Clima

La Siberia brucia: si scioglie il permafrost e si libera CO2

(reuters)
Ottocentomila ettari di foreste in fiamme con danni incalcolabili per l'ambiente e l'economia, con livelli record di emissioni. A Jakutsk, una delle città più fredde del pianeta in inverno, temperature più alte di oltre 10°. L'appello delle popolazioni a Mosca: "Stiamo soffocando"
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Uno dopo l'altro, armati di paracadute e speranza, i pompieri si lanciano dal cielo saltando nelle colonne di fumo, a poca distanza dalle fiamme. La loro battaglia quotidiana per spegnere gli incendi va avanti da più di un mese: eppure, nonostante centinaia e centinaia di roghi domati, la Siberia continua a bruciare. Talmente tanto, quest'anno, che gli abitanti di molte cittadine e villaggi in una lettera-appello a Vladimir Putin hanno scritto disperati: "Stiamo soffocando" e descrivono i "polmoni avvelenati dal fumo acre". È un'emergenza gigantesca che riguarda tutti noi quella che sta avvenendo in Yakutia, nella Siberia Orientale.
 
Ottocento mila ettari di foresta, di arbusti, di zone ricoperte da permafrost e altre ai confini con villaggi e aree abitate, sono in fiamme. Lo sono ormai da mesi, con punte di anche 350 incendi in unico giorno: a causa della crisi climatica le temperature in molti luoghi sono superiori alla norma anche di 10 gradi, i boschi bruciano e le emissioni di CO2 toccano livelli preoccupanti. L'Artico, la Siberia, con la tundra ricca di vegetazione e il permafrost che intrappola pericolosi gas serra come il metano, un tempo era garanzia di un prezioso sostegno nella battaglia alla crisi climatica, visto il ruolo di alberi e ghiacci. Oggi, al contrario, a causa dei roghi tutto ciò si trasforma in un boomerang per l'umanità, come ha ricordato anche l'Unesco, preoccupata per ciò che sta accadendo per la riserva naturale di Olyokma e il parco naturale di Lena, patrimonio mondiale Unesco toccato dalle fiamme.


Uno dei maggiori problemi relativi ai roghi sta nella difficoltà di raggiungerli. Velivoli di vario tipo sono stati inviati per spegnere centinaia di incendi, ma su altrettanti non si è riusciti a intervenire e zone selvagge e remote bruciano senza controllo, nella speranza che arrivi presto la pioggia. I roghi non solo preoccupano per l'impatto su boschi, permafrost e residenti, ma anche per il futuro di migliaia di uccelli e animali, specie che stanno morendo, contribuendo ad impattare su una perdita di biodiversità che - come in tutto il mondo - è già allarmante.
 
 
A dar manforte a oltre duemila vigili del fuoco siberiani da pochi giorni Mosca ha inviato anche l'esercito russo. Una mossa necessaria dato che a rischio, oltre l'ambiente, visto che le temperature hanno toccato nuovi record di calore nel 2021, c'è la salute dei residenti e danni all'economia locale. Gli incendi hanno infatti portato alla chiusura di autostrade e arterie fondamentali per la mobilità nel paese, con la cenere che ricoprendo il manto nevoso, lo oscura non permettendo più la riflessione necessaria per evitare un'ulteriore surriscaldamento.


 
Come ha ricordato il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), già nel 2019 e nel 2020 gli incendi siberiani hanno portato a quantità record di gas serra rilasciate e lo stesso, se non peggio, potrebbe accadere quest'anno. Mark Parrington, scienziato del Cams, sostiene che in sole sei settimane di incendi in Yakutia sono state rilasciate tonnellate di CO2 pari all'equivalente delle emissioni annuali legate ai combustibili fossili del Venezuela di quattro anni fa.

La città di Jakutsk, circa 350mila abitanti e una delle più fredde al mondo, dove d'inverno si toccano anche i - 40 gradi, ha raggiunto i 35° C sopra lo zero, temperature davvero insolite e preoccupanti per questa area. "Queste temperature e gli  incendi continueranno a verificarsi con il cambiamento climatico" sostiene Andrey Shegolev del WWF Russia, chiedendo maggiori sforzi e fondi per mitigare gli effetti della crisi climatica.
 
Diverse campagne mediatiche, come quella dell'attivista Roza Dyachkovskaya, stanno cercando di sensibilizzare sul problema della Yakutia, un'area del mondo troppo spesso dimenticata ma fondamentale per gli equilibri del Pianeta: recentemente anche Leonardo DiCaprio ha rilanciato le richieste dei aiuto della blogger, unendosi nella campagna per sensibilizzare il Pianeta sulle condizioni della Siberia.


 
Fra i siberiani nel frattempo monta però anche la rabbia per aiuti tardivi da parte del governo russo e per alcuni aerei inviati per esempio in soccorso di incendi in Turchia, anziché in Yakutia che da ormai tre anni deve affrontare questa emergenza legata alle temperature elevate.
Dopo maggio, giugno e luglio, ora gli abitanti temono per un nuovo agosto infuocato e chiedono più risorse a Mosca, preoccupati che il 2021 sia peggiore anche del 2020, anno di roghi e distruzione. Secondo alcuni esperti locali, per ora gli incendi in Yakutia sarebbero meno distruttivi rispetto allo scorso anno, ma più vicini a zone abitate, con il conseguente fumo che rende l'aria irrespirabile e complica la vita di migliaia di persone.
 
Più in generale, l'allerta riguarda però tutta la Russia, che si scalda in media 2,5 volte più velocemente della Terra nel suo insieme e che ospita aree come la Yakutia dove ci sono enormi quantità di gas serra bloccate nel permafrost che si sta sciogliendo sempre di più per il calore degli incendi, un allarme che dovrebbe seriamente preoccupare l'intero Pianeta.