Innovazione

Flessibili e fotovoltaici. Quei pannelli solari italiani nati dall’intuizione di un innovatore di 78 anni

Si chiama Ribes Tech ed è una startup di Milano frutto della collaborazione fra l'Istituto italiano di tecnologia e la Omet, azienda sorta a Lecco negli anni 60. Oggi produce una pellicola flessibile sulla quale stampa celle solari e che si può applicare a tutto. "Merito di un signore di 72 anni che nel 2011 bussò alle porte dell'Iit perché voleva guardare al futuro", racconta uno dei fondatori
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"No, non c'è un motivo preciso dietro la scelta del nome Ribes. Semplicemente ci piaceva. E poi la frutta nel campo della tecnologia funziona: dalla mela di Apple alla mora di Blackberry". Antonio Iacchetti, 37 anni, laurea e dottorato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano, racconta così la nascita di Ribes Tech. È un'azienda milanese che ha preso forma nei laboratori dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) e oggi conta cinque anni di ricerca e due milioni di euro spesi per creare una stampante capace di riempire un foglio di plastica di celle fotovoltaiche.

"Possiamo avvolgere un qualsiasi oggetto, anche molto piccolo, con i nostri pannelli", spiega Iacchetti, che è uno dei cinque cofondatori. "Un gruppo di sensori ad esempio, magari per rendere più intelligente un edificio con una spesa minima, dato che non serve un collegamento alla rete elettrica né la manutenzione periodica per cambiare le batterie. Oppure si possono applicare su una bottiglia per trasformare l'etichetta in un piccolo schermo che cambia secondo le esigenze. E il bello sta nel poter sfruttare la luce artificiale delle lampadine".  

 

Non è l'unica startup che sta lavorando a questa tipologia di pannelli che potenzialmente potrebbero cambiare molto le nostre vite. Solo in Europa se ne contano almeno sei: due producono pellicole fotovoltaiche come quelle di Ribes, altre tre stanno lavorando su dei prototipi. Poi c'è la svedese Exeger, che ha fornito di recente la sua tecnologia alla Urbanista, anche lei di Stoccolma, per le prime cuffie bluetooth alimentate da un pannello solare posto nell'archetto. La differenza di Ribes starebbe però nell'estrema flessibilità del materiale che realizza, tale da poterlo adattabile ad una gamma di oggetti molto ampia.

"A casa in media abbiamo un solo termostato perché collegarne tanti è complicato", sottolinea Iacchetti. "Se venissero alimentati in autonomia se ne potrebbero istallare altri ed avere una gestione più puntuale della temperatura con meno sprechi. Si può rendere smart anche un armadio o un letto con un sistema simile o qualunque altra cosa venga in mente". Il mercato di riferimento è chiaro: l'Internet delle cose (Iot, acronimo di Internet of things) che già oggi vale circa 381 miliardi di dollari ma che nel 2025 dovrebbe raggiungere il trilione e 800 miliardi stando a Fortune Business Insights.

 

Ma la cosa più curiosa di Ribes Tech sta nel suo primo vero fondatore, che non era né un ricercatore né un giovane. Fosse ancora in vita avrebbe infatti 88 anni. Angelo Bartesaghi, scomparso nel 2011, è stato l'anima della Omit, azienda che realizza macchine da stampa fondata in un garage di Lecco nel febbraio del 1963.

Poco prima di morire Bartesaghi capì che il suo mondo, e la sua azienda, dovevano evolvere. Così si presentò all'Iit. Voleva sapere se si poteva avviare un progetto di ricerca per costruire stampanti di nuova generazione. All'Istituto italiano di tecnologia in quegli anni stavano infatti sperimentando delle soluzioni per la stampa di circuiti elettronici su materiale flessibile. Cinque anni dopo, partendo dall'accordo fra Iit e Omet che aveva dato il via alle prime sperimentazioni, nasceva Ribes Tech.

"Non l'ho mai conosciuto Angelo Bartesaghi, sono entrato nel gruppo di ricerca poco dopo la sua scomparsa", conclude Antonio Iacchetti. "Ma è vero, è stato lui il primo ad avere l'intuizione. Sapeva che per dare un futuro all'azienda bisognava guardare avanti". A dimostrazione che per innovare non bisogna necessariamente avere meno di trent'anni. Ora Ribes è in cerca di partner per avviare le prime vere produzioni e ha cominciato ad affacciarsi all'estero partecipando ad aventi come il Web Summit di Lisbona convinta che quel che ha per le mani potrebbe trasformarsi presto in una miniera d'oro.