Economia

Chi e come gestirà i 4,7 miliardi stanziati dalla manovra per clima e inquinamento

Il Fondo italiano per il clima è un nuovo soggetto che, con 840 milioni l'anno fino al 2026, potrà investire, finanziare e fornire garanzie alle imprese, per facilitare il raggiungimento degli obiettivi internazionali sull'ambiente
1 minuti di lettura

Il disegno di legge di bilancio per il 2022 appena varato dal governo Draghi prevede lo stanziamento di risorse per 4,7 miliardi da qui al 2026 nei due nuovi fondi per clima e inquinamento. La principale novità è l'istituzione, nello stato di previsione del ministero della Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani, del Fondo italiano per il clima, con una dotazione di 840 milioni annui dal 2022 al 2026, per un totale di 4,2 miliardi.

Come si legge nel testo del disegno di legge, "il fondo è destinato al finanziamento di interventi a favore di soggetti privati e pubblici, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell'ambito degli accordi internazionali sul clima e tutela ambientale ai quali l'Italia ha aderito".

Tecnicamente, il Fondo per il clima può "assumere capitale di rischio mediante fondi di investimento, fondi di fondi o capitale di debito", quindi da quel che pare di capire senza acquistare direttamente quote azionarie di società, nonché erogare finanziamenti diretti e indiretti e concedere garanzie. Inoltre, "può intervenire anche in cofinanziamento con istituzioni finanziarie europee, istituzioni finanziarie multinazionali e sovranazionali, fondi multilaterali di sviluppo" aggiunge la legge di bilancio.

A gestire il fondo sarà la Cassa depositi e prestiti (Cdp), controllata per oltre l'80% dal Tesoro, "sulla base di apposita convenzione da stipulare con il ministero della Transizione ecologica", il quale, con uno o più decreti e di concerto con via XX Settembre, stabilirà anche "le condizioni, i criteri e le modalità per l'utilizzo delle risorse".

La manovra appena varata prevede poi un'altra importante novità, l'istituzione del Fondo per l'attuazione del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico, con dotazioni di 50 milioni di euro nel 2023, 100 milioni nel 2024, per salire ulteriormente a 150 milioni di euro nel 2025 e fino ad arrivare a 200 milioni l'anno nel periodo dal 2026 al 2035. Ciò implica lo stanziamento di risorse per 500 milioni da qui al 2026, senza contare gli ulteriori 1,8 miliardi previsti per i nove anni successivi.
Il fondo nasce con l'obiettivo di "finanziare l'attuazione delle misure" previste dal "programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico di cui al decreto legislativo 30 maggio 2018, n. 81, nonché di rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni assunti dall'Italia".

Anche in questo caso, le modalità di utilizzo delle risorse saranno stabilite con appositi decreti del ministero retto da Cingolani, di concerto con i ministri dell'Economia e delle finanze, dello Sviluppo economico, delle Politiche agricole alimentari e forestali, delle Infrastrutture e della Salute "per gli aspetti di competenza". La decretazione del ministro della Transizione ecologica, introdotto dal governo Draghi, sarà quindi fondamentale per la traduzione in pratica dei due principali interventi previsti per clima e ambiente.