Riciclo

Uno smartphone ricondizionato per inquinare meno e salvare l'ambiente

La start up Enjoy Ricondizionati di Dalila e Stefano Petrillo si basa sui principi dell'economia circolare limitando l'utilizzo di terre rare, principalmente utilizzate per le batterie, e riducendo i Raee
3 minuti di lettura

Secondo il Globale E-Waste Monitor 2020 entro il 2030 ci troveremo a gestire il problema dello smaltimento di oltre 74 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. In fondo non c'è da meravigliarsi, è in qualche modo un effetto inevitabile della cosiddetta elettronica di consumo, attivissima nello sfornare novità a ritmi serrati, certa di appassionati di tecnologia disposti a interminabili code notturne pur di possedere l'ultimissimo modello di smartphone. 

Ma gli effetti ambientali di una tecnologia diffusa oggi in modo così capillare e in qualche modo "usa e getta" sono molteplici e non più trascurabili. È sotto i riflettori lo shortage di "terre rare" - un gruppo di 17 elementi, funzionali a molteplici applicazioni tecnologiche - a tal punto che la produzione dei chip e schede madre per il mercato della tecnologia di consumo e dell'automotive è in forte crisi, tanto da ritardare le produzioni e da far aumentare il costo dei prodotti in maniera esponenziale.

Anche per questo nel mondo tech si fa strada da anni un nuovo trend, accentuato dalla pandemia, che fa bene all'ambiente e alle tasche del compratore: è quello del mercato dei prodotti tecnologici ricondizionati (refurbished) che, con un valore stimato di 80 miliardi di dollari, conta già tra i protagonisti colossi dell'e-commerce come Amazon o produttori come l'antesignana Apple.

Scegliendo un prodotto ricondizionato i consumatori arrivano a risparmiare fino e oltre il 60% rispetto al prezzo di listino, ma le ragioni di una crescita così rapida non possono essere ridotte a una mera questione economica: se scegliamo un prodotto tecnologico ricondizionato l'ambiente ci ringrazia, e molto, in termini di diminuzione delle emissioni di CO2, di utilizzo di energia necessaria per produrre i dispositivi, di rifiuti generati da smaltire, per non parlare poi di tutti i temi legati  allo sfruttamento dei lavoratori.

Il mercato degli smartphone è un tassello di questa battaglia tecnologica per la sostenibilità: comprando un telefono ricondizionato si risparmiano infatti 185 grammi di rifiuti tecnologici, si taglia dell'84% il peso in termini di CO2 rispetto all'acquisto di uno nuovo e si evita l'estrazione di oltre 200 chili di materiali rocciosi necessari per le materie prime utili alla produzione di un articolo nuovo. Inoltre, chi compra ricondizionato tende a tenere un telefonino più a lungo rispetto a chi compra l'ultimo modello, posticipando la questione dello smaltimento (solo poco più del 17% dei materiali viene oggi recuperato, inoltre lo smaltimento spesso gestito ancora in modo criminale, non si contano più i sequestri di rifiuti speciali diretti verso i porti africani). 

È proprio nel nome di una "tecnologia sostenibile"  ed economicamente accessibile che nel 2015 nasce Enjoy Ricondizionati, startup che oggi conta una trentina di lavoratori, l'80% donne, fondata dai due fratelli Dalila e Stefano Petrillo (30 e 34 anni). Enjoy, si basa sui principi dell'economia circolare limitando l'utilizzo di terre rare, principalmente utilizzate per le batterie, e riducendo i Raee (i rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici). "L'idea nasce nel 2014 quando lavoravo negli Emirati Arabi e ho avuto a che fare per la prima volta con i telefoni ricondizionati Apple. La nostra idea di base è fornire ai clienti accesso a una tecnologia "trendy" ricondizionata come nuova, garantendo la sostenibilità e prezzi vantaggiosi", spiega Stefano.

Un prodotto ricondizionato è un device che subisce numerose fasi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, un processo che è molto più complesso rispetto a una semplice riparazione. I prodotti di Enjoy Ricondizionati provengono da canali b2b e b2c: sono ricambi tecnologici che altrimenti le aziende sarebbero costrette a smaltire come rifiuto speciale o telefonini messi nel cassetto da privati per modelli più aggiornati. Accuratamente scelti subiscono 60 test tra controllo qualità, analisi preventiva dei componenti, test hardware e software, rigenerazione e infine igienizzazione del dispositivo. "Sono tutti passaggi essenziali per garantire al 100% la qualità del prodotto. Ciascun device viene poi venduto dotato di garanzia post vendita".

Secondo Counterpoint Technology  oggi il mercato ricondizionati ha di fatto raggiunto il 10% del totale dei telefoni venduti per un valore che oscilla tra i 17 miliardi di dollari e i 120 milioni di apparecchi rigenerati a livello globale. Enjoy Ricondizionati ha fatto il suo ingresso in questo mercato proponendo soprattutto smartphone e siglando importanti accordi con partner come Tim e Carrefour; oggi l'offerta copre tutte le tipologie  tecnologiche, dagli smartwatch ai pc, fino ai monopattini. "Dall'inizio della nostra attività abbiamo ricondizionato circa 15mila dispositivi, con una stima di risparmio per l'ambiente che possiamo misurare in 600.000 kg/m3 di Co2".

La pandemia ha accelerato questo trend, con famiglie costrette a dotarsi di tablet e pc per lo smartworking e per consentire contemporaneamente ai proprie figli di seguire la didattica a distanza. "Credo nella democrazia digitale. Durante la pandemia abbiamo lavorato duramente, convinti che nessuno dovesse rimanere indietro. E mi riferisco agli studenti volenterosi di famiglie meno agiate".

La vocazione green e sostenibile è al centro del lavoro della startup, dal recupero dei materiali fino al packaging ecologico. "Spediamo i nostri device ricondizionati imballati in cartone compostabile: una volta in acqua, si dissolve senza impattare nell'ambiente in pochissimi giorni e i nostri collaboratori partecipano a un piano welfare basato sull'istruzione dei propri figli. L'anno scorso il nostro gruppo è stato valutato 2 stelle e mezzo su 3 nel rating di legalità dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, traguardo che rispecchia la nostra etica aziendale".