Emissioni

Il bla-bla-bla sui combustibili fossili. L'Onu: "La produzione raddoppierà rispetto agli Accordi di Parigi"

Joe Raedle/Getty Images 
L'Unep analizza i programmi di governi e produttori dei 15 principali Paesi impegnati nel fossile. Strategie in controtendenza rispetto a quelle necessarie per limitare il surriscaldamento
2 minuti di lettura

Incompatibili. Preoccupanti. Più vicini ai "bla bla bla" di Greta Thunberg che ad azioni concrete ed efficaci per invertire la rotta. I piani delle principali economie del mondo, dice un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, prevedono di produrre più del doppio di combustibili fossili al 2030, rispetto a quanto sia coerente con il raggiungimento degli obiettivi climatici degli Accordi di Parigi.


 
Più del doppio dunque di carbone, petrolio e gas che vanno esattamente in controtendenza rispetto alle ricette indicate per tentare di frenare l'avanzata del surriscaldamento, le stesse indicazioni di decarbonizzazione che invocano i ragazzi del clima e che anche i potenti presenti al PreCop di Milano avevano sottolineato.
 
Il rapporto annuale dell'Unep (programma ambientale delle Nazioni Unite) ha analizzato i 15 principali produttori di combustibili fossili al mondo, scoprendo che quanto prevedono di produrre in totale è di circa il 110% in più di combustibili fossili al 2030 rispetto a quanto sarebbe coerente per limitare le temperature ai famosi  +1,5 gradi, e il 45% in più rispetto a limite dei +2 gradi.

L'analisi si concentra sulle economie di Australia, Brasile, Canada, Cina, Germania, India, Indonesia, Messico, Norvegia, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. Il rapporto sottolinea inoltre che la maggior parte dei produttori di petrolio e gas intende aumentare la produzione da qui fino al 2030 e oltre; quella di carbone dovrebbe invece subire un arresto ma alcuni importanti produttori - come l'Australia - prevedono di insistere e aumentare in parte fino al 2040.

Questo - dice l'Onu - porterà a circa il 240% in più di carbone, il 57% in di petrolio e il 71% di gas nel 2030,  rispetto appunto a quanto necessario per ridurre il tasso di riscaldamento globale a 1,5°C. Dei combustibili fossili citati, il gas è quello che aumenterà maggiormente nei prossimi vent'anni, sempre in base all'analisi dei piani dei governi.
Piani che vanno dunque in controtendenza sia alle indicazioni della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia, che aveva dichiarato la necessità di smettere con i finanziamenti ai combustibili fossili nel tentativo di arrivare davvero alle zero emissioni nel 2050, sia con la maggior parte degli intenti dei 196 Paesi del mondo i cui leader si riuniranno a Glasgow tra meno di due settimane per prendere parte alla Cop26, la Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite.

Realizzato da Unep, dagli esperti dello Stockholm Environment Institute, dell'International Institute for Sustainable Development e da diversi altri istituti, il rapporto ribadisce che "la produzione globale di carbone, petrolio e gas deve iniziare a diminuire immediatamente e rapidamente per essere coerente con la limitazione del riscaldamento a lungo termine a 1,5 °C"  sostiene Ploy Achakulwisut, autore principale dello studio, ma a quanto pare i piani governativi dei principali produttori di fossili non vanno in questa direzione e sono dunque "incompatibili" con gli obiettivi fissati nell'Accordo di Parigi.
 
Tutti dati molto simili, quelli rimarcati dall'Unep, al report del 2019, a dimostrazione che poco è cambiato da parte delle economie più impattanti e sempre secondo l'analisi la maggior parte dei governi continua anche a fornire un "supporto politico" ai produttori di combustibili fossili.
"I governi continuano a pianificare e sostenere livelli di produzione di combustibili fossili che sono di gran lunga superiori a quello che possiamo bruciare in sicurezza" ricorda ancora Achakulwisut.

Nonostante ciò, bagliori di speranza arrivano per esempio dagli impegni e dalle dichiarazioni delle banche e dei grandi gruppi d'investimento che hanno diminuito, se non in alcuni casi fermato, i finanziamenti a petrolio gas e carbone, anche in alcune delle nazioni economicamente più importanti.

Per limitare davvero il surriscaldamento globale però, afferma Andrea Meza, ministro dell'ambiente e dell'energia del Costa Rica che ha commentato il report, "c'è una verità semplice ma potente: dobbiamo smettere di pompare petrolio e gas dalla terra se vogliamo raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi. Insieme alla Danimarca, stiamo guidando la creazione della Beyond Oil and Gas Alliance per porre fine all'espansione ed estrazione dei combustibili fossili e pianificare una transizione giusta per i lavoratori, iniziando a liquidare la produzione esistente in modo controllato".