Vivere green

Barcolana, la rotta è green. "Recupero dei materiali e più donne al timone"

Alla vigilia della Barcolana53 il presidente Mitja Gialuz racconta come la regata dovrà sempre di più sensibilizzare sui problemi del mare. E aggiunge: "Serve una filiera per il recupero delle vecchie imbarcazioni in vetroresina"
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La rotta è tracciata, la bussola punta su una direzione chiara: rispettare il mare, in tutti i modi possibili. Costruendo una filiera per il recupero delle vecchie barche a vela in vetroresina, sfruttando nuovi materiali riciclabili come canapa e lino, puntando sulle figure dei responsabili ecologici a bordo. Ma anche "affidando sempre di più il timone alle donne, per veleggiare verso il futuro". E ancora "coinvolgendo tutti gli amanti del mare in ogni buona pratica per proteggerlo".

 A Trieste domenica 10 ottobre prenderà il via la Barcolana 53. Circa 1500 barche iscritte e come da tradizione sulla stessa linea di partenza ci saranno le grandi imbarcazioni tecnologiche insieme alle piccole vele di semplici appassionati. Al di là della regata però, la Barcolana post pandemia vuole avere sempre più "un ruolo di sensibilizzazione nel rispetto dell'ambiente" spiega il presidente Mitja Gialuz, che guida la Società Velica di Barcola e Grignano.  

Per questo a Trieste a trainare la gara autunnale in questo 2021 è il Barcolana Sea Summit, un vertice tutto concentrato sul rapporto fra barche, mare e ambiente, al quale hanno preso parte navigatori, scrittori, campioni olimpici ed esperti del mondo della nautica. Un summit per ribadire l'importanza di trovare una strategia comune, dice Gialuz, nell'affrontare le sfide della crisi climatica, dell'inquinamento, di una sostenibilità che funzioni anche nel mondo della vela. A Green&Blue il presidente della Barcolana, a poche ore dalla partenza, spiega le sue idee per un futuro che, dice,  dovrà essere proprio sempre più "verde e blu".

Cosa fa la Barcolana per la salvaguardia dell'ambiente?

"Barcolana da anni si è assunta una responsabilità informativa sulle tematiche ambientali, ribadendo il principio che ciascuno deve prendersi cura dell'ambiente. Nel 2020 siamo stati la prima regata al mondo che ha introdotto la figura del responsabile ecologico di bordo: oltre a skipper o timoniere, una persona che si occupa della sostenibilità, dalla spesa sino alla raccolta differenziata in  barca. Crediamo che dopo la pandemia i processi già in corso, come quello della sostenibilità, vadano velocizzati: per questo abbiamo lanciato Barcolana Sea Summit, un contenitore per parlare di mare, economia circolare e sostenibile nel mondo della nautica e dei porti".

Da velisti, come è cambiato il mare negli ultimi anni?

"L'impatto del cambiamento climatico è impressionante, ci rendiamo conto che viviamo in un mare interessato da fenomeni meteo violenti, inediti, con tempeste che sembrano tropicali più che i 'neverini' (come li chiamiamo a Trieste), temporali stagionali. E' indubbio che qualcosa sta cambiando e non siamo abituati a ciò nel Mediterraneo: fa impressione la velocità e radicalità di questi episodi. Qui siamo abituati alla Bora, ma ora ci sono sempre più trombe d'aria e fenomeni estremi: anche programmare la Barcolana è sempre più difficile a causa del meteo".



E poi c'è il problema inquinamento, in tutte le sue forme.

"Chi va per mare si accorge di un cambiamento del mare. L'Adriatico sta diventando un mare gelatinoso, in cui sia ha la sensazione che ci siano più meduse che pesci. Lo vediamo dalle barche: le noci di mare (specie aliena, ndr) fino a qualche anno fa non c'erano, negli ultimi anni ce ne sono a tappeti. La temperatura del mare sembra innaturale, è sempre più caldo, acidificato, con meno biodiversità, con i livelli del mare in aumento, basta pensare ai problemi di Venezia. E poi certamente il tema delle plastiche: abbiamo appena concluso la Round Italy, regata partita da Genova e arrivata a Trieste, e i partecipanti ci hanno parlato proprio del problema plastica, di pochi pesci e cetacei, ma sicuramente l'inquinamento era ben presente in alcune aree. Dobbiamo tutti prenderci cura della salute del mare che significa salute della Terra".

Una delle difficoltà che ora dovrà affrontare il mondo della vela è il recupero, per esempio delle vecchie imbarcazioni. Come?

"Uno dei temi del Sea Summit è proprio il fine vita delle imbarcazioni. Ormai le imbarcazioni in vetroresina hanno 50 anni e quindi occorre prendersi carico di questo problema: molte barche rimangono nei porti perché costa di più lo smaltimento, visto il materiale, che la manutenzione. Così restano in condizioni anche pericolose semplicemente perché non si sa come smaltirle. Oggi però ormai ci sono delle tecnologie che consentono di smaltire la vetroresina e recuperare componenti e quindi garantire una seconda vita ai materiali delle barca. Quindi si tratta di costruire una filiera, anche dal punto di vista normativo, che consenta di rendere sostenibile questa attività anche economicamente. Il tema è sia sostenibilità economica sia un percorso per cui si pensi al fine vita della barca già dall'inizio della costruzione: non si può continuare come oggi a pesare solo sull'ultimo acquirente. Una sfida che con Confindustria Nautica e altri attori del settore dobbiamo affrontare al più presto".



Quali saranno i materiali del futuro per le imbarcazioni?

"Alcuni nuovi materiali promettono bene. Per esempio l'uso del lino e della canapa, materiali meno impattanti. Poi il carbonio, che può essere rigenerato, lo abbiamo visto con stampi e foil di Luna Rossa o quelli riusati dal cantiere Persico. Sono prospettive che diventeranno presto realtà. Bisogna spingere in tal senso anche in termini di ricerca".

La rotta delle barche a vela sostenibili è dunque tracciata?

"Dopo la pandemia il mondo è cambiato. Il panorama è diverso da prima e il tema sostenibilità e delle responsabilità dell'uomo devono essere sempre più al centro, bisogna cambiare rotta: basta sfruttare le risorse e rispettiamo il mare tutti insieme. Serve un modello diverso e la barca a vela in questo può essere protagonista nella sensibilizzazione. Per troppo tempo anche i velisti non sono stati attenti, ma ora si sta diffondendo una cultura dell'ambiente che può consolidare questa nuova rotta".

Un percorso con sempre più donne al timone.

"Nella Barcolana 2021, 53esima edizione, abbiamo introdotto un premio per la prima barca che avrà come timoniere una donna. La barca è metafora di vita: servono più donne al timone, delle istituzioni, delle imprese, delle realtà sociali. In un mondo con le donne al timone - e non più in cambusa - si veleggia davvero".