Gli atti

La prima causa climatica italiana: cittadini contro lo Stato che non taglia le emissioni

La prima causa climatica italiana: cittadini contro lo Stato che non taglia le emissioni
Gli atti e le motivazioni della causa intentata da 203 ricorrenti (17 minori rappresentati in giudizio dai genitori, 162 cittadini e 24 associazioni) uniti nella campagna Giudizio Universale. La prima udienza il 14 dicembre
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Cittadine e cittadini, studenti, scienziati, avvocati, attivisti e volontari di associazioni ecologiste, comitati territoriali, centri di ricerca e media indipendenti: "dietro le quinte" di Giudizio Universale non c'è una sola voce, ma tante. Si tratta di un coro che ha deciso di intraprendere una causa per vie lagali contro lo Stato italiano. Motivo: "citare in giudizio lo Stato per inadempienza climatica, ovvero per l'insufficiente impegno nella promozione di adeguate politiche di riduzione delle emissioni clima-alteranti, cui consegue la violazione di numerosi diritti fondamentali riconosciuti dallo Stato italiano", è spiegato sul sito della campagna tuttora aperta alle sottoscrizioni. L'azione legale è promossa nell'ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata "Giudizio Universale" e si inserisce a pieno nel solco di altre climate litigation portate avanti in diversi Paesi del mondo.

La causa legale non ha affatto un valore simbolico, ma mira ad ottenere un radicale cambiamento nelle politiche climatiche dello Stato. "Con questa consapevolezza, - spiega il movimento - più di 200 ricorrenti, tra cui 162 adulti, 17 minori (rappresentati in giudizio dai genitori) e 24 associazioni impegnate nella giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani hanno deciso di intraprendere un'azione legale mai intentata prima in Italia. Constatiamo che il nostro Paese non sta facendo abbastanza per tutelarci, e abbiamo deciso per questo di citarlo in giudizio, intentando un'azione legale che lo vincoli a fare di più e meglio".

La causa legale

La causa ha preso il via il 5 giugno 2021, quando è stata depositata al Tribunale di Roma. Il 14 dicembre si tiene la prima udienza. Adesso lo Stato dovrà rispondere in aula delle sue responsabilità di fronte all’emergenza climatica. La causa è stata avviata di fronte al Tribunale Civile di Roma nei confronti dello Stato, rappresentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri da 203 ricorrenti: 17 minori – rappresentati in giudizio dai genitori, 162 cittadini e 24 associazioni.

Primo ricorrente dell’azione è l’Associazione A Sud, da anni attiva nel campo della giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani che l’emergenza climatica rischia di compromettere. Tra gli altri ricorrenti anche Associazione Medici per l’Ambiente ISDE italia, Associazione Terra!, Coordinamento nazionale No Triv, Centro Documentazione Conflitti Ambientali, Società meteorologica italiana. L’azione legale è promossa nell’ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata evocativamente “Giudizio Universale”, a voler sottolineare la portata globale della sfida climatica e l’urgenza di mettere in campo azioni di contrasto.

Oltre 120 sono le associazioni promotrici della campagna tra cui Fridays for Future Italia, Per il clima, fuori dal fossile!, Link coordinamento universitario, Rete della conoscenza, movimento No Tap, movimento non Tav e molti altri.

Gli attori della causa climatica italiana

I ricorrenti sono assistiti da un team legale composto da avvocati e docenti universitari fondatori della rete di giuristi Legalità per il clima. A patrocinare la causa l'Avv. Luca Saltalamacchia, esperto di tutela dei diritti umani e ambientali e l'Avv. Raffaele Cesari, esperto di Diritto civile dell'ambiente, assieme al Prof. Michele Carducci, dell'Università del Salento, esperto di Diritto climatico.

Le argomentazioni

Tra le argomentazioni della causa legale spicca, infatti, la relazione tra diritti umani e cambiamenti climatici e la necessità di riconoscere un diritto umano al clima stabile e sicuro. Le richieste specifiche avanzate dai ricorrenti al giudice sono: – dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica; – condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livello 1990, applicando il principio di equità e il principio di responsabilità comuni ma differenziate (Fair Share), ossia tenendo conto delle responsabilità storiche dell’Italia nelle emissioni di gas serra e delle sue attuali capacità tecnologiche e finanziarie attuali.

