Gas serra
(ansa)

La startup canadese che sa trattare la CO2 come un rifiuto da riciclare

La Carbon Engineering ha costruito un impianto per catturare i gas serra e cristallizzarli nel sottosuolo. L’amministratore delegato Steve Oldham. “Abbiamo la tecnologia per rimediare ai danni di oggi e soprattutto del passato”

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La scommessa non è delle più facili. Si basa infatti sull’assunto che prima o poi i governi e le aziende, per risolvere il problema delle emissioni di gas serra, si renderanno conto che il piantare alberi non basta e bisognerà trattare la CO2 come un rifiuto. Dunque, se ne produci dovrai anche occuparti di smaltirla. Dietro l’impresa Carbon Engineering, azienda canadese fondata nel 2015 e finanziata fra gli altri da Bill Gates, c’è questa previsione. Ecco perché nel 2022 costruirà un impianto, il più grande al mondo, capace di catturare l’anidride carbonica direttamente dall’aria e immagazzinandola sottoterra.  

“La quantità di CO2, che aumenta ogni anno, è già troppa anche se smettessimo domani di immetterla nell’atmosfera”, spiega Steve Oldham, 53 anni, amministratore delegato di Carbon Engineering. Originario della Gran Bretagna, da 25 anni vive in Canada dove ha lavorato a lungo nel campo dei satelliti visitando a più riprese l’Italia e gli impianti della Telespazio. “Catturandola e conservandola nel sottosuolo, possiamo invece non solo eliminare quella prodotta oggi ma tornare indietro nel tempo per rimediare i danni fatti nel passato”.    

Il centro di ricerca e sviluppo di Carbon Engineering a Squamish, nella British Columbia, in Canada 
L’equazione di Oldham si regge sulla constatazione che alcuni settori, l'aviazione ad esempio, non avranno modo di arrivare a zero emissioni nei prossimo venti o trenta anni. Ecco perché secondo l’imprenditore inglese crede che la soluzione di Carbon Engineering diverrà presto essenziale. Di qui il primo impianto negli Stati Uniti, nel Bacino Permiano, fra Texas e Nuovo Messico, che potrà trattare un milione di tonnellate di CO2 l’anno, quel che riescono a fare 40 milioni di alberi.

“Il progetto è di erigere diversi impianti del genere, l’uno a fianco all’altro”, prosegue Oldham. “Così da sfruttare lo stesso sito per mineralizzare l’anidride carbonica sottoterra. E' un’operazione che non può esser fatta in un terreno qualsiasi, servono alcune condizioni specifiche. Nell’area che abbiamo individuato ad esempio neli Usa, potremo immagazzinare le emissioni di cento anni”.

Non è la prima volta che si tenta un’operazione del genere, basti pensare all’impianto islandese Carbfix2, ma Carbon Engineering ha deciso di farne una soluzione commerciale a portata di mano. Di impianti ne servirebbero però circa 12mila in giro per il mondo per assorbire il 30 per cento delle emissioni prodotte fino ad ora e così consentire ad industrie come quella agricola, metallurgica e all’aviazione, che non hanno sistemi credibili per azzerare le emissioni in poco tempo, di trovare soluzioni alternative.

“E’ facile in certi Paesi occidentali passare dai combustibili fossili alle rinnovabili per quanto riguarda l’energia elettrica, ma non lo è in altre aree del mondo”, sottolinea l’amministratore delegato Carbon Engineering. “E in ogni caso rinnovare l’intero parco auto mondiale togliendo di mezzo tutti i veicoli che non sono elettrici richiederà decenni. Bisogna guardare il problema in maniera pratica, pragmatica”.

Il costo non è basso, aggirandosi attorno ai 150 dollari per tonnellata di CO2 tolta di mezzo. Per pareggiare i conti con l’ambiente l’Italia, che ne produce circa 355 milioni l’anno, dovrebbe ad esempio spendere oltre 52 miliardi di dollari. “Certo, piantare alberi è più economico. Ma un albero non è una soluzione duratura, se dovesse morire o bruciare immetterebbe di nuovo l’anidride carbonica nell’aria”, conclude Steve Oldham. “Se dirigi una compagnia aerea non hai però alternative a meno che tu non voglia tenere la flotta a terra. Quindi guardando ai numeri, arrivare ad emissioni zero fermando interi settori avrebbe un prezzo esorbitante, parliamo di quattro trilioni di dollari secondo il calcolo di Goldman Sachs. Catturando la CO2 si arriva invece a meno di due trilioni”.

Che siano tre o due trilioni di dollari si tratta comunque di una somma grossa. La soluzione di Carbon Engineering a 150 dollari per tonnellata di CO2 mineralizzata nel sottosuolo, per ora è praticabile solo da chi non ha altra soluzione per abbattere le emissioni. Oppure da compagnie molto motivate sul fronte ambientale, come Shopify e Virgin Red che hanno stretto accordi con Carbon Engineering. La startup canadese ha anche la tecnologia per trasformare l'anidride carbonica in combustibile lì dove non può immagazzinarla sottoterra e ha intenzione di costruire un impianto in Gran Bretagna, in Scozia per l’esattezza, che si aggiungerà a quello negli Stati Uniti. Con la speranza che nel giro di qualche anno diventi obbligatorio per qualsiasi compagnia provvedere in qualche maniera alle proprie emissioni. In caso contrario lo stesso Steve Oldham sa bene che la strada per la sua azienda sarà in salita.