Clima

Il sangue delle Alpi: così le alghe rosse sulla neve aumentano con il caldo

Il fenomeno della neve rossa sul Mount Ritter, in California (USDA/Paul Wade, via Wikimedia Commons) 
Questi organismi non sono presenti soltanto in mare e le loro sporie producono variazioni cromatiche sorprendenti. Ora uno studio cerca di capire se il fenomeno è aumentato a causa del cambio climatico
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Se vi trovate a passeggiare dalle parti delle Alpi francesi in primavera, quando la bianca e soffice neve comincia a fondere, potreste assistere ad uno spettacolo cromatico sorprendente e affascinante. La causa di tale spettacolo sono le alghe. Si, proprio loro. Nonostante siamo abituati ad associare le alghe con il mare, questi organismi sono presenti anche in altre zone del Pianeta, quali appunto la neve. La loro presenza conferisce alla neve colori vivaci che vanno dal rosso intenso, all’arancio ruggine e al rosa. La gente del posto chiama questo fenomeno  "sang de glacier" o "sangue del ghiacciaio". La colorazione è dovuta a carotenoidi, pigmenti di colore rosso, arancione e giallo prodotti da piante, alghe e, a volte, batteri. 

Le sporie delle alghe sono responsabili del brillante colore rosso: le cellule vegetative pigmentate di verde crescono dentro la neve e poi sporificano, rendendo la superficie della neve rossastra. Questo fenomeno accade in maniera naturale ma secondo uno studio pubblicato di recente, gli habitat alpini di tutto il mondo hanno registrato un aumento della fioritura delle alghe della neve negli ultimi. Per capire cosa sta accadendo, I ricercatori hanno iniziato a esaminare le alghe delle Alpi per comprendere meglio quali specie vi abitano, come sopravvivono e cosa potrebbe spingerle oltre il limite, pubblicando i risultati sulla rivista Frontiers in Plant Science. Sebbene non sia chiaro esattamente cosa stimoli le fioriture, il colore deriva da pigmenti e altre molecole che le alghe della neve usano per proteggersi dalla luce ultravioletta. Queste tonalità assorbono più luce solare, facendo fondere più rapidamente la neve sottostante. Questo può cambiare le dinamiche dell'ecosistema e accelerare la perdita dei ghiacciai dovuta al riscaldamento globale. 

Poiché tanti tipi diversi di alghe possono vivere e fiorire in montagna, i ricercatori hanno iniziato con un censimento in alcune parti delle Alpi francesi per scoprire cosa cresce e dove. Hanno prelevato campioni di suolo da cinque picchi ad altitudini diverse e hanno cercato il DNA delle alghe, scoprendo che molte specie tendono a preferire particolari altitudini e molto probabilmente si sono evolute per prosperare nelle condizioni locali.  Tuttavia, i fattori legati all’attività umana possono aumentare la frequenza delle fioriture a causa, per esempio, del clima estremo, delle temperature insolitamente calde e dell'afflusso di sostanze nutritive dal deflusso agricolo e delle acque reflue. Per tale motivo, i ricercatori hanno sottoposto le alghe della neve ad un eccesso di nutrienti, come azoto e fosforo, senza però trovare nessun cambiamento significativo.

“I limiti del campionamento del DNA significano che anche questo studio fornisce un quadro incompleto di ciò che vive dentro e sotto la neve”, ha affermato Heather Maughan, microbiologa e studiosa di ricerca presso il Ronin Institute nel New Jersey che non è stata coinvolta nello studio. Tuttavia, ha rivelato l'"incredibile diversità" delle alghe alpine, sottolineando quanto poco sappiamo su di loro, così come il loro potenziale per "servire come fari del cambiamento dell'ecosistema", ha affermato. Nei prossimi anni, i ricercatori contano di tracciare come la distribuzione delle specie si sposterà nel tempo, il che potrebbe far luce sulla salute generale dell'ecosistema. Cercheranno anche di stabilire se i modelli di temperatura sono correlati alle fioriture e inizieranno a confrontare le composizioni delle specie nella neve bianca rispetto a quella colorata. Alla fine, sperano di capire se il messaggio che viene dalla sanguinante neve e’ dovuto alla ferita che noi essere umani stiamo infliggendo al nostro pianeta.