Le premesse

La premessa su cui si basa "Giudizio Universale" è che le acquisizioni scientifiche condivise, proprio perché non controverse, vincolano gli Stati e costituiscono un parametro di verifica della loro condotta, sia a livello internazionale che nazionale.

Le principali obbligazioni climatiche che lo Stato è tenuto ad osservare derivano da fonti internazionali, regionali e nazionali, tra cui spiccano per rilevanza:

  •     Accordi internazionali sul clima (tra cui UNFCCC - Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici del 1992 e      Accordo di Parigi del 2015)
  •     Fonti internazionali e regionali sui diritti umani (tra cui CEDU, Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, artt. 2 e 8)
  •     fonti dell'Unione Europea (tra cui TFUE art.191 e Regolamento UE n.2018/1999)
  •     Costituzione italiana (tra cui artt. 2 e 32)
  •     Altre fonti di rango nazionale (tra cui Codice Civile, artt. 2043 e 2051)

L'azione legale è indirizzata allo Stato italiano, attraverso un atto di citazione davanti al Tribunale Civile di Roma. La richiesta formulata dall'azione riguarda la condanna dello Stato a realizzare un drastico abbattimento delle emissioni di gas serra per il 2030, in modo da centrare l'obiettivo dell'Accordo di Parigi sul clima, in ordine al contenimento massimo del riscaldamento globale entro 1,5°C e ad ogni modo ben al di sotto dei 2°C a fine secolo.

Nell'atto, si contesta la condotta illecita dello Stato, che non è riuscito a perseguire una politica climatica conforme alle acquisizioni scientifiche più avanzate.

La causa legale non ha affatto un valore simbolico, ma mira ad ottenere un radicale cambiamento nelle politiche climatiche dello Stato, attraverso un deciso aumento delle ambizioni di riduzione e la garanzia di piena tutela dei diritti umani, in ottemperanza alle obbligazioni climatiche che lo Stato è tenuto a osservare per effetto della Costituzione, degli accordi internazionali e delle norme di rango nazionale.

I contenuti dell'Atto di citazione

  •     l'inquadramento dei problemi climatici e della grave e preoccupante condizione planetaria di emergenza climatica, accertata dalla comunità scientifica mondiale e dichiarata anche dalla UE e dall'Italia;
  •     la descrizione della specifica condizione di vulnerabilità e fragilità del territorio italiano;
  •     la disamina delle fonti giuridiche da cui derivano le obbligazioni climatiche, che lo Stato deve rispettare;
  •     il catalogo dei diritti fondamentali, a partire dal diritto umano al clima stabile e sicuro, altrimenti violati dall'emergenza climatica;
  •     l'inquadramento della responsabilità climatica dello Stato in base al Codice civile italiano;
  •     le richieste al giudice.
     

Le richieste avanzate al giudice

L'obiettivo dell'iniziativa legale consiste nel chiedere al Tribunale civile una pronuncia che imponga l'adozione di decisioni statali di riduzione delle emissioni di gas serra, in grado di rendere definitiva la stabilità climatica e contestualmente garantire la tutela effettiva dei diritti umani per le presenti e future generazioni, in conformità con il dovere costituzionale di solidarietà e con quello internazionale di equità tra gli Stati.
 

Le principali richieste specifiche avanzate dai ricorrenti al giudice sono:

  •     dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all'emergenza climatica;
  •     condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Questa percentuale è calcolata tenendo conto delle responsabilità storiche dell'Italia nelle emissioni clima-alteranti e delle capacità tecnologiche e finanziarie attuali; in conformità ai principi di equità e di responsabilità comuni ma differenziate che caratterizzano il diritto climatico.

Questi principi sono di massimo rilievo nel calcolo del "giusto contributo" di riduzione (cosiddetto Fair share) che ogni Stato è tenuto a garantire per contribuire in maniera equa al raggiungimento dell'obiettivo dell'Accordo di Parigi. (Report di Climate Analytics "Obiettivi e politiche climatiche dell'Italia nel rispetto dell'Accordo di Parigi e delle valutazioni di Equity globale", qui la versione in italiano)