Economia green
La scultura con il simbolo dell'Euro davanti alla sede della Banca centrale europea a Francoforte. Daniel  Roland/AFP via Getty Images 

Un patto fiscale verde per controllare insieme il clima e i bilanci

Un rapporto del centro di studi economici Bruegel raccoglie dati e propone soluzioni per aiutare i governi a risolvere il rebus del consolidamento dei bilanci statali rispettando le linee guida Ue sulla riduzione delle emissioni

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Gli investimenti addizionali, cioè quelli da fare in più rispetto a una situazione in cui non ci fossero da rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni posti dall’Europa, saranno fra lo 0,5 e l’1% per tutto il prossimo decennio. Per questo, aumentare gli investimenti “verdi” e nel frattempo consolidare i deficit statali, come pure impone la stessa Unione, "sarà una gigantesca sfida".

Per aiutare i governanti a risolvere questa sciarada, il Bruegel, l’importante centro studi economici di Bruxelles, ha predisposto un corposo rapporto pieno di dati, statistiche e simulazioni, presentato come contributo scientifico ufficiale al vertice dell’Ecofin del 10-11 settembre a Lubiana.

"Il consolidamento dei bilanci statali – dice lo studio – potrà essere gradualmente conseguito senza deviare dalle linee guida dell’Ue, purché queste direttive siano dotate della necessaria flessibilità. Le esperienze del passato parlano di eccessivi consolidamenti di bilancio che hanno portato a eccessivi tagli di investimenti invece necessari: questa volta, si dovrà considerare la necessità di un massiccio incremento di determinati investimenti".

Il messaggio è chiaro: nel ripristinare il patto di stabilità, i ministri dell’Economia riuniti a Lubiana con lo scopo di iniziare a predisporre il ritorno alle regole di bilancio sospese per la pandemia, dovranno considerare inderogabilmente quest’aggiuntiva necessità. Il report è esplicito: "La migliore opzione per evitare tensioni controproducenti sarà l’instaurazione di una 'golden rule', che preveda lo stralcio dai calcoli sul deficit e sul debito nazionali degli investimenti intrapresi per fronteggiare il riscaldamento della Terra".

Né dovrà arrestare il processo il rapporto non sempre lineare e immediato fra questi investimenti e la crescita economica. La chiave è il coinvolgimento dei privati in questo processo: "In ogni caso, un preciso quadro regolatorio e un più alto prezzo delle emissioni (il riferimento è al mercato europeo dei “diritti a inquinare”, ndr) dovrebbe incentivare gli investimenti privati e anche ridurre i costi pubblici. Tutti questi ingredienti dovranno essere combinati per un nuovo patto fiscale verde".

Il momento è ora, e non a caso summit come questo di Lubiana preparano a un ritorno alla normalità, comprese le regole di bilancio comunitarie.

"L’economia europea – scrive il report – sta gradualmente uscendo dalla sua peggior recessione dai tempi della seconda guerra mondiale. Dopo una caduta complessiva del 6% nel 2020 (l’8,9% in Italia, ndr), il tasso di crescita previsto è del 4,8% quest’anno (5,8% in Italia, ndr) e di un altro 4,5% nel 2022. Ma queste stime continuano a essere minacciate da pesanti fattori di incertezza".

Il primo di questi fattori è ovviamente l’andamento della pandemia e delle varianti che ritardano la soluzione, "ma ulteriore preoccupazioni destano le persistenti fratture apertesi nella catena globale del valore", che non saranno risolte se non quando il coronavirus sarà definitivamente sconfitto. Per dimostrare quanto sarà difficile contenere il climate change proprio nel momento in cui c’è da riassorbire una crisi economica di queste proporzioni, il rapporto riassume le cifre del costo finanziario della pandemia, che è da brividi come quello sanitario: "I livelli del debito si sono sostanzialmente innalzati: il deficit dei bilanci dell’Unione sono saliti dallo 0,5% del Pil nel 2019 al 7,5% del 2021, le garanzie pubbliche sui prestiti dal 5 al 10% del Pil, il debito pubblico dal 79 al 94%, e molto di più in alcuni Paesi (primo fra tutti l’Italia con il 154%, ndr)". In questo quadro la “fiscal exit”, cioè il recupero di sostenibilità delle finanza pubbliche, "sarà di sostanziale importanza", ma altrettanto importanti saranno gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra messi in campo proprio ora dall’Unione, compreso il piano “Fit for 55”.

Con un’ennesima avvertenza:

"Tutto sommato la quota mondiale delle emissioni in carico all’Europa è relativamente modesta, ma allo stesso tempo può essere decisivo il ruolo dell’Europa stessa nelle tecnologie di riduzione della CO2 che potranno essere usate su scala globale".

Il rapporto contiene infine alcune simulazioni. In uno scenario “mediano”, gli investimenti addizionali, solo in parte finanziati con il piano “NextGenEu” sono di 360 miliardi di euro l’anno da qui al 2050, per arrivare a 1.040 miliardi rispetto ai 683 investiti annualmente nel passato decennio. Sempre che si voglia rispettare anche il passaggio intermedio del 2030. Come quota del Pil, è un passaggio dal 5,3% al 7%. Insomma, un investimento di importanza senza eguali, da affrontare con coraggio, con realismo, senza sprechi. E soprattutto senza indugi.