Energia

Uno standard di vita dignitoso per tutta l'umanità è energeticamente sostenibile? La risposta è sì

Homeless a San Paolo del Brasile. Nelson  Almeida/AFP via Getty Images 
Secondo uno studio garantire a tutti cibo, abitazione, vestiti, salute, mobilità, socialità, informazione, consumerebbe meno della metà dell'energia necessaria per tenere l'aumento delle temperature sotto gli 1,5 °C
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La produzione di energia è un fattore fondamentale per la qualità della nostra vita. Se dobbiamo però mantenerci sotto il rialzo di 1,5 gradi di temperatura fissato dagli Accordi di Parigi, potremmo temere di dover ridurre i nostri consumi e peggiorare la nostra condizione. In questo momento i combustibili fossili soddisfano l'80% delle necessità. E se dobbiamo farne a meno, o troviamo il modo di ottenerla in modo pulito, o sarà inevitabile dover fare altre scelte. Non tutti gli abitanti del Pianeta inoltre ne usano le stesse quantità. Il 60% della popolazione mondiale non raggiunge neppure gli standard minimi per vivere in modo dignitoso. Se tutti li ottenessero la nostra produzione di gas serra sarebbe dunque ancora maggiore. In molti ritengono quindi che la nostra fame energetica sia in conflitto con il cambiamento climatico. Non è così.

Uno studio internazionale pubblicato dall'International Institute for Applied Systems Analysis, un istituto di ricerca situato a Laxenburg vicino a  Vienna, ha analizzato le nostre necessità energetiche e ha scoperto che, per avere il necessario per tutti, non è necessario sforare i limiti di Parigi.

Ci servono cibo, ovvero produrlo, prepararlo e immagazzinarlo; riparo, vale a dire un sufficiente spazio abitativo, in una costruzione stabile, con riscaldamento e raffreddamento, ma anche i vestiti; salute, che si traduce prima di tutto nell'accesso all'acqua e alle medicine; mobilità cioè strade, trasporti pubblici, veicoli ed energia; socialità, che significa educazione, sistemi di comunicazione, informazione, e possibilità di partecipare agli eventi e socializzare. Metà di quanto è essenziale dovrebbe essere utilizzato per soprattutto per fornire case e un quarto per i trasporti. Studiando le aree povere e cercando di individuare i bisogni minimi, la ricerca ha però verificato anche che se li garantissimo a tutti quelli che ancora non li hanno sarebbe necessaria meno della metà dell'energia calcolata dai modelli climatici attuali. Sarebbe insomma possibile vivere in modo decoroso in tutto il mondo senza necessariamente provocare una crisi climatica irreversibile.

Senza dubbio la quantità di energia è aumentata drasticamente nel corso delle ere. Un precedente studio dell'università di Leeds ha calcolato che  i cacciatori raccoglitori del Paelolitico utilizzavano solo 5 gigajoules per persona all'anno. Nel 1850, si era arrivati a 20 gigajoules. Oggi, dopo lo sviluppo industriale, raggiungiamo gli 80 gigajoules. In totale si è passati da 1 petajoule (un milione di miliardi di joules) a 600.000.

Altre pubblicazioni precedenti hanno però calcolato quanto ci vuole per le nostre attività e in particolare per cucinare e conservare il cibo, per i nostri spazi, per il trasporto,  per la produzione e per l'agricoltura. La somma è 180 miliardi di miliardi di joules. Gli scienziati hanno dunque concluso che nonostante la popolazione cresca, sarebbe ancora possibile portare l'energia richiesta ai livelli degli anni Sessanta, ovvero il 60 per cento di oggi. E anche nelle società più sviluppate sarebbe possibile un taglio del 95 per cento continuando a mantenere un modo di vivere soddisfacente. Persino se arrivassimo a 10 miliardi.

Per fornire quanto è utile a chi in questo momento vive in condizioni estreme di povertà e in particolare all'Africa sub sahariana, all'Asia meridionale ma anche ad alcune regioni della Cina, entro il 2040, si dovrebbero produrre 156 exajoules (miliardi di miliardi di joules), la maggior parte dei quali vanno nella mobilità (65 EJ), in salute e igiene (27 EJ), nelle case (19 EJ) e nella nutrizione (20EJ). In tutto circa il 24 per cento della richiesta energetica del 2050.
L'ottenimento di una quantità di energia sufficiente è un fattore chiave per combattere la povertà. Finora la misura di questa condizione è stata basata sul reddito medio, che però nasconde molti aspetti del reale benessere. Lo studio degli standard minimi per una vita dignitosa fornisce invece una misura più concreta, basata su quanto effettivamente utilizziamo per sentirci bene.
Per permettere il raggiungimento di quello che serve anche a chi non ce l'ha sono richiesti solo 12 exajoules per anno e gli studiosi ritengono che andrebbero spesi soprattutto per case e trasporti.
Non sembra dunque che per garantire a ogni persona condizioni di vita dignitose non dovremmo limitare i servizi di base di nessuno, perché c'è un evidente eccedenza di energia. E si potrebbero risolvere il problema più grave di questo periodo, ovvero l'ingiustizia climatica.