Consumi

Caldaie a gas verso lo stop: l’alternativa sono le pompe di calore

Le emissioni prodotte dai riscaldamenti con combustibili fossili dovranno essere azzerate nel prossimo ventennio. Le alternative però sono già disponibili. A patto che siano alimentate da energia rinnovabile

4 minuti di lettura

Il dado è tratto. Una decisione ufficiale sarà presa non a breve, va detto subito, ma l’obiettivo di fermare tutti i sistemi di riscaldamento alimentati da combustibili fossili per abbattere le emissioni di CO2 fa parte ormai dell’agenda ambientale di moltissime nazioni. Va anche detto subito che non ci sarà un divieto ad utilizzare tali sistemi per chi li avesse già installati, ma che per i nuovi si dovrà ricorrere ad apparecchiature alternative che non consumino combustibili fossili. In questo contesto sono coinvolte aziende e utenti privati che, a partire da una data X (non ancora determinata), non potranno più installare caldaie di “vecchia generazione”.

 

In questo senso, un primo passo in realtà è già stato fatto da almeno due anni: tutte le nuove caldaie a gas dovranno essere del tipo “a condensazione”, un piccolo ma significativo passo per diminuire le emissioni. A condensazione vuol dire – spiegandola in breve – che le caldaie stesse recuperano calore dal proprio ciclo di funzionamento e riducono la dispersione nell’aria di componenti che vanno ad alimentare i gas serra.

L’alternativa già presente sul mercato è quella delle pompe di calore. Una tecnologia esistente da tempo per i condizionatori d’aria e che ora trova applicazione anche per il riscaldamento vero e proprio e per la produzione di acqua calda. L’alternativa, però, ha i suoi pro e anche diversi contro. Vediamoli.

Le agevolazioni fiscali

La premessa è che le pompe di calore permettono di riscaldare gli ambienti in modo ecosostenibile e conveniente, ma a determinate condizioni. Oggi, procedere a questa conversione dell’impianto ha i suoi vantaggi, scegliendo la giusta agevolazione tra quelle disponibili: oltre all’Ecobonus al 65% e al Bonus Casa del 50%, c’è la possibilità, fino al 30 giugno 2022 di usufruire del Superbonus del 110% se si ottiene il doppio salto di classe energetica e, tra l’altro, con la cessione del credito o con lo sconto immediato in fattura i costi potrebbero quasi azzerarsi. C’è infine il Conto Termico 2.0 che offre un contributo erogato dallo Stato che può coprire fino al 65% delle spese.

Ma per decidere di passare ad una pompa di calore ci sono altri parametri da valutare, oltre ai costi diretti dell’impianto (intorno ai 10 mila euro circa per le abitazioni) che – va detto – è comunque più caro dell’installazione di una caldaia a gas.

Pro e contro

Sostenibilità ambientale. Una pompa di calore è in grado di climatizzare gli ambienti e produrre acqua calda sanitaria in maniera sostenibile perché sfrutta una fonte rinnovabile gratuita: cattura il calore presente nell’aria esterna (anche quando si è sotto zero nell’aria è sempre presente una quantità di calore sfruttabile), nell’acqua di falda o nel sottosuolo (in questo caso con una pompa di calore geotermica) e la trasferisce mediante un ciclo frigorifero all’acqua dell’impianto di riscaldamento, a fronte di un consumo abbastanza contenuto di energia elettrica. Non bruciando fonti fossili, una pompa di calore non emette CO2 né altre sostanze inquinanti.

Efficienza energetica. Una pompa di calore rende all'impianto molta più energia di quella che consuma, con un’efficienza che varia al variare delle temperature di lavoro. Riportare qui i calcoli non sembra opportuno, anche perché le variabili sono tante e andrebbero viste per ogni singola situazione

Risparmio. Produrre energia termica utilizzando una fonte rinnovabile gratuita assicura, in linea generale, un risparmio sui costi di riscaldamento. Abbinando alla pompa di calore un impianto fotovoltaico (meglio se con un sistema di accumulo) per la produzione dell’elettricità consumata dall’apparecchio, le bollette possono abbassarsi ai minimi termini.

