Editoriale

La Cop26 che aspetta Godot

Una manifestazione di Extinction Rebellion a Londra (Justin Tallis / AFP) (afp)
Gli impegni per il clima sono stati presi ma i segnali che arrivano sono opposti. L'Ipcc: senza riduzioni immediate delle emissioni di gas serra limitare il riscaldamento sarà impossibile. E la conferenza di Glasgow teme un altro flop
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Il conto alla rovescia per la Cop26 di Glasgow è iniziato. A novembre nella città scozzese la conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite dovrà fare il punto sullo stato di salute del pianeta e ogni paese dovrà spiegare come intende intervenire per contrastare l’emergenza. Nelle settimane scorse sono arrivati impegni politici molto precisi su date e obiettivi da raggiungere, e l’ultimo rapporto del Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici è stato esplicito: il riscaldamento della terra è colpa dell’uomo, se non si fa qualcosa adesso le conseguenze saranno irreversibili. Tutto finalmente procede verso azioni comuni e condivise, dunque? Non proprio. Tanto che l’attesa per le conclusioni di Glasgow assomiglia in questa fase alla più nota e discussa opera teatrale di Samuel Beckett, quell’Aspettando Godot dove i due protagonisti, in una strada di campagna, aspettano e aspettano il signor Godot, il cui arrivo viene annunciato e sempre rinviato. Godot non arriva, e si vive perciò nell’attesa di ciò che dovrebbe avvenire, ma non avviene.

Clima, il riscaldamento globale in 3 minuti

Il Pianeta e i suoi abitanti sono Vladimir ed Estragon, i protagonisti della commedia di Beckett. Che aspettano il rispetto degli impegni per il clima, ma vedono il presidente americano Joe Biden da un lato chiedere il 40% delle auto elettriche sul mercato entro il 2030, e dall’altro chiedere di aumentare la produzione di petrolio per abbassare i prezzi della benzina. Che vedono la Cina impegnarsi formalmente per raggiungere la neutralità climatica entro il 2060, ma nel contempo aumentare gli investimenti per nuove centrali a carbone (Pechino è il maggior emettitore di gas serra al mondo). Che assistono a una Germania dove la transizione energetica verso le rinnovabili rallenta a favore del gas russo e dell’ampliamento delle miniere di carbone. Che plaudono alla crescita della coscienza ambientalista italiana ma restano stupiti di fronte ai dati Istat che certificano la riduzione della propensione nazionale al trasporto pubblico a favore del mezzo privato per gli spostamenti di studio o di lavoro. Se è così, Godot lo aspetteremo ancora a lungo. E il clima sarà la commedia infinita.