Clima

Che cos'è una tempesta 'lenta' e perché è più pericolosa

Cina, Zhengzhou dopo l'alluvione: le macchine impilate bloccano l'autostrada sommersa dal fango 
Il riscaldamento dell'Artico 'frena' i venti di alta quota, bloccando il flusso atmosferico; quindi i temporali rimangono più a lungo in una stessa area. Inoltre contengono molta più acqua, a causa dell'energia accumulata. Se a questo si aggiunge la mala gestione del territorio...
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Gli eventi sono in tutte le cronache: in Europa la Germania e il Belgio sono stati devastati da alluvioni senza precedenti, ma anche in Cina, a Zhengzhou, nella provincia dello Henan, è scesa in tre giorni la pioggia che di solito si scarica durante tutto un anno. Il risultato sono case e terre travolte dall'acqua, persone sfollate, vittime.

E non è più possibile credere che sia tutta colpa del tempo pazzo. Questi episodi infatti si stanno intensificando e stanno aumentando di numero per una ragione precisa: il cambiamento climatico.

“L'aumento delle temperature produce a un effetto preciso. L'atmosfera non può assorbire una quantità illimitata di energia. Prima o poi la deve scaricare, e il suo modo è quello di produrre piogge o venti. Il riscaldamento del mare inoltre produce molto vapore acqueo, ovvero il mattone di cui sono costituite le nuvole”, dice Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr. Il risultato è dobbiamo aspettarci che i fenomeni meteorologici diventino sempre più violenti.

Le previsioni per il futuro non sono rosee. Uno studio della Newcastle University e del Met Office, l'ufficio meteorologico inglese, ha realizzato un modello che ha permesso una simulazione climatica dei sistemi temporaleschi, in Europa, scoprendo che il riscaldamento globale sta provocando tempeste sempre più intensie. Potranno verificarsi 14 volte di più entro la fine del secolo.

Ma c'è di peggio. Saranno anche lente, ovvero percorreranno meno rapidamente la regione in cui si sono generate. Questo significa che dureranno più giorni, invece di esaurirsi in 12 ore come avviene di solito, e, a causa di questa lentezza, porteranno molta più pioggia.

“Tutta la circolazione atmosferica, alle medie latitudini, sta rallentando. Anche gli uragani atlantici sono rallentati. Il calore forma delle onde che vanno da sud a nord e sono stazionarie. Non vanno avanti o indietro come una volta, quando c'erano alternanze frequenti di buono e cattivo tempo. Il flusso atmosferico resta bloccato e dunque, se ci sono temporali, questi rimangono in una stessa area più a lungo. Contengono molta più acqua perché, a causa dell'energia che si è accumulata, sono più prolungati e più intensi e dunque scaricano in quel punto tutta la loro forza. I rischi di alluvione diventano quindi molto più alti” spiega Pasini.

Le burrasche stazionarie finora erano abbastanza rare in Europa. Si verificavano solo in alcune parti del Mediterraneo.

In futuro tutto il continente sarà colpito, compreso il Nord. Lo scenario è allarmante, ma sebbene sia calcolato su limiti estremi, in particolare lo scenario di emissione 8,5, quello che prevede non venga preso alcun provvedimento per la protezione del clima, con i gas serra che continuano ad aumentare, è corretto tenerne conto. Molti studi infatti sostengono che i calcoli che abbiamo fatto fin qui per rispettare gli Accordi di Parigi e rimanere sotto i 2 gradi di innalzamento, potrebbero non essere abbastanza precisi e portarci a un errore di valutazione delle misure necessarie.
Molto probabilmente la stagione peggiore sarà l'estate, in particolare il mese di agosto.

“In realtà i problemi si generano non solo a causa della crisi climatica. Ad essa infatti si affiancano errori nella gestione dei territori, per esempio la realizzazione di argini calcolata su previsioni di 100 anni fa e le costruzioni nei pressi dei fiumi. Si crea una fragilità che poi ovviamente non riesce a resistere alla forza degli elementi”, dice Pasini, autore del libro L'equazione dei disastri, cambiamenti climatici su territori fragili (Codice edizioni), che analizza le cause dei disastri in Italia concludendo che l'unico colpevole non sia natura, ma l'uomo che ha deturpato gli ambienti smantellando le loro capacità di difesa.
Gli scienziati ritengono che il cambiamento improvviso al quale stiamo assistendo, possa essere legato al riscaldamento dell'Artico, a causa del quale sono stati frenati i venti di alta quota come la corrente a getto. E sollecitano il potenziamento di sistemi di allarme e gestione delle emergenze. C'è poi la necessità di fare scelte politiche che non abbiano le stesse caratteristiche delle tempeste lente, ma siano invece veloci, agili e dunque efficaci.