Clima
Cambiamento delle precipitazioni medie annue tra il 1984 e il 2016 rispetto alla metà del 20esimo secolo

Source: Contractor et al., Journal of Climate
 

Le due facce del cambiamento climatico: un mondo metà deserto metà palude. Anche in Italia

A causa del riscaldamento globale il Pianeta sta diventando contemporaneamente sia più arido che più umido, a seconda della zona. "Tendenza visibile anche nel nostro Paese e destinata a intensificarsi"

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C'è un mondo secco, da un lato, e uno fradicio, dall'altro. Siccità e alluvioni sono le due facce di una medaglia chiamata cambiamento climatico. A causa sua il Pianeta sta diventando contemporaneamente sia più arido che più umido, a seconda della zona.

Prendiamo per esempio gli Stati Uniti. New York City e il Tennessee sono stati flagellati da piogge record e alluvioni devastanti, mentre la California e gli Stati occidentali stanno attraversando la siccità più profonda degli ultimi 20 anni. Un Est più umido e un Ovest più arido, come mostra la mappa creata usando i dati della National Oceanic and Atmospheric Administration. In media negli Stati orientali ha piovuto più negli ultimi 30 anni che non in tutto il ventesimo secolo, mentre in quelli occidentali le precipitazioni sono diminuite.

Cambiamento delle precipitazioni medie annue negli ultimi 30 anni rispetto al 20esimo secolo

Source: NOAA’s National Centers for Environmental Information 

"L'Italia è geograficamente diversa dagli Stati Uniti, ma nonostante sia decisamente più piccola si possono osservare gli stessi fenomeni", sostiene Donatella Spano, docente di Scienze e tecnologie dei sistemi arborei e forestali dell'Università di Sassari e advisor del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici. Basti pensare che a luglio, mentre le alluvioni colpivano la zona del lago di Como, la Sardegna bruciava insieme a buona parte del Sud e delle Isole.

"La particolarità è proprio la contemporaneità di questi eventi estremi", spiega ancora Spano. Zone di pioggia più abbondante del normale coesistono con zone in cui le precipitazioni sono assenti per lunghi periodi e si susseguono le notti tropicali, in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi. "E la tendenza è destinata ad aumentare, come dimostrano tutti i modelli climatici".

Su scala globale la situazione non è molto diversa: la maggior parte dell'Asia si è allagata a causa dell'aumento delle forti precipitazioni, così come buona parte dell'Europa settentrionale e centrale. Il tutto mentre il Mediterraneo soffre di siccità e incendi insieme all'Australia orientale e a gran parte dell'Africa.

Per determinare come le precipitazioni stiano cambiando nel corso del tempo, si analizza sia la quantità di pioggia caduta, sia la loro frequenza e intensità. Più che le precipitazioni medie, sono questi ultimi due fattori a essere aumentati. Gli acquazzoni più intensi sono un segno distintivo del cambiamento climatico: man mano che la temperatura sale, aumenta l'evaporazione, portando più umidità nell'aria. E siccome l'aria più calda può trattenere più umidità - circa il 7% in più per ogni grado Celsius di riscaldamento - quando piove, piove di più.

Non è chiaro se questi cambiamenti nelle precipitazioni rappresentino una caratteristica permanente del mondo "riscaldato" o se riflettano la variabilità meteorologica a lungo termine. Ma sono coerenti con le previsioni dei modelli climatici: più il mondo si riscalda, più ci saranno precipitazioni violente ma localizzate. Vale a dire: i luoghi aridi diventeranno sempre più aridi, mentre quelli umidi sempre più umidi.

Solo in Italia gli eventi climatici estremi sono aumentati del 9% negli ultimi 20 anni. "Il Paese ha un'alta vulnerabilità climatica e bassi livelli di resilienza", spiega Spano. E aggiunge: "Bisogna quindi lavorare a piani di adattamento che limitino i danni in accordo con l'area, perché il rischio climatico interessa tutta l'Italia, nessuna regione esclusa". Senza contare che il riscaldamento globale agisce su un territorio ad alto rischio idrogeologico e stress idrico. "Con gli eventi estremi - sottolinea - non solo diminuisce la quantità di acqua del Paese, ma anche la sua qualità. Così come gli incendi influiscono negativamente su quella dell'aria".

Un problema per la salute della popolazione, ma non il solo. "Non bisogna dimenticare l'impatto economico di questi eventi estremi ", conclude Spano. "C'è un costo nel gestire le emergenze, nel ricostruire quello che è andato distrutto. Un costo che rischia di aumentare la diseguaglianza economica delle regioni che, partendo da situazioni economiche diverse, non hanno gli stessi mezzi per ripartire".