Riscaldamento + raffrescamento. Le pompe di calore reversibili possono essere utilizzate non solo per riscaldare ma anche per il raffrescamento estivo degli ambienti, facendo circolare acqua “refrigerata” all’interno dei circuiti degli impianti. Questo avviene, semplicemente, invertendo il ciclo di funzionamento della macchina: il calore viene catturato dall'interno dell'abitazione e trasferito all'aria esterna. In questo modo, si può sfruttare un unico impianto per una duplice funzione, facendo a meno del “classico” condizionatore ad aria.

Il valore della casa aumenta. Con un sistema di riscaldamento efficiente che introduce l’utilizzo di fonti rinnovabili sale anche la classe energetica dei locali. Ciò significa che, in fase di compravendita, il valore dell’immobile sarà più elevato;

Zero canne fumarie. Rispetto a un impianto di tipo tradizionale con caldaia, una pompa di calore non richiede di predisporre una canna fumaria.

Sistema automatico. La pompa di calore è automatica al 100%, grazie a sensori elettrici che attivano il compressore al variare della temperatura, e comandabile da remoto. Infine, usa dal 55% all’80% energia gratis, già presente nell’ambiente esterno.

Gli svantaggi

Fattibilità. Non è sempre possibile (o consigliabile) utilizzare una pompa di calore come impianto di riscaldamento. Una prima condizione riguarda la sorgente di calore rinnovabile: aria, acqua, terra. Per le soluzioni con acqua di falda o superficiale deve esserci disponibilità della risorsa idrica e delle autorizzazioni per poterla utilizzare. Per le soluzioni geotermiche devono essere disponibili gli spazi esterni per il sistema di scambio termico con il terreno, e la tipologia stessa di terreno deve essere adeguata. Le pompe di calore aria-acqua pongono meno condizioni di installazione, ma bisogna comunque verificare la possibilità di posizionare l’unità esterna.

Energia. Se si ha il metano e non si può installare un impianto fotovoltaico di dimensioni adeguate la pompa di calore potrebbe non essere conveniente. Facciamo un esempio: un impianto a pompa di calore può costare circa 10.000 euro, di cui il 65% recuperabili con il bonus riqualificazione energetica. In un immobile con riscaldamento a combustibili costosi (gpl, gasolio, ecc.), l’installazione di una pompa di calore può aiutare a risparmiare qualche migliaio di euro sui costi in bolletta già nel breve periodo (5-7 anni). Un immobile senza fotovoltaico e riscaldato con un combustibile economico come il metano otterrà invece benefici più piccoli, di alcune centinaia di euro l’anno, con un ritorno sull’investimento più lungo.

Ingombri Anche internamente una pompa di calore richiede spazi di installazione superiori rispetto alle caldaie. Necessita di un accumulo per la produzione di acqua calda sanitaria e a volte, in base alla tipologia di impianto, anche di un accumulo inerziale. Esistono, però, soluzioni estremamente compatte che occupano lo spazio di un frigorifero domestico.

Temperature di lavoro e terminali. Le pompe di calore hanno limiti operativi: significa che per dare il massimo in termini di prestazioni e rendimento devono lavorare entro determinati range di temperatura. Le pompe di calore evolute sono in grado di operare anche con temperature esterne particolarmente rigide, ma il loro funzionamento potrebbe non essere efficiente e quindi non risultare conveniente dal punto di vista economico. Inoltre, funzionando con basse temperature di mandata, i terminali dell’impianto devono essere pannelli radianti a pavimento oppure ventilconvettori, mentre i comuni radiatori non sono adatti.

Isolamento termico.  È fondamentale per ottenere il massimo risparmio: una pompa di calore, infatti, dà il massimo in abbinamento con l’impianto fotovoltaico, ciò significa che ha un rendimento maggiore nelle ore diurne e minore di notte. Producendo più energia al minor costo di giorno, è essenziale conservare il calore nell’immobile nel miglior modo possibile.