Gli itinerari del cicloturismo
Ciclovia dei Gessi. Marchetti 

Da Faenza a Brisighella, sulla salita di Cassani

In bici per una Romagna bellissima, selvaggia e ancora da scoprire. Tra colline verdi e l’affascinante scenario del Parco Regionale della Vena del Gesso, un labirinto friabile di grotte, cunicoli e insenature misteriose che si estende per 25 km

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Davide Cassani, ct della nazionale italiana di ciclismo e originario di Faenza, quando correva doveva farla in cinque minuti. In cima lo aspettava, infatti, il suo direttore sportivo con il cronometro in mano: se ci metteva anche un solo secondo in più erano dolori!

È la salita del “Monticino”, nel cuore della Romagna meno nota, lontana dai lidi della vita notturna Rimini, Riccione, Cattolica o Cesenatico. Eppure è una Romagna bellissima, a suo modo selvaggia e ancora tutta da scoprire. Una terra immersa tra colline verdi e l’affascinante scenario del Parco Regionale della Vena del Gesso. Quest’ultima è una dorsale argentata di origine carsica visibile a chilometri di distanza. Un elemento del paesaggio, apparentemente anomalo, che spezza completamente il continuum fatto di colline e campi coltivati. Sembra una catena dolomitica trapiantata d’improvviso qui, nel centro Italia.

La vena del gesso romagnola si estende per 25 chilometri: è la più lunga d’Italia. Al suo interno si nascondono grotte, cunicoli, anfratti e insenature misteriose. Una sorta di labirinto di materiale friabile. Da qui si estraeva il gesso, una risorsa preziosa per tutto il territorio per lunghissimo tempo: visitate il Museo dell’Uomo e del Gesso ospitato nella Rocca di Brisighella. Potreste imbattervi in storie che non immaginavate.

Una veduta della Vena del Gesso romagnola. Getty 

Il nostro itinerario parte da Faenza, città della maiolica, per farvi rientro dopo 80 chilometri vallonati. O, come si dice in gergo ciclistico, di “mangia e bevi”. Il dislivello complessivo del percorso è di circa 1.000 metri. Un itinerario ben composto: mai troppo impegnativo, ma nemmeno per principianti assoluti. La bici più adatta? Da corsa, da turismo o, se preferite, anche gravel (non tutte le strade sono in ottime condizioni). L’importante è che sia munita di cambio: ci sono parecchie salite.

Grazie ai numerosi punti di interesse, dove la sosta è d’obbligo, questo è un giro adatto a qualunque tipo di ciclista. Fatelo con calma, ma fatelo: non ve ne pentirete.

I primi 15 chilometri, appena usciti da Faenza in direzione nord, sono quelli più trafficati: siamo sulla celebre via Emilia. Una strada che è anche sinonimo di identità regionale.

Giunti a Imola, si volta però a sinistra costeggiando il fiume Santerno. Una decina di chilometri su e giù (tranquilli, mai nulla di serio) “a mollo” tra campi coltivati e vigne bucoliche.

A Fontanelice si comincia invece a fare sul serio: ecco la salita per il passo del Prugno, "Cima Coppi" della nostra uscita. In altre parole: 7 chilometri, con una pendenza media del 5% e una punta massima del 10%. Inserite un rapporto agile e procedete con massima regolarità, cercando il più possibile di guardarvi intorno: da qui la vena del Gesso si mostra in tutto il suo splendore. La successiva discesa è quella che conduce a Casola Valsenio, dove si riprende subito a salire per Monte Albano, seconda ascesa di giornata: 5 chilometri al 5% di pendenza media. A Zattaglia ci attende l’ultima fatica: è la salita al Monticino, quella “dei 5 minuti” di Davide Cassani. Voi fatela però anche in 20’, o in mezz’ora se preferite. L’importante è che rispettiate il primo comandamento del cicloturista: slow e curioso.

Poco più avanti si giunge a Brisighella, nella cui splendida rocca c’è il Museo dell’Uomo e del Gesso, come detto. Piccolo borgo della Romagna che non ti aspetti, Brisighella accoglie i visitatori dolcemente, con le sue case color pastello: intrufolatevi furtivi nella via degli Asini. È un’antica strada sopraelevata in cui la luce giunge solo attraverso le caratteristiche finestre ad arco. Un tempo era anche coperta e fungeva da baluardo difensivo per tutto il borgo. Poi è diventata una importante via di comunicazione: qui i “birociai” transitavano con il loro carico di gesso, proveniente dalle cave.

La rocca di Brisighella ospita il Museo del GEsso 

Ve ne andrete da Brisighella a malincuore: come sempre, quando si lascia un tesoro appena scovato.

Gli ultimi 12 chilometri, quelli per rientrare a Faenza, sono tutti in leggera discesa: ideali per rilassarsi (senza mai perdere l’attenzione però: dopo tutto siete in bicicletta) e per smaltire l’acido lattico accumulato. Ma sono utili anche per ripensare alle numerose bellezze appena scoperte. Una volta arrivati in centro a Faenza (che è meravigliosamente chiuso la traffico), toglietevi lo sfizio di perdervi tra i vicoli e i viottoli brulicanti di botteghe artigiane e negozietti che non t’aspetti. E, se ne avete il tempo e l’orario è quello giusto, fermatevi in una trattoria per pranzo: un piatto di cappelletti non ve lo toglie nessuno.

Distanza: 80 km

Dislivello: 1.000 m ca.

Tempo di percorrenza: 5 ore ca.

Dove: partenza e arrivo a Faenza (RA); altitudine massima 563 metri (passo del Prugno)

Livello: medio

Bici: da corsa o da turismo con marce (percorso interamente su strade asfaltate)