Economia
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Il vero costo del cibo

Una ricerca ha misurato i costi della prodizione alimentare su salute, ambiente, lavoro: il conto è almeno triplo rispetto a quello che paghiamo alla cassa. Va invertita la rotta per rendere il sistema alimentare capace di fornire salute all'uomo e al Pianeta

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Quello che paghiamo alla cassa, quando andiamo a fare la spesa, non corrisponde al vero costo di quello che acquistiamo. Lo scontrino non dice la verità perché nasconde una lunga lista di costi aggiuntivi che vengono pagati in altri modi e da altre persone.

Gli ingredienti dei nostri piatti hanno infatti conseguenze anche sulla nostra salute, sull'ambiente, sulle ingiustizie economiche, sulle condizioni di lavoro di agricoltori, pescatori, raccoglitori e tutte le figure che portano fino allo scaffale quello che compriamo. E, secondo i risultati di un nuovo rapporto della Rockfeller Foundation, se si vanno ad analizzare i veri costi economici le cifre triplicano.
È la prima volta che, con l'aiuto di numerosi esperti in varie discipline, viene compilata una lista di 14 fattori che permettono di analizzare con criteri più ampi l'economia del settore. L'impatto è stato valutato per il mercato americano. Ma i criteri possono essere applicabili ovunque.

Negli Usa si spendono ogni anno 1,1 mila miliardi di dollari per mangiare, ma, secondo lo studio, se si includono le somme necessarie per affrontare i problemi sanitari generati da alimenti sbagliati, come l'obesità o i problemi cardiaci, l'impatto sugli ecosistemi e il contributo al riscaldamento climatico, gli effetti della disoccupazione e delle paghe ridotte, i divari sociali provocati, il totale corretto sarebbe 3,2 mila miliardi di dollari. L'analisi si concentra sugli impatti primari e non tiene conto per esempio di effetti secondari sulla sicurezza nazionale, sull'educazione, sull'incertezza alimentare, e neppure di quelli su aria, acqua. Dunque gli esperti ritengono che le cifre, potenzialmente, potrebbero essere molto più alte.

La denutrizione per esempio è una delle principali cause di malessere negli Usa, nonostante il Paese rappresenti l'area del mondo nella quale in teoria l'accesso al cibo è accessibile a tutti. La pandemia ha messo in luce alcuni problemi: il sistema agroalimentare non è adattabile, ha subito interruzioni, dimostrando di ingolfarsi in alcuni punti e allo stesso tempo di essere incapace di andare incontro ai bisogni. La maggior parte degli adulti ospedalizzati avevano condizioni riconducibili a obesità, ipertensione, diabete e problemi al cuore, tutte patologie che sono correlate anche con l'alimentazione. Ma negli Stati Uniti i tassi di diabete sono 1,7 volte più alti nei latinoamericani, e 1,5 volte più alti nei neri. Per questo motivo chi ha subito gli impatti più gravi del cibo sono le comunità di colore, che hanno un accesso ridotto ad acqua e servizi sanitari, informazioni, alimenti di alta qualità.

La salute è il settore che contribuisce di più ad alzare il prezzo: oltre mille miliardi di dollari per anno, di cui oltre 600 per cancro, ipertensione e diabete. Ma preoccupa anche la presenza di microrganismi, considerato che l'eccessivo uso di antibiotici negli allevamenti ha portato a una resistenza che sta costringendo a cercare nuove medicine perché le precedenti non sono più efficaci.

Il secondo è quello relativo all'ambiente, del quale sono stati analizzate le emissioni e il consumo di acqua e suolo. Questo porta a una cifra di 900 miliardi di dollari, di cui 400 per le emissioni di gas serra, 500 per la perdita di biodiversità. Una recente ricerca condotta da un ricercatore italiano, Francesco Tubiello, ha tra l'altro riconteggiato il contributo dell'agricoltura al cambiamento climatico, trovando che corrisponde a un terzo del totale.

Il terzo è relativo al lavoro, che include quello minorile, quello sottopagato, e la mancanza di standard di sicurezza che portano ad alzare la somma di altri 100 miliardi.


Gli studiosi ritengono però che attualmente le persone non siano in grado di capire il prezzo reale di ciò che acquistano e non abbiano incentivi che le possano portare a cambiare. Dagli anni Cinquanta infatti ci si è concentrati sulla quantità, la sicurezza microbica, l'offerta di calorie poco costose per poter sfamare una popolazione sempre crescente.

È necessario ora invertire la rotta. Il sistema alimentare deve diventare capace di fornire salute all'uomo e al Pianeta, e allo stesso tempo arrivare anche ai più poveri e fornire condizioni di lavoro e paghe corrette. Molte sono le possibilità di intervento, dall'introdurre nuove proposte di dieta, ad adottare pratiche che usano le risorse in modo più efficiente, a innovazioni tecnologiche, a diverse politiche di finanziamento. Senza questi cambiamenti, dicono i compilatori del rapporto, le future generazioni si troveranno a dover pagare i danni provocati da chi vive ora. Grazie al lavoro effettuato, la Rockfeller Foundation spera di fornire a politici, produttori, ma anche singoli individui, strumenti che possano portare a creare un organizzazione diversa, che sia in grado di nutrire e sia rigenerativa e più equa.