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Il maltempo è costato all'Europa 500 miliardi di euro in 40 anni: l'Italia terzo Paese più colpito

Il maltempo è costato all'Europa 500 miliardi di euro in 40 anni: l'Italia terzo Paese più colpito
(afp)
L'Agenzia europea per l'ambiente ha calcolato l'impatto degli eventi climatologici, idrologici e meteorologici sul continente e in 32 Paesi. L'85% dei decessi causati dalle ondate di calore
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Gli eventi estremi legati al cambiamento climatico saranno sempre più frequenti e provocheranno sempre maggiori danni. Ci aveva già avvisati l'Ipcc (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite) in vista della Cop26 di Glasgow nel novembre scorso e ora la conferma arriva dall'Eea (European Environment agency) che ha calcolato l'impatto economico dei disastri ambientali avvenuti negli anni tra il 1980 e il 2020 in 32 Paesi europei. Diluvi, ondate di calore, tempeste sono costate 450-520 miliardi di euro e tra 85 e 140 mila vittime.

Germania e Italia i Paesi più colpiti. In un rapporto precedente dell'Eea l'Italia, con 21 mila morti, risultava al secondo posto dopo la Francia (23 mila) e precede la Spagna (15 mila). Seconda anche come valore totale del deficit, 72,5 miliardi, preceduta dalla Germania e seguita da Francia e Spagna.

Più del 60% dei problemi sono stati provocati solo dal 3% degli incidenti, il che dimostra la loro pericolosità. Lo studio si è basato sull'incrocio dei dati forniti da CatDat e NatCatService basati su diversi criteri, così da avere una visione più globale. Entrambi raccolgono gli elementi  suddividendoli in tre gruppi: eventi meteorologici (tempeste), idrologici (alluvioni), climatici (onde di calore o di gelo, siccità). Quelli meteorologici e idrologici hanno causato il 34-44% delle perdite, quelli climatologici il 22-24%. Terremoti e eruzioni vulcaniche, non sono stati inclusi.

Emerge tra l'altro che solo un quarto dei guasti provocati era assicurato, di cui il 37-54% per perturbazioni meteorologiche, il 15-24% idrologiche e il 7-16% climatiche. Questo rivela una scarsa l'attenzione e comprensione di un fenomeno che ancora non viene valutato nella sua gravità. Secondo il CatDat i Paesi che si assicurano di più sono Danimarca, Olanda e Norvegia, con il 50% dei casi, mentre Croazia, Lituania e Romania sono in fondo alla classifica con meno del 5%. L'Italia si trova in una posizione appena superiore, col 5-20%. In generale, nel nostro Paese, abbiamo perso più di 90 miliardi di euro secondo i dati Cat e 74 miliardi di euro per il NatCat, mentre le catastrofi sono state 21.603.

Secondo Il CatDat c'è stato un continuo aumento costi passati da 10 miliardi all'anno nel periodo 1980-1990 a 14,7 miliardi all'anno tra il 2011 e il 2020. Anche il numero degli episodi è aumentato, passando da una media di 392 a 1220 per decade.

Le perdite calcolate pro capite più alte sono state in Svizzera. In Italia sono state pari a 1500-2000 euro a testa. La Svizzera è al primo posto anche per quelle proporzionate all'area, che in Italia hanno superato i 200 mila euro per chilometro quadrato. La maggior parte dei disastri, più dell'85%, sono da attribuire a ondate di calore, che nel 2003, quando l'Europa venne colpita da una massiccia ondata di caldo, hanno causato tra il 50-75% di tutte le vittime degli cataclismi meteorologici e climatici.
 

Gli esperti fanno però notare che il cambiamento climatico non è l'unica causa di quanto sta avvenendo. Ci sono vulnerabilità dovute allo sviluppo economico e alle dinamiche demografiche che rendono più fragili le società. Nonostante le raccomandazioni della Commissione europea, la raccolta dei valori è ancora molto frammentaria e non consente un quadro completo. È stato tuttavia accolto in parte il consiglio di creare infrastrutture e prepararsi a difendersi organizzando delle strategie contro la crisi climatica. È un lavoro che deve procedere al di là degli sforzi per raggiungere il net zero, perché, a causa delle dinamiche caotiche proprie degli ecosistemi terrestri,  le calamità non caleranno in proporzione alle emissioni.

Secondo il progetto Peseta (Projection of economic impacts of climate change in sectors of the European Union based on bottom-up analysis) se ci fermassimo a un rialzo di 1,5 °C di temperatura potremmo prevenire 60 mila decessi all'anno e risparmiare 20 miliardi per anno. Anche i danni per inondazioni si dimezzerebbero. IL G20 Risk Atlas ritiene però che in questo caso se l'aumento fosse invece moderato spenderemmo 40 miliardi entro la fine del secolo e se invece non facessimo nulla per mitigare arriveremmo a 70.