Il punto

Ecco i Paesi che tifano per l'atomo

Nella corsa europea per la neutralità climatica entro il 2050 i Paesi faticano a trovare piani realizzabili per ridurre le fonti inquinanti. E più di un governo, capofila la Francia, spinge per un ritorno, seppur parziale, all'energia nucleare
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 L’Europa si è posta come obiettivo la neutralità climatica entro il 2050. Una corsa piena di ostacoli, perché i Paesi faticano a trovare piani realizzabili per ridurre le fonti inquinanti. E c’è più di un governo – capofila la Francia, ma anche Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania – che spinge per un ritorno, seppur parziale, all’energia nucleare. Ma è davvero la nuova primavera dell’atomo? E come si concilia l'energia nucleare con il Green Deal? Nella lotta fra nucleare e rinnovabili, vediamo quali sono le principali posizioni in campo.

Francia

La Francia produce più del 70% dell’energia elettrica grazie alle proprie centrali nucleari. Ha chilometri di costa, ma non ha installato una sola turbina eolica offshore in mezzo al mare, e la quota di energie rinnovabili è bassa. Eppure, inquina meno di molti altri: questo è possibile grazie all’eredità legata all’atomo, che permette al Paese di emettere in media molto meno CO2 di tedeschi, americani, russi, olandesi o giapponesi. Le emissioni pro capite dei tedeschi superano di tre quarti quelle dei francesi. Sebbene Parigi abbia deciso che la dipendenza dal nucleare dovrebbe scendere al 50% entro il 2035, con la chiusura di 14 impianti, il governo Macron non esclude la costruzione di nuove centrali, e anzi spinge la linea della ripresa diffusa dell’atomo a livello europeo. "Il nostro futuro energetico ed ecologico dipende dall'energia nucleare", ha affermato di recente il presidente. L’eolico e il solare rappresentano solo l'1,8% del consumo totale di energia francese, inclusi petrolio e gas. Dieci anni fa, la percentuale era un quarto di quella di oggi. In Francia, il movimento antinucleare è una minoranza. I sindacati temono la deforestazione delle regioni interessate dalla riconversione "green" e allo stesso tempo aumenta la resistenza verso le turbine eoliche. I difensori dell'energia nucleare considerano l'eliminazione parziale dell’atomo un'assurdità, sia economicamente che politicamente.

Germania

Fino al 2011, prima del disastro di Fukushima, la cancelliera Angela Merkel era favorevole al nucleare, tanto da essere accusata di subire l’influsso delle lobby. Da quel momento in poi, l’agenda energetica di Berlino ha cominciato a cambiare: al più tardi entro il 2022 le centrali nucleari tedesche verranno chiuse. La Germania appartiene alla cerchia dei Paesi Ue contrari al nucleare. “Abbiamo deciso di uscire dall’energia atomica e la maggioranza dei tedeschi ci sostiene. Il prossimo anno verrà spento l'ultimo reattore e l'uso di presunti nuovi reattori non è in discussione per noi”, ha detto la ministra dell’Ambiente, Svenja Schulze. Per il governo Merkel il nucleare è “una forma di energia estremamente costosa oltre che enormemente rischiosa”. Lo smantellamento di una centrale costa circa 1 miliardo di euro. Per lo stoccaggio intermedio delle scorie, l’esecutivo ha messo a disposizione 24 miliardi. E poi c’è il problema di trovare un deposito definitivo sicuro. “È un processo lungo e costoso. Confrontatelo con l’energia solare ed eolica e capirete che il nucleare non è più competitivo”. Intanto, la strategia di riconversione verso le energie pulite prevede anche l’uscita dal carbone entro il 2038, o forse pure prima: l’ultima centrale a carbone potrebbe essere offline già nel 2030, per abbattere del 65% rispetto al 1990 il livello di emissioni di CO2. Ma gli impianti a carbone, attualmente, sono ancora necessari: l'anno scorso hanno coperto quasi un quarto del fabbisogno elettrico del Paese.

