L'intervista

La pescatrice ingegnere che aiuta le donne del Perù

Karin Abensur. BCWP 
La startup di Karin Abensur non si limita a pescare e a vendere pesce: promuove solo quello locale e sostenibile, cerca di usare anche i sottoprodotti. E dà potere alle donne in un Paese e in un ambito ipermachisti
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Con la sua startup ha creato una forma innovativa di vendita del pesce in un Paese, come il Perù, dove non viene molto consumato: se ne mangiano solo 17 kg per anno a testa. La continua crescita della sua attività ha dimostrato che evidentemente non circolavano sufficienti informazioni, o forse nessuno si preoccupava di rendere interessante il prodotto.

Karin Abensur, la fondatrice di Karin Eco Fish, è diventata un imprenditrice di successo. Partecipa a convegni internazionali, come quello organizzato dal Basque Culinary World Prize, ed è ritenuta una delle persone che stanno più promuovendo attività economiche interessanti.

Il nome lo suggerisce: Karin non si limita a pescare e a vendere pesce. Promuove solo quello locale e sostenibile, ha minimizzato il consumo di energia, cerca di utilizzare anche i sottoprodotti e propone ai consumatori prezzi accessibili a tutte le tasche, ha creato un gruppo di donne che lavorano con lei.

Ottenere uno spazio sul mercato però non è stato facile. Ha dovuto infatti lottare contro stereotipi antichi, quelli secondo i quali le donne non sono adatte al mondo della pesca.
E la sua visione femminile, che rispetta l'intero processo, tenendo conto di tutte le connessioni e cercando di superare tutte le difficoltà, è diventata una forza. Ha la stessa complessità che governa la natura.

“È inutile negarlo: il machismo predomina in Perù e in particolare nella pesca. Nessuno ti rispetta, tutti devono dirti cosa devi fare. Ma il segreto è non interiorizzare questa sfida e trovare altri sistemi per superare le tensioni. Il problema è degli uomini, non delle donne. Io a volte suono la quena, il flauto andino. Mia madre è di Puno, una città che sorge sulla sponda occidentale del lago Titicaca dove questa musica è sempre servita per augurare un buon raccolto. Anche l'empatia è un'arma che può servire. Poi c'è la solidarietà tra le donne, che dà molto aiuto. Con le mie lavoratrici ho stabilito una collaborazione che rispetta ogni esigenza. Una di loro era incinta e non poteva andare la mattina al porto a lavorare. Le abbiamo organizzato il lavoro a casa. Altre hanno bambini e hanno bisogno di assentarsi. Anche questo è fare in modo che le cose cambino. Nel mondo maschile il contratto di lavoro non deve avere ostacoli. Noi andiamo invece incontro alle esigenze delle donne”.

Karin Abensur con il suo flauto andino. Fao/Jordi Vaque 

 

Non tutto è stato facile anche perché Karin non proveniva da una famiglia di pescatori, ma di commercianti. "Avevo iniziato a fare surf in collegio, venni invitata al mare e scoprii il mio mondo. Mi piaceva stare a contatto con la spiaggia, con l'acqua. Poi conobbi un pescatore di Punta Hermosa. Fu di grande ispirazione. Capii che si poteva vivere grazie al mare e ci si poteva stare tutto il giorno in contatto. Iniziai a collaborare con lui, prima ad aiutarlo, poi qualche volta a sostituirlo, poi mi comperai un equipaggiamento vero e proprio e infine procedetti con le mie gambe. Karen Eco Fish è iniziato nel 2017, con il concorso Startup Perù, che mi ha premiato. Ed è ovvio che per vendere qualcosa che non ha un alto consumo devi inventare qualcosa di nuovo e fare prodotti nuovi, che possano attrarre”.

Karin Abensur, pescatrice e ingegnere, supervisiona il lavoro di una delle donne che lavorano con lei, a cui insegna a tagliare il pesce in modi innovativi, per aumentare il loro prezzo di mercato. Fao/Jordi Vaque 

Karin, che nel frattempo si è laureata in ingegneria applicata all'industria della pesca, ha quindi deciso di utilizzare pesci meno comuni e di tagliarli in un modo appetitoso, basando la sua forza proprio sulle donne che svolgono il lavoro di sfilettatrici.

“Quando le ho incontrate, all'inizio, ho visto che non facevano un lavoro interessante. Ho avuto quindi l'aiuto di un mio docente che ha insegnato loro a tagliare il bonito del Pacifico e a realizzare sashimi e sushi. È stato un successo. I ristoranti asiatici recentemente, sono molto cresciuti in Perù e tutti adorano quella cucina. Il salmone del Cile è ricercatissimo, ma noi cerchiamo invece di trovare alternative locali e renderle altrettanto appetitose”.

Dopo il film Seaspiracy c'è però stato un ampio dibattito sulla presunta sostenibilità del pesce.

“Noi siamo pescatori artigianali. Per noi quindi la sostenibilità degli ambienti acquatici punta su due fattori: non sfruttare specie le cui popolazioni non sono numerose, come la corvina, la sogliola, il grunt peruviano, e rispettare la taglia minima di cattura per permettere la riproduzione almeno una volta. La pesca è una risorsa non rinnovabile e vanno rispettati i suoi tempi di rigenerazione. Il nostro impatto dipende prima di tutto da cosa mangiamo e poi da quanto grande è. Vendendo filetti di pesce io cerco di dare un valore economico anche a parti che potrebbero essere scartate. Per esempio ora stiamo iniziando a fare hamburger. Cerco soluzioni anche per i visceri e le parti che non si utilizzano, che possono servire per produrre fertilizzanti, e spero di arrivare a un progetto a residuo zero. Inoltre utilizziamo solo borse di plastica biodegradabile e cerchiamo di minimizzare la catena del freddo”.

Gli hamburger non sono l'unico nuovo progetto. Karin sembra non avere voglia di fermarsi per raggiungere mercati anche molto lontani.

“Per ora vendiamo solo a Lima ma stiamo valutando altre offerte che ci potrebbero portare a esportare. E stiamo lanciando Karen Eco Fish 4.0. Il pesce re, molto apprezzato, veniva mangiato impanato negli anni Settanta e Ottanta. Stiamo recuperando quella ricetta. Può essere poi preparato anche come essiccato e messo sotto sale, e diventare ideale per gli sportivi e per chi ha una scarsa fornitura elettrica. Un terzo sistema prevede una fermentazione anaerobica per quattro mesi. Si fa di solito con le acciughe, ma con il pesce re il sapore è più delicato. Infine vorremmo preparare i boquerones, una ricetta spagnola che utilizza le acciughe marinate in aceto, sempre sostituendole col pesce re. Sono tutte preparazioni a lunga conservazione che si potrebbero spedire in Europa”.

In futuro dunque potremo anche noi provare queste delizie, rispettando l'ambiente del mare.