Biodiversità
Un piccolo di antilope Saiga nelle praterie del Kazakistan. Abduaziz Madyarov/AFP via Getty Images 

Il baby boom della saiga, l'antilope con la proboscide

Se nel 2018 erano stati contati solo 58 piccoli e nel 2019 addirittura due, nel maggio di quest'anno sono stati scoperti ben 530 cuccioli nell'erba alta che caratterizza le steppe dell'Asia Centrale in cui vivono

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L'antilope delle steppe, detta anche saiga (Saiga tatarica) è un animale bizzarro, con un lungo muso a proboscide.

Il naso funziona come un filtro per bloccare l'accesso della polvere, tipica degli ambienti in cui vive. Durante i gelidi inverni, invece, permette di riscaldare l'aria respirata prima che prosegua verso i polmoni.

Un gruppo di saiga nella riserva naturale di Stepnoi nelal regione russa dell'Astrakhan, creata nel 2000 apposta per queste antilopi, la cui caratteristica principale è il naso 'a proboscide'. Dmitry Rogulin\Tass via Getty Images 

Vive in Eurasia, un tempo dalle pendici dei monti Carpazi al Caucaso, fino alla Mongolia, ora solo in Russia, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan.

Ha avuto destini difficili: ha sfiorato l'estinzione negli anni Venti, poi è riuscita a recuperare, ma poi di nuovo, negli ultimi anni, gli esperti dello Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura che ogni anno compila la lista rossa, l'hanno classificata come a rischio di estinzione. Le sue corna, portate solo dai maschi, sono infatti un farmaco della medicina cinese molto ricercato, e con il crollo dell'Unione sovietica e la crescita della domanda, i bracconieri hanno potuto decimare la popolazione.

In più, nel 2015 un batterio letale ha ucciso oltre 200 mila individui. A questo si è aggiunta anche la costruzione di una barriera che il governo kazako ha costruito lungo il confine con l'Uzbekistan nel tentativo di prevenire il traffico di droga e il contrabbando. In questo modo sono state interrotte le rotte migratorie che vengono compiute per la riproduzione e il parto in aprile. Molti esemplari sono stati trovati intrappolati nelle reti.

Sono stati inseguito creati dei corridoi, che hanno permesso il ripristino del passaggio.

Nel 2018 sono stati contati solo 58 piccoli, e nel 2019 il numero dei neonati era ulteriormente crollato a quattro. Ma in maggio, quest'anno, si è verificato un baby boom: 530 piccoli sono stati scoperti nell'erba alta che caratterizza l'ambiente in cui vivono. Non sono ancora molti, ma sono un segnale di ripresa che ha permesso ai conservazionisti di sperare di poter proteggere questa specie. Gli specialisti hanno notato anche un'altro fattore positivo: proprio negli anni di pandemia sono state viste aggregazioni di adulti in masse che non si vedevano da dieci anni a questa parte.