Il caso

Nei vivai italiani mancano le piante per forestazioni e rimboschimenti

Manca almeno un terzo di quelli necessari per i programmi dei prossimi cinque anni del Recovery Fund e la superficie coperta dalle coltivazioni su larga scala ha perso diverse centinaia di ettari
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Piante, i vivai italiani fanno il tutto esaurito. La richiesta di alberi e arbusti da esterno in Italia supera di circa un terzo l'offerta disponibile oggi nelle aziende del settore. La crescita esponenziale della domanda è trainata dai programmi di forestazione, sia urbana che boschiva. Per far fronte alla situazione ed evitare eventuali speculazioni, le associazioni di categoria, dal Veneto alla Puglia, rilanciano i contratti di coltivazione, un modello innovativo già sperimentato per l'Expo di Milano nel 2015 e alla base del progetto "One Millions Trees of New York" poi replicato anche a Londra e Shangai.

Le municipalità, in altre parole, ordinano in anticipo grandi quantitativi di piante con caratteristiche precise, sia dal punto di vista genetico che in termini di dimensioni. Una formula che consente ai vivaisti di collocare già le piante prima di averle messe a dimora e alle città di assicurarsi una fornitura di qualità nei tempi richiesti. Quando ci sono in ballo milioni di piante, si rischia di fare un buco nell'acqua perché il mercato è saturo, così come accade lungo tutta la penisola, dove si parla già di tempesta perfetta.

"La produzione è inferiore, in termini numerici, rispetto a quindici anni fa e rispondere alle richieste attuali e a quelle che si presume ci saranno nei prossimi cinque anni non sarà semplice.  - spiega Francesco Ferrini, presidente del Distretto rurale Vivaistico-Ornamentale di Pistoia, il più grande d'Europa, e docente all'Università di Firenze - Oggi nei vivai italiani ci sono circa dieci milioni di alberi e arbusti e basta confrontare questa cifra con le diverse iniziative di riforestazione in cantiere, alle quali si aggiungono quelle dei privati, per concludere che all'appello ne mancano almeno un terzo".

Quando si mettono a dimora alberi per il verde pubblico sono necessari dai due ai tre anni prima che sia pronto per la consegna. Un discorso diverso riguarda le piante forestali, che richiedono anche solo un anno per arrivare a circa quaranta centimetri di altezza. Dobbiamo però considerare che il tasso di mortalità recente può arrivare anche al 30 per cento e quindi la produzione deve essere commisurata in modo da considerare anche le sostituzioni. Calcolatrice alla mano, i conti non tornano. Le regioni, come Emilia Romagna e Lazio, vorrebbero piantare un albero per ogni abitante, il progetto ForestaMi ne prevede tre milioni mentre Alberitalia altri 60 milioni.

Dopo la crisi che ha colpito il settore del vivaismo nel 2011, la superficie coperta da queste coltivazioni su larga scala ha perso in Italia diverse centinaia di ettari. A questo punto, sono due gli scenari possibili: i contratti di coltivazione o la speculazione sui prezzi. "Oppure si importa dall'estero con tutti i rischi legati al trasporto di patogeni e parassiti. - prosegue Ferrini - La legislazione attuale è molto severa rispetto a ipotesi di allargamento delle coltivazioni. Ci sono dei requisiti ambientali che vanno rispettati ma i vivai di oggi si stanno convertendo al biologico e sono un serbatoio per la cattura dei gas serra che circolano in atmosfera. Ci sono ormai diverse realtà che fertilizzano solo concimi organici, eseguono trattamenti solo con prodotti consentiti in agricoltura biologica, riciclano sia l'acqua che il materiale organico e non usano diserbanti grazie alle pacciamature naturali".

In Italia un ettaro di vivaio può ospitare da 2mila a 3mila alberi per il verde urbano. Si tratta di numeri che raddoppiano per piante più piccole fino ad arrivare a decine di migliaia per gli arbusti in vaso e per quelle destinate ai rimboschimenti. "Se i soldi per la riforestazione del Recovery Fund dovranno essere spesi entro il 2026 - conclude Ferrini - significa che dobbiamo programmare adesso tutti gli impianti per soddisfare le potenziali necessità, se consideriamo un ciclo produttivo breve in grado di fornire le piante necessarie nel giro di tre anni".