Smart city
Le "solaroad", ciclabili lastricate di pannelli solari a Krommenie, Paesi Bassi (foto: Afp/Anp/Evert Elzinga) 

Zero auto, meno rifiuti, ciclabili energetiche e giardini spugna: viaggio nelle città sostenibili

Da Abu Dabi a Singapore, passando per Parigi e Roma: un tour delle soluzioni più innovative adottate dalle metropoli del mondo per contrastare la crisi climatica

5 minuti di lettura

Città verdi, ecologiche, a emissioni zero. Dal successo dell’adattamento climatico dei grandi agglomerati urbani dipende la sopravvivenza di intere comunità. Non solo: sono i luoghi dove è possibile reinventare la presenza umana sulla Terra, un banco di prova importantissimo. Sapranno essere le nostre città all’altezza della sfida? Gli ostacoli non sono pochi. Oltre alle risorse economiche c’è la difficoltà ad immaginare luoghi diversi da quelli che abbiamo sempre conosciuto, trasformando le indicazioni tecniche e scientifiche in una realtà nuova. Per fortuna esistono già molti esempi di come questa visione non solo esista e sia possibile, ma migliori veramente la qualità della vita e riduca il nostro effetto distruttivo sull’ambiente.

Cosa significa sostenibili

Innanzitutto, chiariamo cosa significa “città sostenibile”. I Paesi membri dell’Onu fanno riferimento all’obiettivo di sviluppo sostenibile numero 11 “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”. Questo include una corretta gestione dei rifiuti e delle risorse naturali, nonché la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici e la resistenza ai disastri. Inoltre, va garantito il diritto all’alloggio e al trasporto pubblico, spazi condivisi sicuri per tutti e tutte, salvaguardia delle comunità più fragili.

Chi controlla le città

Oltre all’Unione Europea, che ha fissato gli obiettivi di sviluppo sostenibile e i parametri per la loro realizzazione, ci sono alcuni organismi indipendenti che conducono analisi e ricerche per verificare il successo delle misure messe in campo. Uno di questi è il Carbon Disclosure Project: in tutto il mondo sono 88 le città nella sua A-list, e sono quelle che dalla sigla degli Accordi di Parigi hanno raggiunto i risultati migliori per quanto riguarda l’adattamento e la prevenzione, e tra queste ci sono anche Firenze e Torino.

Masdar City, Abu Dhabi, Emirati Arabi (foto: Mahmoud Khaled/Afp via Getty Images)
  

Emirati Arabi Uniti, la città che sorge

Cosa succede quando è possibile costruire una città da zero? È la domanda a cui si trovano a rispondere alcuni stati della penisola Araba come gli Emirati Arabi Uniti, che con Masdar City, “la città che sorge”, stanno dando vita ad una città verde nel cuore di Abu Dhabi. Il progetto, in fase di realizzazione, si fonda su tre punti cardine: la mobilità quasi del tutto pedonale, con percorsi immersi nel verde per mitigare le alte temperature; il risparmio energetico edilizio e l’istallazione di idro-zone e aree verdi costituite da piantagioni locali; la replicabilità delle soluzioni, nella regione e in tutto il mondo. E poi, l’energia: secondo i piani, la città dovrebbe essere alimentata quasi del tutto dall’energia fotovoltaica ed eolica.

Masdar City, Abu Dhabi, Emirati Arabi (foto: Karim Sahib/Afp via Getty Images) 

Australia: energia pulita, economie circolari

L’Australia ha molti esempi di città e comunità sostenibili. C’è Brisbane nel Queensland, che con il suo piano di sostenibilità a lungo termine, 2017-2031, si concentra sulla qualità dell’aria, sulla protezione della biodiversità e sulle emissioni di CO2. Durante il Cvid-19 ha sperimentato una strategia di agricoltura urbana e rigenerazione del suolo che potrebbe estendersi anche ad altre aree del Paese. Accanto a Brisbane, a Yarrabilba, c’è in cantiere un’intera cittadina che mira a soddisfare i bisogni alimentari dei suoi abitanti grazie all’agricoltura urbana e alla gestione dei rifiuti compostabili domestici, che fertilizzeranno il suolo delle coltivazioni. Un esempio di economia circolare e di sostenibilità, replicabile soprattutto nelle piccole comunità. Arriviamo poi a Canberra, non esattamente un piccolo centro. Eppure è una delle città più sostenibili al mondo secondo criteri che includono energia, trasporti, infrastrutture, accessibilità, inquinamento e qualità dell’aria, aree verdi. Quasi tutta l’elettricità è prodotta dall’energia solare ed eolica, e il 90% del trasporto pubblico è ad emissioni zero. Non male, per una grande città.

Yarrabilba, Brisbane, Queensland (Australia) 

La guerra europea alle automobili

L’Europa ha un problema di mobilità: troppi veicoli, trasporto pubblico insufficiente, poche alternative verdi. Ciascuna città prova a risolverlo come può, con blocchi del traffico, incentivi agli spostamenti sostenibili, sviluppo di percorsi pedonali o ciclabili. Per quanto riguarda le automobili per esempio, Bruxelles ha intenzione di vietare i veicoli diesel a partire dal 2030 e a benzina dal 2035. Anche Edimburgo si avvia verso la stessa strategia, in tempi ancora più brevi, mentre la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha dichiarato che entro il 2024 tutte le strade della città saranno bike friendly e che rimuoverà il 72% dei parcheggi su strada.

Parigi, ecco come cambieranno gli Champs-Élysées per le Olimpiadi 2024: diventeranno un immenso giardino

La grande maggioranza dei cittadini sembra essere d’accordo: è quanto racconta un recente sondaggio di YouGov condotto su 15 città europee. Potrebbe sorprendere ma il maggior supporto ai veicoli ecologici viene da Roma, dove il 77% delle persone è favorevole alla vendita di sole macchine a emissioni zero. Non è così strano: il traffico romano è un trauma quotidiano che abbassa di molto la qualità della vita dei cittadini.

