Parchi d'Italia

Giancarlo De Cataldo: "Così l'Asinara ti fa sentire nell'infinito e in prigione"

Lo scrittore e il parco a nord della Sardegna: "L'esperienza indimenticabile del festival Pensieri&Parole sull'isola, dove si finisce per sentirsi tutti un po' naufraghi". E quando soffia il maestrale, Paolo Virzì si presenta sul palco con una coperta
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"Alla terza volta che ti vedono, gli asini bianchi ti riconoscono". A Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore, manca ancora poco per entrare in confidenza con questi animali dall'origine incerta e simbolo del Parco nazionale dell'Asinara in Sardegna, una delle aree protette più selvagge d'Italia. L'autore di Romanzo Criminale è stato ospite per il "Festival Pensieri&Parole", una coraggiosa kermesse culturale che per un paio di giorni d'estate fa tappa su quest'isola di cinquantuno chilometri quadrati.

"La prima volta coincide con la scoperta, arrivando in barca da Stintino si giunge in questa terra sovraccarica di simboli come l'asino bianco e il supercarcere con le sue rivolte. - racconta De Cataldo - L'Asinara, sotto questo profilo, è doppiamente isola: è una finestra sull'infinito e una prigione da cui si ha sempre voglia di scappare". Una natura paradossale che ha consentito all'Asinara di mantenere intatto il suo patrimonio ambientale. Anche durante il Festival, che quest'anno si svolge nel Parco nazionale il 20 e il 21 di agosto, la regole per la conservazione di questa natura incontaminata sono rigide. "I ranger sono sempre molto puntuali, ci sono piccole aree dove si può fare il bagno e altre dove non si può andare nemmeno a piedi. - prosegue lo scrittore - Ma devo dire che si tratta di un controllo indispensabile per la tutela di questo santuario ecologico e di una disciplina a cui ci si attiene volentieri".

L'Asinara è divisa in tre zone: la prima, a riserva integrale, si estende lungo la fascia costiera nord-occidentale e ospita endemismi degli ambienti dunali e le piante sempreverdi della macchia mediterranea come il lentisco, l’euforbia, l’olivastro e il ginepro. Nella seconda, che corrisponde alla maggior parte della superficie del Parco, si possono fare escursioni in giornata organizzate (come nella lecceta di Elighe Mannu, l'ultima foresta naturale rimasta) solo con operatori autorizzati, mentre l'ultima coincide con le aree più antropizzate di Fornelli, Cala Reale e Cala d'Oliva. "L'isola ti studia e alla fine ti valuta. - continua lo scrittore - Non bisogna avere la puzza sotto il naso perché in alcuni casi anche il mare ti può premiare, come è accaduto a me quando durante un bagno mi si è avvicinata una razza piuttosto fiduciosa e per niente intimorita".

"Durante il Festival sull'isola si crea una piccola comunità di naufraghi, di viandanti del mare. - continua di De Cataldo - Una sorta di enclave che favorisce la comunicazione con il pubblico, così come tra gli artisti. Si dorme tutti insieme in una foresteria e si mangia una semplice pasta con il tonno a bordo di un barcone. Un ambiente che mi ricorda un incidente, per fortuna senza conseguenze, che ho vissuto in prima persona trent'anni fa con mio cognato nel canale d'Otranto, dove un'avaria ai motori dovuta alla pessima qualità del carburante ci ha costretti con altre barche a rimanere attraccati per qualche tempo sull'isola di Fanò dove al tempo c'erano solo un motorista, la trattoria e un poliziotto".

Sull'Asinara l'atmosfera da Cast Away è alimentata anche dal maestrale che batte queste coste. Ne sa qualcosa il regista Paolo Virzì che a suo tempo, in pieno agosto, si era presentato sul palco ammantato di una coperta per ripararsi dall'aria gelida.

Nelle opere di De Cataldo sono spesso presenti i sardi: nel romanzo I Traditori, ambientato in epoca risorgimentale, l'emblema del guerriero e della purezza rivoluzionaria sono affidate a Efisio Piras, detto Terra di nessuno, mentre nella serie di Manrico Spinori, la mente tecnologica della squadra investigativa è la poliziotta Gavina Orru. "Qualcuno mi ha accusato di usare stereotipi sardi e sardisti, in realtà sono solo interessato a conoscere meglio quella che ancora oggi si può definire una nazione. - conclude De Cataldo - Come per l'Asinara anche la Sardegna è una terra che ti si concede fino a un certo punto".

Per il suo isolamento, a fine Ottocento all'Asinara si consumava la cosiddetta contumacia, termine che equivale alla quarantena contemporanea. L'isola è stato il primo lazzaretto del regno d'Italia. Una parte del territorio è stata espropriata (ed è così che è nata Stintino) e divisa per fasce in base al periodo di incubazione e guarigione dalle malattie infettive. Dal 1885 diventa colonia penale e infine sede di un carcere di massima sicurezza. Nonostante ci siano tracce di presenza umana a partire dal Neolitico, l'Asinara si è conservata grazie alla sua particolare storia. Fino all’istituzione del Parco nazionale nel 1997, è stata chiusa al pubblico.

Parco nazionale dell'Asinara

Superficie a terra: 5.200 ettari

Quota massima: 408 metri

Provincia: Sassari

Festival Pensieri&Parole

Area marina protetta

Superficie: 108 km quadrati

Profondità: 50 metri