Romania

Sotto il dittatore comunista Nicolae Ceausescu, la Romania ha costruito due reattori nucleari a Cernavoda, una cittadina sulle rive del Danubio. Il Paese vuole investire nuovamente in questo tipo di energia, soprattutto perché è ancora pesantemente legato al carbone e diversamente non raggiungerebbe gli standard concordati dall’Europa. Il governo sta progettando altri due reattori e l'ammodernamento dei due vecchi impianti. Per un costo di sei miliardi di euro, stima il presidente del consiglio di sorveglianza dell’azienda rumena di proprietà statale Nuclearelectrica, Teodor Chirica, fino a poco tempo fa presidente dell’European atomic Forum. Sono reattori ad acqua pesante, costruiti con l'aiuto canadese, considerati relativamente sicuri rispetto agli impianti sovietici tipo Chernobyl.

Polonia

Varsavia e Washington hanno firmato un accordo che prevede 18 miliardi di dollari di tecnologia nucleare. In Europa, la Polonia è uno dei Paesi favorevoli ad un ritorno parziale al nucleare. Il programma, per Varsavia, dovrebbe costare circa 150 miliardi di zloty (quasi 33 miliardi di euro) entro il 2040. È prevista una capacità energetica da sei a nove gigawatt. Ma sono in progetto anche parchi eolici offshore al largo della costa polacca, che dovrebbero fornire da otto a undici gigawatt entro il 2040, con un budget di 130 miliardi di zloty (28 miliardi di euro). Si prevede che i nuovi edifici creeranno 300.000 posti di lavoro. La Polonia è l'unico Paese Ue che non ha ancora aderito all'obiettivo comunitario della neutralità climatica entro il 2050. Il partito PiS (Legge e Giustizia) al governo ha però preso in considerazione l'aumento dei prezzi per le emissioni di anidride carbonica e ha dichiarato di voler ridurre la quota di carbone nella produzione energetica del Paese dall'attuale 75% a un massimo del 28% entro il 2040.

Repubblica Ceca

Il governo ceco e la compagnia energetica statale al 70%, la CEZ, hanno firmato recenti contratti per dare il via libera all'espansione della centrale nucleare di Dukovany, a 35 chilometri dal confine austriaco. "La Repubblica Ceca non ha altro modo che l'energia nucleare se si desidera utilizzare fonti senza emissioni", ha affermato il ministro dell'Industria Karel Havlícek. "Vogliamo che la Repubblica Ceca sia autosufficiente e sicura nel settore energetico", ha aggiunto. I costi sono provvisoriamente stimati in 162 miliardi di corone (circa sei miliardi di euro). La messa in servizio della centrale è prevista nel 2036. Lo stato sostiene il 70% dei costi, mentre la CEZ paga il restante 30% e qualsiasi costo aggiuntivo. Entro la fine del 2022, il governo vuole trovare il fornitore della tecnologia. Diverse società estere hanno già manifestato il loro interesse, comprese aziende di Stati Uniti, Francia, Russia, Cina e Corea del Sud. L'inizio della costruzione è previsto provvisoriamente nel 2029. Critiche all'espansione della centrale nucleare ceca sono arrivate principalmente dall'Austria. "È completamente incomprensibile come si possano ancora costruire nuovi reattori nucleari oggi", ha affermato a luglio scorso l'ex ministro dell'Ambiente Elisabeth Köstinger.

Austria

Vienna è uno dei governi convintamente votati allo sviluppo delle energie rinnovabili, attualmente i Verdi sono nell'esecutivo e l'ambiente è uno degli asset strategici dell'economia. Oggi in Austria sono in funzione oltre 700 centrali elettriche ad acqua fluente e circa 3.100 piccoli impianti, che forniscono circa il 60% dell'elettricità necessaria al Paese. L'Austria è il numero uno in Europa nell'uso dell'energia idroelettrica. Ci sono anche 1.260 turbine eoliche, che producono elettricità pulita ed ecologica per oltre 1,75 milioni di famiglie, cioè il 46% di tutte le famiglie austriache.