Groenlandia

Il governo Inuit dice no al petrolio: "Il guadagno non compensa i danni all'ambiente"

Il premier Múte Egede
 
Vincitore alle ultime elezioni, il partito Ataqatigiit aveva esordito bloccando la ricerca di uranio e terre rare, ora è il primo paese al mondo a rinunciare del tutto al greggio. "È un'attività economica in perdita, troppo alti i costi di perforazione"
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Importante e coraggiosa scelta ambientalista e contro il riscaldamento del clima da parte del nuovo governo groenlandese, a maggioranza inuit e indipendentista, eletto al potere dalle elezioni di aprile. Il governo guidato dal partito Inuit Ataqatigiit e guidato dal giovane premier Múte Egede ha appena annunciato il divieto totale, in vigore immediatamente, di ogni prospezione, ricerca, perforazione, estrazione, produzione e raffinamento ed esportazione di petrolio dal territorio nazionale della piú grande isola dell´emisfero nord, territorio autonomo sotto tutela danese. La Groenlandia diventa cosí il primo paese che mette totalmente al bando il piú usato carburante fossile.

Al potere da aprile, il partito Inuit Ataqatigiit aveva vinto le elezioni proprio proponendo una radicale politica ambientalista. E uno dei suoi primi atti era stato il divieto totale di ricerca ed estrazione di uranio e terre rare, che invece era caldeggiato dalla forza politica concorrente Siumut (spesso al potere in passato, amico della Danimarca e degli ambienti economici) con lo scopo dichiarato di finanziare il conseguimento dell´indipendenza. Il nuovo governo ha puntato da subito ad affrancarsi dalla dipendenza dei pur esigui sussidi di Copenaghen, che da sempre fa poco o nulla contro povertà, analfabetisimo, alcolismo, disoccupazione ed emarginazione del popolo groenlandese.

Come ha spiegato la ministra per l´energia del nuovo governo, Naaja H. Nathanielsen, "i danni che verrebbero causati ad ambiente, salute e fauna dell´estrazione del greggio eccedono di troppo gli scarsi benefici economici, quindi abbiamo preso la decisione giusta". E non si tratta di una scelta dettata da estremismo ambientalista: il governo ha ascoltato a lungo economisti ed esperti di diversi orientamenti ed è giunto alla conclusione che estrarre petrolio sarebbe solo un´attività economica in perdita, dati gli alti costi di perforazione nel tentativo di farlo con minimi danni ecologici (danni che, comunque, non sarebbero del tutto evitabili). "Già oggi vita lavoro e ambiente di popolazione e fauna sono minacciati gravemente dall´accelerato scioglimento dei ghiacci groenlandesi, spesso inquinati da petrolio e altri materiali nocivi, - ha osservato  Nathanielsen - figuriamoci se acceleriamo ancora il riscaldamento del clima“.

Non si sono ancora avute reazioni né delle grandi compagnie petrolifere né del governo danese. La scelta è comunque una svolta definitiva. Donald Trump quando era presidente aveva platealmente offerto di acquistare la Groenlandia per sfruttare le sue risorse. Poi, la recente campagna elettorale è stata imperniata sul tema di uranio e terre rare. Con alle spalle i colossi economici cinesi, la compagnia australiana Greenland Mining Company aveva fatto pressing, trovando orecchie aperte presso il Siumut, per utilizzarne lo sfruttamento in suolo e acque groenlandesi. Ma alle elezioni i groenlandesi hanno scelto di dare fiducia al partito che ha a cuore il clima e l'ambiente.