Clima

Mai così male: nel rapporto NOAA 2020 tutti i principali parametri battono i record (negativi)

Manifestazione di attivisti di Extinction Rebellion a Londra il 27 Agosto. Tolga Akmen / AFP (afp)
Il rapporto sullo stato del clima 2020 dell'agenzia federale Usa per oceani e meteo, compilato con l'aiuto di 530 scienziati di tutto il mondo lancia l'ennesimo allarme: dalle temperature ai livelli del mare, agli incendi non c'è un dato che si salvi
3 minuti di lettura

L'evento più cospicuo dell'anno scorso è stato sicuramente l'arrivo della pandemia. Il 2020 è stato però anche uno degli anni peggiori per il Pianeta. Dopo la pubblicazione del rapporto Ipcc che ha sottolineato che il tentativo di limitare il riscaldamento oltre 1,5 gradi non potrà avvenire a meno che non si intervenga immediatamente, un altro documento è stato pubblicato dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia federale americana che si occupa di oceanografia, meteorologia e climatologia. Compilato con l'aiuto di 530 scienziati di 66 Paesi, State of the Climate 2020 avverte che la Terra ha raggiunto lo stato peggiore mai raggiunto finora. Lo dimostra il monitoraggio di quanto avvenuto l'anno scorso realizzato attraverso la misura di molti parametri, che vanno dalle temperature ai livelli del mare, agli incendi.

Prima di tutto il 2020 è stato uno dei tre anni più caldi della storia, nonostante si sia manifestata La Niña, il fenomeno climatico periodico che, al contrario di El Niño, provoca un raffreddamento delle acque dell'Oceano Pacifico. Nessuno degli anni precedenti in cui La Niña era in corso è stato così caldo. Nella Death Valley, il 16 agosto, sono stati raggiunti i 54,4 gradi, il dato più alto dal 1931. In Europa 17 Paesi hanno riportato temperature medie da record. Anche il Messico, il Giappone e gli arcipelaghi dell'oceano Indiano sono andati oltre ogni limite. In Antartide il 6 febbraio alla stazione Esperanza, posta al termine della coda del continente, si sono registrati 18,3 gradi, più di 1,1 grado rispetto al precedente sforamento del 2015. Questo ha fatto si che più del 50 per cento della penisola abbia avviato processi di scioglimento. Nell'Artico il ghiaccio più vecchio e consistente è diminuito del 86 per cento, arrivando a rappresentare solo il 2 per cento di quello totale. Nessun ghiacciaio è stato risparmiato e la criosfera globale ha perso massa per il 33 esimo anno consecutivo.

Tutto questo calore non poteva che avere una conseguenza: gli incendi. La mancanza di umidità e la siccità ha creato condizioni ideali per la progressione del fuoco, che è comparso persino nell'Artico.
Il fumo ha prodotto 1.714 milioni di tonnellate di carbonio.

Anche i livelli dei mari hanno battuto ogni primato. Rispetto alla media del 1993, dunque non centinaia di anni fa, sono saliti di 9 centimetri. La crescita è in media di 3 centimetri per decennio e non sembra fermarsi. L'oceano continua il suo prezioso lavoro di assorbimento dell'anidride carbonica, ma l'anno scorso ne ha assorbito il 30% in più rispetto al decennio 1999-2019. Questo porta a un'acidificazione dell'acqua. L'84% della superficie marina ha inoltre subito almeno un'onda di calore marina.
Gli eventi meteorologici non sono stati da meno. Il super tifone Goni, il più potente che mai, si è scagliato sulle Filippine. Ci sono stati così tanti cicloni nell'Atlantico settentrionale che i meteorologi hanno terminato i nomi disponibili e hanno deciso di utilizzare solo le lettere greche seguite dal suffisso 2020. La regola è che quando sono particolarmente violenti, i nomi non vengono più attribuiti nuovamente. Il rischio è dunque che anche le lettere si possano esaurire. 102 tempeste tropicali hanno attraversato entrambi gli emisferi, molte di più delle 85 viste tra il 1981 e il 2010.
Oltre a questi eventi estremi quello che preoccupa è il motore di tutto, ovvero le emissioni dei gas climalteranti. Il Covid-19, che ha fermato e rallentato l'economia, non ha impedito di arrivare al livello più alto mai raggiunto di anidride carbonica, metano e ossido di azoto. La riduzione del 6-7%, circa 2 gigatonnellate di CO2, dovuta ai lockdown, non ha avuto alcun effetto se paragonata alle 1.500 gigatonnellate che l'uomo ha generato dai tempi della Rivoluzione industriale.
Questo gas ha un difetto: rimane nell'aria anche un migliaio di anni e non basta smettere per avere un risultato immediato. La concentrazione dell'anidride carbonica ha raggiunto nel 2020 le 412,5 parti per milione, oltre 2,5 più del 2019 e il dato più alto dei 69 anni da cui si effettuano le misurazioni. Ma i dati fossili delle bolle intrappolate nel ghiaccio hanno dimostrato che bisogna risalire indietro di 800 mila anni per trovare una situazione simile.


Il metano, che a un potere 80 volte maggiore della CO2 si è innalzato come mai in millenni. Viene prodotto da attività agricole, trattamento dei rifiuti e produzione di fonti fossili che corrispondono a circa il 60% di quanto emesso. Ma anche da batteri e microrganismi. I due tipi sono riconoscibili perché il primo contiene il carbonio 13 che è assente nel secondo. Gli studiosi hanno dunque notato che è proprio quest'ultimo che sta aumentando drasticamente. Evidentemente le alte temperature stanno promuovendo il metabolismo microbico e dunque peggiorando le cose anche in un caso in cui l'uomo non può intervenire. 
I ricercatori concludono ricordando che il 2021 non sarà migliore, perché ha già raggiunto numerosi estremi. Gli incendi hanno prodotto l'incredibile quantità di 4,7 gigatonnellate di anidride carbonica. Luglio è stato il mese più caldo mai documentato, A Lytton, in British Columbia si sono raggiunti i 49,6 gradi, a Siracusa, in Italia i 48,8, mai raggiunti in tutta Europa. Le alluvioni hanno devastato la Cina, la Germania, gli Usa, il Bangladesh, l'Afghanistan, la siccità ha colpito il Madagascar, gli Usa, il Sudamerica, l'Africa settentrionale.

È ormai evidente, dicono, che continuiamo a peggiorare ed è come se fossimo un paziente che, in una situazione di forte pericolo provocata dalla sua dieta, continui ad andare a mangiare al fast food e a bere birra.