Comune di Bologna), il presidente del consorzio Mortadella Bologna, Corradino Marconi, e Fabio Roversi Moanco, presidente di Genius Bononiae.
Una pubblicità d'epoca della Mortadella di Bologna