Gli accordi di Cop26

Clima, stop agli aiuti sui combustibili fossili l'Italia: firma in extremis

(ansa)
Più di venti Paesi bloccano i sostegni per gli investimenti all'estero.Braccio di ferro tra Cingolani e Franco
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La delegazione italiana a Cop26 è stata ieri protagonista di un doppio testacoda. Il primo ha rischiato di causare un incidente senza precedenti, in particolare con i britannici, copresidenti insieme all'Italia della Conferenza Onu sul clima. Il secondo, in extremis, ha rimesso Roma nella carreggiata dei Paesi impegnati a ridurre le emissioni.
 

L'allarme è scattato mercoledì a tarda sera, quanto tra gli sherpa che lavoravano per chiudere l'accordo tra oltre venti nazioni sullo stop alle sovvenzioni per i combustibili fossili in Paesi terzi, si diffonde la consapevolezza che l'Italia non firma. Un giornalista chiede conferma al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che rimane spiazzato: non ne sa nulla. Inizia allora un giro di telefonate tra i vertici di Palazzo Chigi e dei ministeri coinvolti nelle trattative di Glasgow: il Mite, gli Esteri, l'Economia.

Le ricostruzioni a questo punto divergono, ma secondo fonti vicine al Mef neppure il ministro Daniele Franco è al corrente del forfait italiano. "La trattativa è stata seguita dai consiglieri diplomatici a Glasgow: probabilmente hanno valutato che aderire all'accordo avrebbe compromesso gli interessi italiani all'estero". E forse pensavano che la defezione dell'Italia sarebbe passata inosservata. A spingere per il no sarebbe stata sopratutto la Sace, Società assicurativa per il commercio estero, controllata da Cassa depositi e prestiti ma in procinto di tornare sotto il controllo diretto del Mef. Tuttavia è probabile, questo il ragionamento di fonti governative, che l'accordo, riguardando soprattutto lo stop a finanziamenti all'estero di impianti di estrazione e raffinazione di petrolio e gas, fosse percepito come dannoso soprattutto dall'Eni.

Il risultato è stato una mattinata, quella di ieri, ad altissima tensione sulla linea Roma-Glasgow. Con gli inglesi che a pochi minuti dall'annuncio formale dell'accordo si dichiaravano increduli per il forfait dell'Italia. C'è voluto un lungo colloquio tra Cingolani e Franco per raddrizzare la situazione. Il ministro della Transizione ecologia ha chiesto al collega di governo di firmare l'accordo, anche per evitare un danno d'immagine all'Italia e al premier Draghi che si è speso in prima persona contro l'emergenza climatica.

Ora l'Italia è uno dei 25, tra governi e istituzioni finanziarie pubbliche, che a partire dall'anno prossimo non sovvenzioneranno più petrolio e gas all'estero. A Glasgow incidente chiuso, anzi evitato. Ma a Roma rimangono le tensioni tra i ministeri: in ballo c'è la nomina dell'Inviato speciale per il clima, figura voluta e annunciata dalla Farnesina nel giugno scorso ma non ancora individuata.