Spagna: superquartieri e aree verdi

Uno dei Paesi europei più sensibili alla sostenibilità e all’adattamento climatico è la Spagna, in particolare Barcellona. Uno dei progetti di punta della città è la rigenerazione di circa 200mila metri quadrati di città con la creazione di “superquartieri”, vietati o pesantemente limitati ai veicoli a motore. Servizi pubblici come asili, scuole, centri sportivi, librerie e case di riposo saranno raggiungibili a piedi e alcuni di essi rinnovati o ricostruiti. È inoltre in programma una strategia di piantumazione di alberi e zone verdi, tutte opportunamente segnalate dall’applicazione cool walks che aiuta pedoni e ciclisti a trovare i percorsi più ombreggiati. Utile durante l’estate torrida, anzi fondamentale. Anche la capitale Madrid percorre la via della sostenibilità, con i suoi 300mila alberi e 64km quadrati di spazi verdi.

Siviglia, Spagna (foto: Cristina Quicler/Afp via Getty Images) 

Energia “arancione”

La città di Siviglia è punteggiata dagli alberi di arance amare, per la precisione 48mila. I frutti decorano le strade in inverno, ma diventano un grattacapo quando si tratta di pulire i marciapiedi, per non parlare delle mosche che si precipitano a banchettare. Si tratta di arance decorative e non commestibili, destinate al macero. Ecco allora la soluzione green: perché non usarle per produrre energia, sfruttando il processo di fermentazione della frutta? E così il progetto ha preso il via, utilizzando una struttura di trasformazione della materia organica già esistente. 35 tonnellate di arance hanno alimentato per un periodo uno degli stabilimenti di purificazione dell’acqua della città, e l’esperimento è destinato a continuare.

Rotterdam, Paesi Bassi (foto: doepelstrijkers.com) 

Rotterdam e l'effetto spugna

In molti Paesi, i problemi ambientali sono legati all’acqua: o troppa, o troppo poca. Spesso le due situazioni riguardano la stessa città che può trovarsi sommersa dalle piogge nei mesi autunnali e invernali e con problemi di approvvigionamento idrico durante l’estate. Il problema riguarda la cattura e la conservazione dell’acqua piovana. L’olandese Rotterdam punta tutto sull’“effetto spugna” del terreno, eliminando le superfici pavimentate e impermeabili della città. Al loro posto ci saranno vari tipi di terreno e di piante, capaci di ritenere l’acqua che potrà poi essere utilizzata in periodi di siccità: per studiare quali sono le combinazioni più efficaci è stato creato il “giardino spugna”, composto da vari tipi di suolo e arbusti. Un altro progetto, sempre a Rotterdam, prevede l’installazione di una cisterna sotterranea sotto il campo da calcio dello Sparta football club. L’acqua piovana, raccolta attraverso uno strato di sabbia, viene trattata e conservata sottoterra. Il club sportivo utilizza quest’acqua per innaffiare il campo, risparmiando tra i 5-10mila metri cubi di acqua.

Piste energetiche nei Paesi Bassi

Piste ciclabili in abbondanza: perché non installarci pannelli solari? I Paesi Bassi sono la capitale mondiale della bicicletta, non solo per l’enorme estensione delle piste ciclabili ma anche per i suoi progetti innovativi legati al ciclismo. Krommenie, nel nord del Paese, è stata la prima città al mondo ad introdurre piste ciclabili che producono energia: nel 2014 è stato realizzato un prototipo di circa 80 metri chiamato SolaRoad e realizzato da pannelli di cemento con piccole celle fotovoltaiche incorporate, coperte da un sottile strato di vetro. Una tecnologia simile è attiva vicino Amsterdam dal 2016, e anche Utrecht ha annunciato di voler percorrere la via dell’energia ciclabile.

Lubiana, strategia zero rifiuti

La Slovenia e la sua capitale Lubiana si stanno distinguendo nel panorama europeo per l’attenzione alla sostenibilità ambientale. La pulizia delle strade di Lubiana avviene grazie ad acqua riciclata, e oltre 10 ettari di centro città sono interamente pedonabili. Il fiore all’occhiello è la gestione dei rifiuti: oggi, la città invia al macero l’80% in meno di rifiuti rispetto al 2008. L’obiettivo ambizioso è di raggiungere i 60 kg di rifiuti urbani pro capite entro il 2025, dai 145 kg del 2019.

Singapore (foto: Ore Huiying/Getty Images) 

Singapore, la città giardino

Singapore è forse il massimo esempio di cosa sia possibile realizzare con progetti ambiziosi e una solida pianificazione anche in un territorio densamente popolato. O meglio, proprio in un territorio densamente popolato. La città-stato si estende per appena 720 kmq e ospita quasi sei milioni di abitanti, un numero in rapida crescita. Oltre all’altissima densità, a complicare il tutto c’è il clima tropicale: senza un’adeguata progettazione urbana la vita sarebbe infernale, quasi impossibile. L’edilizia verde di Singapore incorpora negli edifici moltissimi alberi e spazi verdi per fornire ombra e ridurre l’effetto isola di calore urbana, e l’obiettivo è di rendere “verde” l’80% della superficie edificata entro il 2030. L’attrazione principale, scenografica ma anche di grande impatto ambientale, è composta dai 18 “super-alberi”, strutture colossali di altezze che vanno dai 25 ai 50 metri, dotate di celle fotovoltaiche, che garantiscono ombra e fresco, producono energia, raccolgono acqua piovana e ospitano 180mila piante di 200 specie diverse.