PARCHI D'ITALIA
(foto: JuriBa) 

Parco dello Stelvio, Lino Zani: "Ecco il paradiso dove non arrivò papa Wojtyla"

L'esploratore e maestro di sci di Giovanni Paolo II racconta di come un incidente diplomatico con il vescovo impedì al pontefice di trascorrere una settimana nell'area protetta di 130mila ettari tra Lombardia e Trentino Alto-Adige. Un habitat unico per biodiversità e testimonianze culturali

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Mai fare uno sgarbo a un vescovo. La vendetta non rientra nel codice del buon cristiano ma si sa che la forma, in alcuni casi, è sostanza. Spesso basta un passo in più del dovuto nella diplomazia della chiesa per fare un buco nell'acqua. Lo sanno bene al Parco Nazionale dello Stelvio quando Lino Zani, esploratore e maestro di sci di papa Wojtyla, voleva organizzare un soggiorno estivo a Bormio per il santo padre. "Abbiamo iniziato a lavorarci con un amico, scavalcando i canali ufficiali, anche grazie alla mia consuetudine con Giovanni Paolo II. - racconta Zani - Poi ci siamo accorti, forse troppo tardi, che il protocollo prevedeva che fosse il vescovo ad invitare il papa. Non si può farlo venire e basta. Quando ci siamo rivolti al vescovo era piuttosto irritato e non ha più formalizzato la richiesta". Zani ha raccontato questo e altri aneddoti della sua amicizia con Wojtyla nel libro Era Santo era Uomo poi diventato il film Non avere paura per Rai 1.

In questo caso, la settimana del papa allo Stelvio è sfumata. È mancato il perdono. Peccato perché questo Parco nazionale di oltre 130mila ettari diviso tra Lombardia e Trentino Alto-Adige offre una varietà di ambienti e testimonianze culturali che coprono gli oltre tremila metri di dislivello tra i fondovalle e i ghiacciai. Sono montagne che portano l'impronta della Prima Guerra mondiale. "Dalla cima del Passo dello Stelvio basta mezz'ora di cammino per toccare con mano quel periodo nel villaggio militare e tra le fortificazioni austriache alle Rese dello Scorluzzo.  - prosegue Zani, che ha fatto incontrare sulle piste da sci dell'Adamello il papa e l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini - Visitando questi sentieri tra trincee e gallerie si comprende quanto i due eserciti fossero vicini. Come mi raccontava uno zio diretto di mio padre, che si chiamava Sperandio ed è stato un Adamellino, su questi passi i soldati hanno dovuto affrontare una fatica sovrumana, aggravata dal fatto che dall'altra parte della trincea erano schierati anche amici, persone che si frequentavano prima del conflitto".

Impatto turistico e tutela delle valli

L'area dello Stelvio è rinomata anche per le stazioni sciistiche che d'estate si popolano di escursionisti. Ci sono poi valli più nascoste che hanno mantenuto un carattere selvaggio. "Come quella al cospetto del Gran Zebrù, una montagna che per meno di centocinquanta metri non tocca quota quattromila. - conclude Zani  - Questa valle, dove si può avvistare l'aquila, è ricca di cervi, camosci e stambecchi che, nel Parco, sono meno timorosi e più facilmente avvistabili. Qui nidifica anche il gipeto, avvoltoio scomparso e successivamente reintrodotto sulle Alpi, che non teme l'uomo e spesso accompagna i turisti per tratti di sentiero". Questa valle ha un paesaggio geologico particolare perché è attraversata una linea di frattura geologica,  la  cosiddetta  “Faglia  di  Zebrù”, ben visibile dove i boschi di abete si interrompono per cedere terreno ad arbusteti e al pino mugo.

L'accesso ad alcuni sentieri della Valle del Braulio, che si arrampica fino al passo dello Stelvio ed è limitrofa alla Val Zebrù, è regolato direttamente dall'amministrazione del Parco. È tra le zone più delicate dell'area protetta. Richiede il minimo disturbo possibile e l'unica possibilità è contingentare gli ingressi. Alcuni itinerari, quando sono aperti, hanno comunque un numero massimo di escursionisti che possono percorrerli ma solo se accompagnati da guide. "Bisogna trovare il giusto equilibrio tra l'offerta turistica e la tutela delle risorse ambientali. - spiega Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco nazionale - Da una parte ci sono i cambiamenti climatici che modificano i rapporti tra fauna e habitat, dall'altra l'impatto del turismo che si traduce in un aumento del consumo di suolo e il conseguente allontanamento di alcune specie animali. Il nostro compito è governare soprattutto quest'ultimo genere di problema>>. Oggi è in fase di studio un piano di gestione per individuare e proteggere anche dalla presenza umana le aree più vulnerabili.   

Dai 700 metri di Silandro ai quasi quattromila della cima dell'Ortles, lo Stelvio è un compendio della biodiversità europea. "In un unico territorio si passa dall'Italia alla Norvegia - conclude Pedrotti - La parte lombarda è la zona delle alte vette e dei ghiacciai perché ci sono due passi, lo Stelvio e il il Gavia, che permettono ai visitatori di salire in quota con l'auto e scoprire il mondo delle Alpi. Mentre nella sezione sud tirolese emerge un paesaggio modificato con intelligenza dall'uomo che ancora oggi popola questo territorio diversamente rispetto a quanto accade in altre regioni alpine. L'ultima area, quella trentina, ha manutenuto integri i caratteri di naturalità complessiva dell'ambiente ed è dove si percepisce meno la presenza dell'uomo".

Parco Nazionale dello Stelvio

Fondazione: 1935

Superficie totale: 130.734 ettari

Altitudine massima: 3.905 metri (Ortles)

Punto più basso: 700 metri, Morter presso Silandro

Regioni del Parco Nazionale: Lombardia, Trentino-Alto Adige