L'intervista

"Clima, prepariamoci alla sfida più dura: l'innalzamento del livello del mare"

Al Youth4Climate di Milano lo scienziato Antonio Navarra, presidente dell'Euro-Mediterranean Center on Climate Change espone le sue preoccupazioni per il futuro. E le speranze: "Ho grande fiducia nei giovani"
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MILANO - Ai quattrocento ragazzi che ha davanti lo scienziato Antonio Navarra, presidente dell'Euro-Mediterranean Center on Climate Change invitato a parlare al Youth4Climate di Milano, dice una cosa chiara: "Abbiamo due alternative davanti. O lasciamo che il cambiamento climatico amplifichi ancor di più la crisi, o lavoriamo con più risorse, cooperazione e solidarietà. Comunque vada, dovete continuare a credere nella scienza. Oggi per il surriscaldamento ci troviamo in una situazione eccezionale: cose eccezionali possono accadere ovunque e dobbiamo essere pronti".

Il messaggio che lo scienziato italiano ribadisce ai ragazzi arrivati al Mico di Milano da tutto il mondo, è di cercare soluzioni per la "mitigazioni e l'adattamento" che possano essere davvero applicate dai potenti alla Cop26. "Avete una opportunità, sfruttatela credendo nella scienza" ripete. A Green&Blue, a margine dell'evento, ricorda una serie di problemi a cui andiamo incontro e di cui tutti dovremmo iniziare ad interessarci seriamente.

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I giovani e poi i potenti del mondo riusciranno davvero a trovare sistemi efficaci per mitigare gli effetti del riscaldamento globale?

"Ci sono già diverse azioni di mitigazioni in atto, che di fatto sono gli impegni presi dai Paesi durante la Cop di Parigi e quelli che dovranno essere confermati alla Cop26. Sono tutte le misure che contribuiscono a mitigare le emissioni, ma anche l'adattamento sarà necessario perché sappiamo che nonostante le misure di mitigazione il cambiamento climatico per un certo livello impatterà comunque su tutti noi. Quindi dobbiamo avere una idea di questi effetti in modo da predisporre misure politiche economiche e sociali per mitigarne gli effetti negativi".

Uno dei problemi che oggi abbiamo davanti è la necessità di rimuovere CO2 dall'atmosfera. Crede nelle nuove tecnologie per riuscirci?

"Le tecnologia per la rimozione di CO2 sono ancora in fase sperimentale. Esistono soluzioni, ma ancora non riescono a scalare alle quantità che sono necessarie per migliorare e l'unica vera tecnologia che abbiamo per rimuovere la CO2 dall'atmosfera in questo momento è di fatto piantare alberi e cercare di togliere il carbonio in questa maniera. Per il resto abbiamo ancora molto lavoro di sviluppo da fare".


Poi c'è la necessità di decarbonizzare per ridurre le emissioni ma al tempo stesso trovare fonti sufficienti di energia alternativa.

"Oggi stiamo cercando di fare una cosa che non è mai stata fatta nella storia dell'umanità. Transizioni importanti del modello di sviluppo sono avvenute sempre, il punto è che questa volta abbiamo l'ambizione di governarla questa transizione: non è semplice, la decarbonizzazione avverrà attraverso traiettorie previste e moderate. Non è possibile farla istantaneamente o con tempi veloci: dobbiamo trovare tecnologie sostitutive attuabili e modelli di organizzazione della società e dell'economia, delle nostre vite. Prepariamoci perché i percorsi saranno lunghi: non ci sono bacchette magiche e sarà un lavoro continuo che richiede impegno costante di tutti".



A livello di impatto della crisi climatica, quali sono i rischi maggiori per l'Italia?

"Come sappiamo gli eventi meteo si fanno più intensi e frequenti. L'aumento del livello del mare è un problema serio e molto complesso. Noi sappiamo che per motivi fisici ha una modulazione spaziale molto alta: in certi punti si può alzare di più e in altri magari scendere. Quindi è fondamentale che continuiamo come scienziati a sviluppare strumenti che ci permettono di fare gli scenari di innalzamento nel Mediterraneo. La rilevanza per l'Italia è molto alta perché abbiamo una grande estensione costiera: posso tranquillamente prevedere che il problema dell'impatto del cambiamento climatico sulle coste e sull'economia delle coste sarà uno dei problemi centrali dei prossimi dieci-quindici anni".

Ha fiducia nelle nuove generazioni?


"Sì, ho grande fiducia nei ragazzi. Ai miei tempi si diceva non fidarti di chi ha più di 30 anni, adesso io confido che loro abbiano una visione meno dogmatica della cosa".



Nella lotta alla crisi climatica, vede qualche segnale positivo?

"Qualcosa sta già succedendo: l'anno scorso e l'anno prima per la prima volta abbiamo avuto il disaccoppiamento, cioè economia e aumento  delle emissioni si sono disaccoppiate. Il tasso di crescita dell'economia è stato più alto dell'aumento delle emissioni. Il che vuol dire che sostanzialmente per produrre la stessa quantità di ricchezza abbiamo usato meno combustibili fossili. Mi sembra un buon segno".